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Nepi - Interviene Marco Profili, presidente del comitato "No Imu agricola Civita Castellana"

“La moria di pesci di febbraio non è stata causata dai noccioleti…”

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Un nocciolo

Un nocciolo

Nepi – Riceviamo e pubblichiamo – Di chi ha paura l’ambiente? Non delle nocciole.

Febbraio è un mese di riposo dalle attività agricole. Ma non da quelle politiche. Se infatti tutto tace sul versante della coltura dei campi, nei primi giorni dello scorso febbraio a Nepi si verifica una moria di pesci nella vasca prima della Cascata di Callaretta, sotto l’acquedotto. Sono giorni di grandi piogge, torrenziali. Tuscia pro natura denuncia l’anomalia e chiede analisi e indagini. Il sindaco Francesco Vita promette: “Domani vedremo se riusciamo a capire chi ha prodotto l’inquinamento del fosso ed eventualmente chiederemo di seguire le analisi dell’acqua per accertare le motivazioni della moria di pesci. I responsabili, se trovati, saranno severamente puniti”. Contestualmente, però, il sindaco ha già deciso, analisi o non analisi: “Pubblicherò una mia ordinanza per la limitazione di alcuni tipi di fitofarmaci, con particolare riferimento alla coltivazione delle nocciole”. Ecco: i colpevoli sono i nocciolicoltori e in particolare “i nocciolicoltori che vengono da altri comuni. Il controllo e le sanzioni saranno pesanti”. E ancora, un’altra iniziativa la sua: “Limitare il numero di richieste di perforazione di pozzi per evitare di abbassare in modo pericoloso il livello delle acque ed evitare che nel nostro territorio primeggi una monocoltura, quella delle nocciole, i cui profitti in parte vanno a persone di altri comuni”.

Tutto questo senza minimamente sapere cosa abbia inquinato i fossi di Nepi nel periodo in cui proprio in agricoltura non si fanno trattamenti, specialmente durante piogge torrenziali! Ma di quelle analisi, il sindaco non ha evidentemente sentito il bisogno, anche perché nessuno ne ha mai più saputo nulla. Tanto era deciso: tutta colpa degli agricoltori! Inoltre, il sindaco paladino dell’ambiente parla solo di pozzi per le nocciole, ma non cita le migliaia di pozzi privati a uso di ville, villette, giardini e piscine.

L’ordinanza, comunque, esce puntuale, dopo un paio di mesi: vietato usare fitofarmaci non ammessi nel biologico in tutto il comune di Nepi. Perché? Per il “principio di precauzione e prevenzione, in circostanze o in aree specifiche, a fronte di un potenziale pericolo per la salute e per l’ambiente”.

L’ordinanza poi procede citando prima la regolamentazione del “biologico”, poi riferendosi invece alla “lotta integrata”. E ancora facendo confusione tra intero territorio e zone protette (sorgenti minerarie con la famosa Acqua di Nepi). Tutto questo dopo che il sindaco ha rifiutato un accordo con i coltivatori sulla “produzione integrata” – quindi con controllo rigoroso sui modi e sui tempi dei trattamenti, riducendoli al minimo indispensabile – che è già praticata con successo nei comuni di Gallese, Corchiano, Vignanello, Soriano, Carbognano, Bomarzo, Fabrica di Roma e Vasanello. Accordo rifiutato dal sindaco. L’ordinanza parla di zone di rispetto: ma si tratta di zone dove non esistono coltivazioni. E l’ordinanza parla di sorgenti e pozzi per l’acqua potabile urbana: ma non dice che almeno uno dei pozzi comunali si trova proprio a poche decine di metri dalla lottizzazione Donna Maria  e dalle relative fogne costruite proprio negli ultimi anni e su licenza comunale. Per chi valgono dunque le distanze di rispetto a tutela del patrimonio idrico, della potabilità delle acque e della salute dei cittadini?

L’impressione, però è un’altra: chi governa il comune punta solo a difendersi alzando un grande polverone. Perché la moria di pesci è stata, con ogni probabilità, causata dalla tracimazione di fogne dovuta all’eccessiva acqua piovuta e alla scarsa (o nulla?) depurazione delle acque urbane. E non da un’agricoltura che in inverno non si mette certo a usare diserbanti o pesticidi!

Lo stesso Biodistretto che sostiene l’ordinanza del sindaco – e che accusa gli agricoltori della Tuscia di voler guardare solo ai propri interessi fregandosene del bene collettivo – sta chiamando le imprese agricole per aderire a un protocollo di produzione integrata (non bio) sul quale attingerà a finanziamenti da parte della Regione Lazio. Attività per cui già le associazioni dei produttori sono impegnate e senza ricevere alcun contributo pubblico.

Alla fine, di fronte a cosa siamo? A una serie di proclami lanciati a soli fini elettoralistici e propagandistici? A un polverone che riteniamo miri a nascondere altre responsabilità (mancata cura della depurazione urbana) e intenti di consumo edilizio del territorio (si parla di lottizzazioni per migliaia di abitanti a 10 chilometri da Nepi, un paese che ha subito una pesante cementificazione ed incremento di popolazione) con tutte le ripercussioni che questo comporta (consumo acqua e inquinamento), a discapito di un importante settore produttivo quale quello agricolo?

A chi conviene tutto questo contrasto? Perché? Perché non si procede correttamente, analizzando i problemi e le situazioni e affrontandoli di conseguenza? L’impressione è che l’ordinanza sia un insieme di proclami vuoti, di asserzioni in stile burocratese che mira solo a confondere una già basita platea di coltivatori che rischiano di non capirci più nulla. Poi, l’attacco allo “straniero”: nella persona di alcuni coltivatori che sarebbero residenti in altri comuni e verrebbero a Nepi a rubare acqua e a inquinare. Senza dire però quali sarebbero i livelli di consumo idrico legato a un’eventuale espansione del comune e delle lottizzazioni di cui si è sopra accennato, ma di cui nessuno sa nulla.

Caro sindaco, caro Biodistretto: non è etico creare odio e alzare polveroni per i soli scopi di parte. Se il Biodistretto ha bisogno di visibilità dopo anni e anni di modesta attività, cominciasse a mischiarsi con la società civile, venisse a parlare e a discutere, a progettare un percorso reale di riduzione dei trattamenti in agricoltura, a stimolare e incalzare l’università affinché si studi davvero la possibile alternativa sui diversi fronti in modo da poter arrivare sempre più preparati a una coltivazione biologica che, vi assicuriamo, piacerebbe soprattutto a noi che la campagna e la terra le viviamo e le amiamo!

Per questo in questi giorni saremo noi – a nostre spese – a fare le analisi delle acque per capire se ci sia un pericolo di inquinamento e dove e dovuto a cosa. E su questo sono d’accordo tutti gli agricoltori, le loro associazioni e i sindacati.

Nella Tuscia il settore nocciole vede almeno 15mila lavoratori oltre a quelli dell’indotto.

Marco Profili
Presidente comitato “No Imu agricola Civita Castellana”


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9 luglio, 2021

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