Violenza di genere
Viterbo – (sil.co.) – Massacra di botte la compagna per otto anni, l’ultimo episodio risale al 27 novembre 2019 quando l’avrebbe picchiata con una spranga lunga oltre 80 centimetri tentando la fuga prima dell’arrivo della polizia.
E’ il 34enne viterbese già condannato a un anno e due mesi nel 2017 per violenza domestica, sul cui capo pendono più procedimenti penali per violenza di genere, la cui vittima è sempre la stessa 38enne che per anni e anni lo ha perdonato. La donna sarebbe stata picchiata più volte anche quando era incinta. Il processo per l’aggressione di due anni fa, avvenuta all’ora di pranzo a Santa Barbara, è ripreso venerdì davanti al giudice Gaetano Mautone.
“Quando siamo giunti sul posto lui si era già allontanato, ma lo abbiamo rintracciato e arrestato poco dopo. La donna era stata colpita ripetutamente alle braccia e a una spalla con una sbarra di metallo, che poi aveva gettato per terra mentre se ne andava”, ha detto uno dei poliziotti intervenuti.
L’imputato è stato condotto in questura, la ex al pronto soccorso di Belcolle, dove è stato attivato il percorso rosa ed è stata subito presa la denuncia. Per la donna l’ennesimo pestaggio è finito con una prognosi di 20 giorni. L’episodio del 27 novembre 2019 è giunto al culmine di un’escalation di violenza, il cui movente sarebbe stato un cucciolo di cane che l’uomo, allontanato di casa dalla ex decisa a chiudere definitivamente la lunga e tormentata convivenza, avrebbe voluto portare via.
“Il 5 settembre 2019 aveva preso la compagna a bastonate ed era stato attivato il codice rosso, quattro giorni dopo le era entrato in casa passando dal balcone, il 5 novembre aveva dato in escandescenze in casa ma lei non aveva voluto sporgere denuncia. Il 27 novembre, infine, l’ha aggredita con la spranga”, ha spiegato l’agente della questura.
Il difensore Luigi Mancini ha fatto notare come si trattasse di una sbarra di metallo leggero, di quelle usate per le serre.
L’imputato è gravato da numerosi precedenti per lesioni, tra i quali il pestaggio con una prognosi di trenta giorni, il 15 febbraio 2016, di una 38enne vicino a una sala giochi del capoluogo, aggredita per un debito, per il quale ha patteggiato una condanna a sei mesi per lesioni personali gravi e danneggiamento aggravato, venendo subito rimesso in libertà. Nel 2017 è finito tra gli indagati di una maxinchiesta per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, anche per detenzione di sostanze stupefacenti. Sempre nel 2017 è stato condannato a un anno e due mesi per violenza domestica nei confronti dell’attuale vittima.
“Mi ha rotto le costole, perforato un polmone, ferito a una mano, ho avuto quattro punti alla tempia. Una violenza continua. Ho l’orecchio mozzato perché una volta mi ha fatto mordere dal suo cane pitbull e ho perso mezzo orecchio”, ha raccontato la donna lo scorso 9 ottobre alla prima udienza del processo.
“Avevo sviluppato nei suoi confronti una dipendenza psicologica, perché gli volevo bene, perché era il padre dei miei figli. Per uscirne sto seguendo un percorso per le donne vittime di violenza di genere, sono in terapia, mi segue uno psicologo”, ha spiegato al giudice.
Il processo riprenderà il prossimo 10 settembre, quando è prevista la sentenza.
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