
Daniele, Genova, Nocchi, Arena e Giulivi
Viterbo – Acqua dal Peschiera per risolvere il problema arsenico e superare la costosa soluzione dei dearsenificatori. Progetto non di poco conto, si parla d’investimenti per 300 milioni di euro.
Nella conferenza stampa di ieri organizzata dai vertici Talete, l’ha accennato Luca Lucentini dell’Istituto superiore di sanità, mentre il dirigente Sto dell’Egato 1 Lazio Nord Giancarlo Daniele è sceso un po’ nei dettagli.
“Si tratta di una grossa somma a livello d’investimenti – spiega Daniele – una copertura derivante dal recovery fund relativa a dighe e invasi. L’obiettivo è portare l’acqua dal Peschiera.
C’è un progetto preliminare presentato in regione, che l’ha fatto proprio”. Per spostarsi a un livello più alto, quello governativo. Mescolando l’acqua, il livello della sostanza scende.
“Il percorso è complesso – continua Daniele – non immaginiamo che domani partano i lavori. Tuttavia, dopo dodici anni finalmente esiste un programma a livello superiore e speriamo di riuscire”.
I costi per la dearsenificazione rappresentano una quota importante della bolletta Talete. Non a caso, gli impianti dovevano essere una soluzione provvisoria, che tanto provvisoria non si sta dimostrando.
“Al valore di 10 microgrammi litro – spiega il direttore del reparto qualità dell’acqua e salute dell’Istituto Superiore di Sanità Luca Lucentini – si è arrivati dopo il precedente limite di 50 microgrammi, come principio di precauzione”. Era il 1998.
Allora come oggi, la domanda è la stessa: “Siamo protetti o si può fare di meglio? Portare da 10 a 5 il limite presenterebbe costi importanti. Del resto, ogni volta che si vuole guadagnare in prevenzione, le spese crescono.
Adesso, si spera di arrivare all’adduzione delle acque eccellenti”. Occhi puntati verso il Peschiera.
Giuseppe Ferlicca
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