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Tribunale - Graffignano - Parla la presunta vittima di stalking: "Capita che litighiamo, ma siamo amici e ci sentiamo tuttora"

Quarantenne accusato di perseguitare una 17enne, ma lei lo difende

Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Graffignano – (sil.co.) – Avrebbe minacciato e preso a calci e sputi alla fermata del pullman una studentessa ancora minorenne tanto da finire in manette, ma lei al processo lo difende.

Secondo l’accusa l’avrebbe seguita mentre andava a scuola, gridandole: “Puttana, ti ammazzo, ti metto sotto con la mia macchina”. Per la giovane solo una lite tra amici. 

Protagonisti un quarantenne italiano di Graffignano e una giovane d’origine romena del posto, diventata nel frattempo maggiorenne. I presunti maltrattamenti alla pensilina del bus furono denunciati ai carabinieri l’anno scorso da un’amica e poi avvalorati dalla madre della presunta vittima, secondo la quale l’uomo in una occasione avrebbe perseguitato da tempo e anche tentato di investire la figlia con la macchina.

Era metà novembre 2017 e la giovane aspettava il bus per andare a scuola quando il presunto aguzzino, 42 anni, è stato fermato la prima volta, finendo due volte agli arresti domiciliari, con le gravi accuse di  stalking e poi anche di tentato omicidio. Un’accusa, quest’ultima, venuta meno in seguito ad alcune testimonianze raccolte dalla difesa, che lo hanno scagionato, fornendo una diversa versione dei fatti agli inquirenti. 

E’ rimasto in pedi lo stalking, per il quale il processo si è aperto venerdì davanti al giudice Silvia Mattei, che per prima ha sentito la presunta vittima, oggi maggiorenne, la quale ha ammesso la furibonda lite alla fermata, negando però che l’uomo l’abbia mai importunata o perseguitata, tanto da costringerla a cambiare abitudini per eviatre di incontrarlo e da vivere nel terrore.

“Siamo amici, ci siamo conosciuti perché lavorava con mio fratello e tra noi è nata una bella amicizia, nonostante la differenza di età. Io mi confido con lui e capita che litighiamo, anche con toni forti e aspri, dicendoci reciprocamente parolacce, ma a lui racconto tutto, dico dei miei problemi personali, della mia famiglia, gli chiedo consiglio”. 

Il difensore Luca Nisi ha chiesto ragione alla giovane dei tabulati secondo i quali, anche dopo l’arresto, la “coppia” avrebbe continuato a scambiarsi lunghe telefonate, anche di due ore, due ore e mezza.

“Sì è vero, continuiamo a parlare tanto e sentirci regolarmente al telefono. Il nostro rapporto non è cambiato, siamo sempre amici”, ha risposto in aula la diciottenne, ribadendo che i fatti sono stati mal interpretati.  

Secondo l’accusa, il giorno della lite alla fermata, il quarantenne avrebbe inseguito, a bordo della sua auto, la diciassettenne, che stava andando a scuola con i mezzi pubblici.

La ragazza, impaurita, avrebbe chiamato al telefono una sua amica dicendole che “l’uomo del paese” la stava inseguendo e di correre in suo aiuto. Pochi istanti dopo, scesa dall’autobus, la 17enne sarebbe stata minacciata e aggredita con calci e sputi. L’amica, giunta nel frattempo in suo soccorso, assistendo all’accaduto avrebbe fermato una pattuglia di carabinieri che stava passando. 

Il processo, calendarizzato dal giudice Mattei per stringere i tempi, riprenderà il 24 ottobre. 

– Minacce, calci e sputi a una minorenne alla fermata dell’autobus

14 ottobre, 2018

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