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Viterbo - Don Luigi Fabbri: "E' il nostro poeta" - Ieri l'inaugurazione della mostra con i documenti del Centro di documentazione diocesana - FOTO

“Dante Alighieri è un compagno di viaggio verso la felicità”

di Daniele Camilli
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Viterbo – Dante dimenticato, complice il Covid. Dante Alighieri sfortunato. “Un compagno di viaggio verso la felicità”, come l’ha definito ieri mattina il vicario del vescovo don Luigi Fabbri. Dante rispolverato. A 700 anni dalla morte e a 750 dal conclave che doveva fare bella Viterbo e che, invece, Archeoares a parte che sta preparando qualcosa di importante in vista del prossimo autunno, è stato pure quello messo là. In un cantone. Nell’attesa che la pandemia passi, e con essa l’ennesima occasione persa. A Viterbo, citata da Dante più volte nella Commedia.


Viterbo - La mostra su Dante

Viterbo – La mostra su Dante


“Dante è nostro, perché ispirato dall’amore in Cristo”, ha poi aggiunto don Luigi. L’occasione, ieri mattina, al Centro di documentazione diocesana (Cedido), piazza San Lorenzo, della curia, è stata presentata la mostra “Dante e le biblioteche del Cedido” organizzata da Archeoares, polo aumentale Colle del duomo, diocesi di Viterbo e appunto Cedido.  


Viterbo - Don Luigi Fabbri della diocesi

Viterbo – Don Luigi Fabbri della diocesi


Una mostra su Dante Alighieri. In occasione dei 700 anni dalla morte. Con il centro di documentazione che nn solo non si è scordato di Dante, ma grazie al lavoro di Elisa Angelone, responsabile del polo monumentale per Archeoares, ha ripescato dall’archivio i testi del poeta mettendoli a disposizione di chiunque volesse vederli. All’interno delle sale di palazzo dei papi dove sette secoli e mezzo fa si svolse il primo conclave.


Divina commedia - Dante Alighieri

Divina commedia – Dante Alighieri


“La chiesa diocesana – ha poi aggiunto don Luigi – non poteva dimenticarsi di questo importante anniversario. Paolo VI ha detto: ‘Dante è nostro perché è ispirato dall’amore in Cristo’. Perché tutto quello che scrive è motivato da un grande amore nei confronti della chiesa. La sua opera è espressione della vastità del suo ingegno che trae slancio anche dalla fede cristiana. Dante va ascoltato e in un certo senso imitato perché ha un messaggio importante da comunicarci. Dante è infine un esempio da seguire”. 


Viterbo - La mostra su Dante

Viterbo – La mostra su Dante


La “Prima sezione” della mostra comprende le opere di Dante, esposte nell’ordine della loro produzione. La “Seconda sezione” raccoglie quelle opere che si sono ispirate a Dante o che hanno discusso Dante e le sue opere.


Viterbo - Elena Cangiano del Polo monumentale

Viterbo – La curatrice della mostra, Elisa Angelone 


“Il testo più antico – spiega il direttore del Cedido, Luciano Osbat – è una traduzione in latino di tutta la Commedia fatta nei primi anni del XV secolo da fra Giovanni da Serravalle (al secolo Giovanni Bertoldi) ad uso dei padri che erano affluiti da tutta Europa al Concilio di Costanza (1414-1418) e che non conoscevano il volgare italiano mentre parlavano e scrivevano abitualmente in latino. Il testo più godibile è la preziosa edizione della Commedia che unisce i commenti di Cristoforo Landino e di Alessandro Vellutello, pubblicata a Venezia nel 1578 a cura di Francesco Sansovino, con una serie di xilografie che da sole meriterebbero una mostra e una spiegazione accurata”.


Viterbo - Luciano Osbat del Cedido

Viterbo – Luciano Osbat del Cedido


Ieri mattina, assieme a Osbat e Cangiano, c’erano anche Paolo Procaccioli dell’Unitus e Vincenzo Ceniti del Touring club. Il primo è curatore dei quattro tomi del commento del Landino alla Commedia. Dal secondo nasce invece l’iniziativa.

“Fare una mostra su Dante – ha ricordato Procaccioli – significa ripercorrere nel tempo la visione di Dante. Come Dante è stato visto. Una storia avvincente e piena di colpi di scena”.


Viterbo - Paolo Procaccioli dell'Unitus

Viterbo – Paolo Procaccioli dell’Unitus


“Il lavoro di un personaggio controverso – come ha sottolineato Osbat -, divino nel recente, dimenticato nei secoli successivi. Fino al XVIII secolo, quando Dante Alighieri viene nuovamente riscoperto”. Il problema era con la chiesa che fino all’ottocento ha anche messo all’indice il testo di Dante sulla Monarchia. Un rapporto conflittuale con un uomo difficile da inquadrare ma la cui grandezza è apparsa fin da subito chiara alla chiesa. Come quella di San Francesco prima e Michelangelo poi, che non potendoli mandare al rogo come eretici hanno pensato bene di farne dei santi. Ciascuno nel proprio ambito di competenza.


Viterbo - La mostra su Dante

Viterbo – La mostra su Dante


Dante è stato inoltre un personaggio conteso che, anche dopo la morte, non ha mai smesso d’essere parte di qualche battaglia. Conteso dal un mondo religioso che però intuisce tutta la pericolosità di quella discesa agli inferi che è pure introspettiva e inconscia, junghiana, ossia alla ricerca di un linguaggio profondo tra le corde ataviche di una “nazione”, e dei suoi mali ancestrali, che Dante intuisce per primo. Un viaggio al termine del quale ci si riscopre nuovi. In una critica di se stessi destinata ad essere critica del mondo. Conteso infine dal mondo laico, che nel corso di questo secolo e mezzo d’Unità ne avrebbe potuto fare un uso migliore.


Viterbo - L'inaugurazione della mostra su Dante

Viterbo – L’inaugurazione della mostra su Dante


Dante è stato infine un uomo coraggioso. Fondamento della lingua italiana e di tanti dolori il giorno dell’esame. Un esempio di coerenza politica. Un laico che ha pagato caro e ha pagato tutto. Morto in esilio. Dante è Dante, come ripetevano spesso al Classico quando qualcuno ne sottovalutava il peso di una storia incredibile, anche personale. In particolar modo di virtù, parola altrettanto dimenticata. Come Dante, che è stato però soprattutto una cosa. Padrone di se stesso. Prima ancora che divino.

Daniele Camilli


Fotogallery: La mostra su Dante 


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5 maggio, 2021

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