Ardea – Una macchina dei carabinieri di Marina di Ardea era passata sul luogo della strage, il comprensorio di Colle Romito, cinque minuti prima che Andrea Pignani sparasse con la pistola e uccidesse un signore di 74 anni e due fratellini di 10 e 5.
Sparatoria ad Ardea, morti due fratellini e un uomo
Cinque minuti prima la situazione era alla normalità, sotto controllo. Cinque minuti dopo tre persone sarebbero cadute sull’asfalto colpite dai proiettili della pistola. Lo ha raccontato il legale di Domenico Fusinato, il papà dei fratellini uccisi. L’uomo si trova infatti agli arresti domiciliari per droga. I militari erano passati nella zona della strage proprio per accertarsi che Fusinato stesse in casa a rispettare l’ordinanza di custodia ai domiciliari. L’uomo era in casa e i carabinieri si sono allontanati poco dopo.
Cinque minuti dopo quella stessa macchina è dovuta tornare nel comprensorio, questa volta però per via della strage. Andrea Pignani, ingegnere 34enne, aveva aperto il fuoco contro i due fratellini Daniel e David Fusinato, 10 e 5 anni, e contro il 74enne Salvatore Ranieri, intervenuto probabilmente per proteggere i piccoli. Il primo che ha tentato di soccorrere i piccoli, sarebbe stato proprio il padre. L’uomo avrebbe infatti assistito alla scena dalla propria abitazione e, nonostante gli arresti domiciliarti, si sarebbe precipitato di sotto per cercare disperatamente di salvare i figli.
I due bambini uccisi David e Daniel Fusinato
Andrea Pignani non conosceva le sue vittime. Sembrerebbe che l’assassino, prima della strage, vagasse per le strade di Ardea con lo zainetto sulle spalle, felpa e guanti. E la pistola in pugno. Per motivi ancora ignoti, ha aperto il fuoco su tre sconosciuti. Tre spari, che non hanno lasciato scampo ai malcapitati. Uno è stato colpito al petto, un altro al collo e infine il terzo alla tempia. Prima sarebbero stati colpiti i due fratellini, poi il 74enne.
I due piccoli si trovavano al campetto con le biciclette quando sono stati raggiunti dai proiettili. Anche Salvatore Ranieri era uscito per una passeggiata in bicicletta. “Salvatore era uscito in bici come fa sempre – ha raccontato a poche ore di distanza dalla strage la vedova del 74enne -. Di solito sta fuori una mezz’oretta e poi torna. È uscito alle 11.30, all’una ancora non era tornato e mi sono preoccupata. Mio marito era pacifico, disponibile, sempre lontano dai problemi. Si è trovato a passare nel posto sbagliato”.
Dopo aver esploso i colpi, Andrea Pignani si è barricato armato all’interno del suo appartamento. Dopo tre ore in cui il negoziatore dei carabinieri ha tentato inutilmente di mettersi in contatto con l’omicida tramite il cellulare, i gruppi di intervento speciale (Gis) hanno fatto irruzione nella casa, dove hanno trovato Pignani morto. Il 34enne si è suicidato con la stessa pistola usata per la strage.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’arma usata da Andrea Pignani per il triplice omicidio e il suicidio era regolarmente detenuta dal padre, un’ex guardia giurata deceduta diversi mesi fa. L’uomo aveva continuato a detenere la pistola anche una volta andato in pensione. Dopo la sua scomparsa, l’arma sarebbe entrata nella disponibilità del 34enne. “Non la trovavamo”, si sarebbero giustificati i familiari di Pignani, secondo quanto riferisce l’Ansa.
Durante le indagini sono emersi anche altri importanti dettagli. Pignani, laureato in ingegneria informatica, da tempo sarebbe stato senza lavoro e da circa un anno viveva nella villetta di viale Colle Romito assieme alla mamma. Con lei a maggio aveva avuto una lite tanto violenta da spingere la donna, minacciata con un coltello, a chiamare i carabinieri. Il 34enne sarebbe stato allora sottoposto a tso ma non avrebbe mai dato segnali di pericolosità con vicini, anche se alcuni raccontano delle liti frequenti con la mamma.
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