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Oltre a prendere a “selciate” il sindaco, ha sferrato un calcio al gatto del vicino…

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Proceno – (sil.co.) – Avrebbe anche sferrato un calcio al gatto del vicino e dato della “brutta zoccola” alla sua compagna, l’uomo che l’8 aprile 2020, quando non avrebbe nemmeno dovuto essere lì per via del lockdown, ha tirato una “selciata” a sindaco, vicesindaco e assessore di Proceno. 

E’ il 53enne romano sottoposto ormai da un anno al divieto di dimora nel piccolo centro dell’Alta Tuscia, dove ha ereditato una seconda casa dai genitori.

E’ finito a processo davanti al giudice Giacomo Autizi con le accuse di stalking ai danni di una coppia di vicini e lesioni al vicesindaco Roberto Pinzi. Le tre vittime si sono costituite parte civile contro l’imputato, assistite rispettivamente dagli avvocati Emanuele Formigoni e Vincenzo Dionisi. Il 53enne è difeso dall’avvocata Paola Bevere. 

Pinzi è stato colpito da un sampietrino mentre col sindaco Cinzia Pellegrini e l’assessore Alessandro Piferi, nelle loro vesti di autorità di pubblica sicurezza – non essendoci nel borgo una stazione dei carabinieri – cercavano di riportare alla calma il 54enne che stava dando in escandescenze. Medicato all’ospedale di Acquapendente, Pinzi ne ha avuto per dieci giorni.


Proceno - Il centro storico - Nel riquadro: il sindaco Cinzia Pellegrini

Proceno (nel riquadro, il sindaco Cinzia Pellegrini)


“Ha preso la mira e tirato un calcio al sampietrino”

Tra i cinque testimoni sentiti nell’udienza di ieri del processo, anche due carabinieri, intervenuti da Acquapendente su richiesta del sindaco, uno dei quali testimone oculare del lancio della pietra. 

“L’ho visto che puntava un sampietrino, guardando alternativamente il sasso e i pubblici amministratori, che si trovavano a 5-5 metro di distanza, lungo la discesa. Poi ha preso la mira e gli ha dato un calcio, colpendo alle gambe il vicesindaco. Visto che lo aveva centrato, gli ha pure detto ‘non sai giocare a calcio'”, ha spiegato il militare che ha subito posto sotto sequestro il sampietrino, finito tra i corpi di reato. 


Dava del “muto” al vicino invalido

Secondo il ritratto tracciato da tre vicini, il romano sarebbe stato un attaccabrighe, dai modi poco ortodossi, visto che non avrebbe perso occasione per dare del “muto” al marito della coppia, che ha perso la parola in seguito a un intervento chirurgico. Il poveretto, secondo l’accusa, avrebbe vissuto nel terrore e la moglie pure, temendo per la sua incolumità quando andava al lavoro. Pur di non incontrarlo, quando era in paese cambiavano strada per evitare di passargli sotto casa, anche quando portavano fuori i loro due cani. Il prossimo 20 ottobre l’uomo sarò interrogato durante un’apposita udienza, in modo che possa dare risposte per iscritto.


Vincenzo Dionisi

Vincenzo Dionisi, difende il vicesindaco


Sul balcone uno “specchio-spia”

“Per vedere cosa facevano moglie e marito, li spiava con uno specchio che aveva messo sul suo balcone, orientato verso la loro abitazione”, ha raccontato una vicina, parlando di continue provocazioni alla volta dei coniugi. Una condotta che si sarebbe  esasperata quando ha iniziato a venire a Proceno da solo, dopo la morte dei genitori. 

“A me ha tirato l’acido sul portoncino di ferro con la maniglia di ottone”, ha raccontato un’altra vicina, anche lei romana e proprietaria di una seconda casa a Proceno. Più in generale, avrebbe divelto i sampietrini per togliere l’erbaccia dalle fughe, lasciando vistose buche sulla strada. Si sarebbe lamentato di due pedane messe sui portoni della via in salita per facilitare l’ingresso ai disabili. Avrebbe scattato fotografie alla coppia e non solo. Avrebbe infastidito il vicinato, suonando i campanelli lungo la via per esporre le sue rimostranze. 


“Mi ha suonato e dato un calcio al gatto”

Il famigerato 8 aprile dell’anno scorso avrebbe suonato anche all’ultimo arrivato, un toscano che da appena un mese si era trasferito a Proceno con la compagna.

“Voleva sapere cosa facevo lì, se la casa era la mia oppure in affitto. Lì per lì ho pensato a un addetto del comune, ma siccome mi chiedeva anche se il gatto fosse il mio, gli ho chiesto chi fosse, al che mi ha riposto ‘cosa le importa chi sono io, vada vada’, facendomi cenno di rientrare in casa, dando della ‘brutta zoccola’ alla mia compagna che si era affacciata e sferrando un calcio al mio gatto”, ha raccontato il testimone che, perplesso di fronte a tanta aggressività, si è rinchiuso dentro col micio e la compagna.


“Fascisti, comune di mafiosi”

Quando sono giunti sul posto i carabinieri, il 53enne si sarebbe spacciato per vittima. “E’ stata manomessa la serranda basculante del mio garage, l’ho trovato aperto”, avrebbe riferito, chiamando al telefono il suo avvocato e dicendogli di essere stato minacciato. “Nessun segno di effrazione”, hanno detto in aula i militari.

Sarebbe solo stato invitato a lasciare il paese dal sindaco che, già la mattina, sarebbe stata insultata per avergli chiesto perché fosse venuto da Roma a Proceno nonostante il divieto di muoversi per il lockdown. 

“Nel pomeriggio era ancora lì, con la macchina parcheggiata in mezzo alla strada. Gli ho intimato di spostarla e lui ha ripreso a insultarmi, a dire ‘comune di mafiosi’, ‘fascisti’, peggio della mattina, con più accanimento, urlando, con attacchi sul mio aspetto, scattando fotografie, insultando la coppia di vicini, gridando a lui ‘perché non parli?’. Sono venuti il vicesindaco e l’assessore, in attesa dei carabinieri, che nel frattempo ho chiamato perché la situazione era diventata per me assolutamente ingestibile. A un certo punto è partita la pietrata, che è volata verso di noi e ha colpito il vicesidaco al piede sinistro”, aveva spiegato Chiara Pellegrini all’udienza dello scorso 28 gennaio.


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