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Cassazione - Carcere di Mammagialla - Via libera alla richiesta del boss Luigi Cuccaro - Contro il suo arresto scesero in piazza una sessantina di persone

Capoclan camorra al 41 bis, può passare dolcetti al figlio durante i colloqui

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Viterbo – (sil.co.) – Via libera della cassazione alla consegna da parte di un capoclan della camorra, detenuto a Mammagialla in regime di 41 bis, di piccoli giocattoli e dolciumi al figlio di età inferiore agli 11 anni durante i colloqui in carcere senza il vetro divisorio. 

Protagonista il boss 48enne Luigi Cuccaro, arrestato a casa del cognato la notte tra il 20 e il 21 giugno 2015 a Napoli, mentre con la moglie e altri familiari si apprestava a festeggiare il suo onomastico.

Un arresto passato alla storia della criminalità organizzata campana per le proteste di una sessantina di persone dei quartieri Barra e Ponticelli che, richiamati dalla urla dei parenti, sono scesi in piazza per impedire che la misura cautelare venisse eseguita.


Il carcere di Viterbo - Nel riquadro il boss Luigi Cuccaro

Il carcere di Viterbo – Nel riquadro il boss Luigi Cuccaro


A opporsi alla dazione di giocattoli e dolcetti al figlio è stata l’amministrazione penitenziaria, ricorsa alla suprema corte dopo l’accoglimento, lo scorso 8 ottobre da parte del tribunale di sorveglianza di Roma, del reclamo del detenuto, che il 2 febbraio 2019 era stato invece rigettato dal magistrato di sorveglianza di Viterbo, secondo cui il colloquio poteva essere strumentalizzato per realizzare, attraverso il minore, forme di indebita comunicazione con il sodalizio criminale di provenienza.

Secondo la difesa, invece , veniva così leso il “diritto al mantenimento di una relazione familiare il più possibile simile alla normale quotidianità”. 

Secondo le motivazioni pubblicate il 2 luglio in seguito all’udienza del 7 maggio davanti alla prima sezione penale della cassazione presieduta dal giudice  Carlo Zaza: “Nessun rischio potrebbe derivare dalle modalità di consegna di una piccola regalia, atteso che i beni acquistati al sopravvitto dal detenuto verrebbero trattenuti in magazzino fino alla consegna a cura del personale penitenziario al momento del colloquio, di tal che gli stessi non potrebbero essere in alcun modo manipolati dal ristretto e la consegna non potrebbe pregiudicare le esigenze di sicurezza proprie del regime differenziato”.

Gli ermellini ricordano come, per i detenuti in regime di carcere duro, le disposizioni ordinarie, a partire dall’obbligo di vetro divisorio, siano state, con il tempo, derogate con riferimento ai colloqui con due specifiche categorie di soggetti: i difensori e i figli infrasedicenni (categoria che è stata, poi, estesa dapprima ai nipoti ex filio, e successivamente circoscritta ai soli minori infradodicenni). 

“Nondimeno -viene spiegato – rimane, per tutte le categorie di colloquianti, il divieto di passaggio diretto di oggetti, sul presupposto che esso, in astratto, possa consentire di scambiare informazioni tra l’interno e l’esterno del carcere”.

Proprio per questo “si prevede la possibilità, per il detenuto, di acquistare al cosiddetto sopravvitto “generi, dolci e giocattoli” da destinare ai figli e ai familiari, i quali “saranno trattenuti al magazzino fino alla consegna, che verrà effettuata dal personale preposto a conclusione del colloquio visivo o per invio tramite pacco alla famiglia”.

“Detta limitazione non si giustificherebbe in caso di consegna dell’oggetto in confezione sigillata, magari messo a disposizione del detenuto, da parte del personale, solo pochi istanti prima, mentre sia stato nel frattempo garantito un ininterrotto controllo visivo o, comunque, con modalità che non consentano, per la vigilanza attuata o per le caratteristiche del bene, una qualunque forma di manipolazione”.


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12 luglio, 2021

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