Viterbo – Rapina a mano armata alla gioielleria Bracci, definitiva la condanna a 8 anni e 8 mesi a Ignazio Salone.
E’ il colpo da centomila euro, la cui mente sarebbe stato il boss di mafia viterbese Giuseppe Trovato, messo a segno il 14 marzo 2018 da quattro banditi, due donne che facevano da palo in macchina e due uomini armati di pistola, presso il punto vendita di piazza del Teatro.
Nella gioielleria hanno fatto irruzione Ignazio Salone e Stefan Grancea, mentre li aspettavano in macchina Elena Grancea e Jenela Grancea, quest’ultima, 25 anni, tuttora davanti al gup dopo la richiesta di rinvio a giudizio, in quanto a suo tempo fu rilasciata dopo il fermo perché incinta. Davanti al gup anche il boss di mafia viterbese Giuseppe Trovato, individuato successivamente dagli investigatori, e il ristoratore Antonio Loria, accusati essere le menti del colpo.
Ignazio Salone, 49 anni, è stato condannato a 8 anni e 8 mesi. Stefan Grancea, trentenne, a 11 anni e mezzo di reclusione. Elena Grancea, 35enne, è stata condannata a 4 anni.
Viterbo – Rapina alla gioielleria Bracci
Salone, che nel frattempo è stato trasferito da Mammagialla a Rebibbia, quindi da Rebibbia alla casa circondariale di Frosinone, la scorsa settimana avrebbe dovuto essere tradotto in tribunale per il processo alla banda che una decina di anni fa mise a segno una serie di colpi tra il litorale e la Maremma laziale, ma per un corto circuito a causa del passaggio da un istituto di pena all’altro non era in aula, per cui l’udienza è stata rinviata al prossimo autunno.
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Tornando alla rapina da Bracci, la seconda sezione penale della cassazione presieduta dal giudice Domenico Gallo, lo scorso 24 febbraio, ha bocciato il ricorso contro la sentenza con cui la corte d’appello, il 5 dicembre 2019, aveva confermato gli otto anni e otto mesi di reclusione inflitti in primo grado, il 5 novembre 2018 dal gip Francesco Rigato del tribunale di Viterbo, con lo sconto di un terzo del rito abbreviato.
L’imputato, che ha cambiato avvocato in corsa, ha lamentato, a causa dell’avvicendamento, di non avere avuto un difensore di fiducia il giorno della celebrazione del processo: “Circostanza da ritenersi rilevante nonostante si trattasse di rito camerale in cui la partecipazione del difensore era meramente eventuale”.
Per la suprema corte, le cui motivazioni sono state pubblicate il 21 maggio, nessun diritto è stato leso in quanto “il difensore rinunciante è onerato della difesa fino all’intervento di una nuova nomina”.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
