Viterbo – Nel 2020, di questi tempi e ai primi assalti della pandemia, l’Irriverente dovette scrivere “Buona Pasqua senza Pasquetta”. Quest’anno, facciamo il bis?
I cinesi dicono: “Se il tramonto è splendido, perché preoccuparsi della notte?”. Dalle loro parti certamente sarà così, visti gli indicatori economici che li danno in crescita dopo aver fatto strame dei pipistrelli e di quant’altro, targato Covid, ha impestato prima loro, poi il mondo e smentendo i tuttologi da teleschermo che prefiguravano un The end a lettere cubitali sui cieli del Sol levante. E anche di quello calante.
Invece, sorpresa! Il vaccino preconizzato tra uno o due anni arriva in anticipo e, seppur tra ingenuità vere o false di Stati e continenti, furbizie e cinismo di produttori e finanzieri, bugiardini sbugiardati, eccoci a contare prossime fiale a volontà, siringhe comprese. Merce quest’ultima da listino di borsa nera solo qualche mese fa.
Non basta, perché altra buona notizia è che il parlamento, dopo aver fatto a lungo come gli insonni quando si rigirano da una parte all’altra nel letto pensando di star più comodi, ha trovato la posizione. Quasi tutti assieme, appassionatamente e a gara per dar ragione all’ironia del vecchio Mark Twain per il quale “L’arte di governare consiste nell’organizzare l’idolatria”. Almeno, infatti, a sentire le lodi e i profumi di incenso elevati all’indirizzo del nuovo capo del governo scelto non dal popolo e nemmeno da loro, ma dal presidente della repubblica che è anche capo supremo delle forze armate (a proposito, c’entrerà qualcosa che a commissariare l’emergenza sanitaria da cui tutto dipende sia stato chiamato un generale degli alpini – quelli tanto amati dagli italiani – ma pur sempre militare di servizio, cultura e organizzazione?).
A palazzo Chigi comunque c’è ora il banchiere Mario Draghi, che, se accettando l’incarico ha finito per tenere a galla una legislatura bizzarra e mantenere in carica i membri del parlamento di cui sopra, è un competente nel fare, come nel dire, come nel tacere e sta dimostrando di pensare a ciò che dice a noi gente abituata, invece, a dover troppo spesso ascoltare chi non dice quello che pensa.
Musica cambiata dunque? Così parrebbe e – così fosse – il barlume di ottimismo che ne viene val bene un’altra Pasquetta in meno.
Allora, memori che Pasqua vuol dire “passare oltre” – come quando gli ebrei della Bibbia liberati dall’Egitto attraversarono il mar Rosso senza affogare – diciamocelo: buon celere passaggio di questo periodaccio e stusciamoci pure i gomiti. Per oggi, cosa chiedere di più?
Renzo Trappolini
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