Viterbo – “Travestito, zecca! Sei un fallito! Ti prendo come un sacco di patate e ti butto di sotto… buttati di sotto, gente come te non dovrebbe esistere”. Sono le parole durissime che un padre avrebbe rivolto alla figlia a causa della sua omosessualità e di fronte alla volontà di quest’ultima di voler cambiare sesso e nome.

Violenza – Foto di repertorio
Parole pesanti come macigni a cui sarebbe seguita, subito dopo, un’aggressione fisica. I fatti hanno avuto luogo in un paese della provincia. E Marco (nome di fantasia, ndr), spaventato da questi comportamenti, se ne è andato di casa e ha sporto denuncia ai carabinieri.
“Nel mese di giugno 2020 ho deciso di fare coming out con i miei genitori, comunicandogli che ero fidanzato con una ragazza. Dal momento della mia comunicazione e fino al mese di febbraio 2021 non sono mai stato vittima di comportamenti aggressivi da parte di mio padre”.
Marco, nello stesso mese, decide di rivelare alla sorella l’intenzione di cambiare sesso e nome e la stessa lo rivela anche al padre. E vorrebbe essere chiamato con il suo nome maschile.
“Lui – racconta Marco ai carabinieri – non ha preso assolutamente bene la notizia, tanto che per circa una settimana non ci siamo rivolti parola. Tra la fine di marzo e l’inizio di aprile le cose sembrava stessero pian piano migliorando, il clima di ostilità che respiravo in casa pareva scemare”.
Le cose sarebbero, invece, precipitate nella mattina di Pasquetta, il 5 aprile.
“Ho avuto una lite per futili motivi con mia sorella. Evidentemente mio padre ha sentito le nostri voci e ha incominciato a insultarmi dalla sua camera da letto dicendomi: ‘Travestito, zecca! Sei un fallito! Ti prendo come un sacco di patate e ti butto di sotto… buttati di sotto, gente come te non dovrebbe esistere’.
Dopo avermi insultato io sono uscito dalla mia camera dove ero andato per evitare di discutere con mia sorella e mio padre. Ma lui è uscito dalla stanza, mi è venuto incontro con aria aggressiva e minacciosa fintanto che non è arrivato a pochi centimetri da me e ha incominciato a mettermi le mani in faccia, tentando di strangolarmi e tirandomi per il collo“.
Dopo l’aggressione Marco ha mandato le foto dei segni dell’aggressione alla nonna. Ed è a casa della donna che è andato a rifugiarsi per poi recarsi all’ospedale.
La casa della nonna è il luogo dove tutt’ora Marco vive, ma ogni volta che esce di casa ha paura di incontrare il padre e di essere aggredito.
“Mio padre ha usato violenza nei confronti di mia madre, anche se lei non ha mai voluto sporgere denuncia e sono certo che negherebbe ogni accaduto. Comunque io ricordo perfettamente quando mio padre la picchiava: mi riferisco a fatti accaduti anni fa, ovvero prima che per un periodo di tempo andassi via di casa per fare dei concorsi come militare. Attualmente ho paura di incontrare nuovamente mio padre, tanto che quando esco di casa mi giro sempre intorno per timore di trovarlo e per evitare che mi possa contattare telefonicamente, e offendermi, sono stata costretta a bloccare la sua utenza. Del resto mia madre mi ha lasciato un messaggio nella segreteria telefonica con il quale mi diceva che ‘ non sono più figlia loro“.
Marco nel suo percorso di denuncia è stato seguito e aiutato dallo staff dello Sportello trans di Viterbo.
Elisa Cappelli
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