La suprema corte di cassazione
Viterbo – (sil.co.) – Mutui trappola, approda in cassazione il caso dei mutui in euro indicizzati al franco svizzero contro il colosso inglese Barclays Bank Plc (ora noto come Barclays Ireland Plc).
Le ragioni sono legate al fatto che, in caso di estinzione anticipata, il residuo importo da pagare non era richiesto in euro, ma convertito in valuta svizzera al tasso di cambio al momento dell’estinzione, con aggravio di spesa – in molteplici casi analizzati – anche superiori ai 70mila euro.
La vicenda coinvolge in tutta Italia circa diecimila famiglie, per la precisione 9.978, molte delle quali anche nel Viterbese. Per l’occasione oggi, giorno dell’udienza, è stata indetta a Roma, in piazza Cavour, davanti alla suprema corte, una manifestazione pacifica in sostegno dei mutuatari promossa dall’associazione a tutela dei consumatori finanziari Tuconfin.
“Il nostro intento – si legge in un comunicato – è quello di far capire che dietro ai numeri esistono volti, famiglie, bambini. Non lasciateci soli. Facciamoci vedere, facciamoci sentire”.
A sbloccare la vicenda, consentendo di portare Barclays Bank davanti ad un giudice nazionale per rispondere in solido di un truffa finanziaria perpetrata ai danni di cittadini italiani, è stata la decisione delle sezioni unite civili della cassazione, con l’ordinanza numero 24.110 depositata a fine 2020.
“Sino ad oggi – afferma l’associazione – ci sono state sentenze favorevoli e sentenze contro, tanti ostacoli, anche da parte di chi diceva di essere al nostro fianco, ma mai una volta la nostra convinzione sulla nostra ragione ha vacillato. Anni di lotta, protesta e denuncia, finalmente siamo arrivati alla tanto agognata udienza finale, la cassazione”.
“Confidiamo profondamente nella giusta giustizia. Ormai siamo l’unica nazione che ancora non ha puntato definitivamente il dito contro questi contratti. In Europa è assodato che tali contratti siano nulli”.
La vicenda
Negli anni tra il 2003 e il 2010, Barclays consiglia alle famiglie di stipulare un mutuo in euro indicizzato al franco svizzero assicurando tassi più bassi grazie al fatto che il Libor (tasso d’interesse di mercato a cui le banche si scambiano prestiti in franchi svizzeri) è più basso dell’Euribor.
La banca lo propone come un mutuo sicuro perché indicizzato su una moneta stabile, come quella elvetica. Con la possibilità per il consumatore di estinguere anticipatamente il mutuo, ma solo in franchi svizzeri ed in base al tasso di cambio rilevato il giorno dell’estinzione anticipata.
Tale clausola è stata dichiarata nulla a seguito sia delle indicazioni della Corte di giustizia europea sia della condanna dell’Antitrust.
La “trappola”
Le famiglie scoprono, per effetto della clausola, di dover restituire cifre da capogiro solo alla fine del 2014, quando il franco svizzero si apprezza sull’euro. Fino a quel momento, non si erano rese conto del debito che stavano accumulando perché la banca, con scarsa trasparenza, mandava gli estratti e i piani di ammortamento in euro.
In ragione della vessatorietà della clausola, con ordinanza del 3 gennaio 2017, già il tribunale di Roma ha condannato la Barclays Bank Plc a restituire quanto indebitamente pagato da un mutuatario per 78.717,43 euro, oltre interessi al tasso del 3,5%, a pagare la somma di 7mila euro a titolo di risarcimento del danno (per responsabilità aggravata ex art. 96, co. 3, c.p.c.) e a rifondere tutte le spese legali sostenute dal consumatore.
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