L’avvocato Luca Nisi
Viterbo – (sil.co.) – Già assolto con formula piena dall’accusa di stalking nei confronti di una ragazzina minorenne, un 46enne è finito nuovamente a processo per atti persecutori in seguito a una delle denunce sporte dalla madre della stessa presunta vittima. E ancora una volta ne è uscito prosciolto.
Venerdì il 46enne è comparso di nuovo davanti al giudice per le stesse accuse, difeso dall’avvocato Luca Nisi, che ha immediatamente chiesto il proscioglimento del suo assistito, concesso con la formula del non luogo a procedere per “ne bis in idem”.
In aula c’era anche l’allora minorenne, oggi ventenne, pronta a costituirsi parte civile con una richiesta risarcitoria di 30mila euro. Lo scorso 14 gennaio ha invece patteggiato una condanna a un anno di reclusione per calunnia la madre, che nel 2017 aveva ingiustamente denunciato l’uomo, poi assolto con formula piena, di perseguitare la figlia all’epoca 17enne e avere tentato di investirla con la macchina.
“Ho prodotto in giudizio sia il precedente capo di imputazione con relativa sentenza di assoluzione che la sentenza di condanna per calunnia subita dalla madre, unitamente ai verbali di deposizione testimoniale della parte offesa nei precedenti processi che certificavano documentalmente la insussistenza del fatto reato. Produzioni che comunque hanno posto sia la parte offesa che la sua deposizione in un’ottica poco credibile, supportando processualmente la eccezione sul ne bis in idem sostanziale”, spiega il difensore.
“Il magistrato – prosegue l’avvocato Nisi – ha preso atto che le contestazioni formulate dalla procura nel capo di imputazione erano state già oggetto di precedente processo concluso con sentenza di assoluzione e questo comportava la insussistenza del fatto reato nei confronti dell’imputato in questo nuovo processo. Ritengo sia l’ennesima dimostrazione di come la giustizia spesso riesca a trionfare sulla menzogna cieca e violenta. Che può rovinare irreparabilmente la vita di una persona. Dal punto di vista morale e materiale”.
Secondo l’accusa, a Graffignano, a metà novembre di quattro anni fa, il 46enne aveva minacciato e preso a calci e sputi alla fermata la presunta vittima che aspettava il bus per andare a scuola. Successivamente avrebbe tentato di investirla con la macchina. L’uomo, che ha fatto un mese di domiciliari, è stato arrestato due volte, oltre che per stalking anche per tentato omicidio. Un’accusa, quest’ultima, venuta subito meno in seguito ad alcune testimonianze raccolte dalla difesa, che lo hanno scagionato, fornendo una diversa versione dei fatti agli inquirenti.
“E’ emerso che tra i due c’era una solida amicizia, nonostante la differenza di età. Tanto che, nel corso del processo, ho chiesto ragione alla giovane, diventata nel frattempo maggiorenne, dei tabulati secondo i quali, anche dopo l’arresto, avrebbero continuato a scambiarsi lunghe telefonate, anche di due ore, due ore e mezza”, ricorda il legale.
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