Tuscania – (p.p.) – Non solo lavanda… ma anche lavandino. La decima edizione della festa della lavanda di Tuscania si è appena conclusa e per tre giorni il paese ha assunto una veste nuova, diversa e colorata.
La coltivazione di questa pianta parte una decina di anni fa dall’intuizione di alcuni imprenditori, tra cui Renzo Stucchi, di origini lombarde che per 27 anni ha lavorato per Cacharel e che per altrettanti anni è stato a contatto con la Provenza.
Renzo Stucchi
La sfida era vedere se la lavanda attecchisse anche qui e il fatto che ora sono una decina gli agricoltori che se ne occupano e si è arrivati a un centinaio di ettari coltivati lo conferma. Stucchi, invitato sul palco della cerimonia di apertura da Osvaldo Bevilacqua che a Tuscania torna sempre, in particolare per la festa della lavanda, ne ha illustrato le propietà.
“Al mondo – ha spiegato – ci sono circa 45 specie di lavanda e in Europa se ne usano una ventina per un fattore climatico. La più comune è l’angustifoglia che è una spiga che fa solo un fiore ed è alimentare, cioè si può usare in cucina e ci si fanno molti piatti, le confetture o il miele, ma anche le linee di cosmesi… Poi c’è il lavandino che è quella più usata, perché se ne ricava l’olio essenziale e al posto di fare una spiga sola ne fa due o tre.
La pianta viene usata in cucina, per la bellezza ed è curativa. La gente, forse, la conosce più come antitarme col sacchettino che si mette negli armadi. In realtà, con l’olio essenziale si cura il raffreddore, il mal di testa, le piccole ferite e le scottature. In pochi istanti passa tutto e si mette anche sul cuscino per dormire o contro i pidocchi.
E’ una di quelle piante aromatiche che ci sono da 2500 anni e che di solito anno una caratteristica, mentre la lavanda ne ha tante. L’importante è saperla dosare bene.
La pianta è rustica e non ha bisogno di gran ché, noi abbiamo 150mila piante e va con la natura, non la bagniamo moltissimo e non facciamo altro se non tenerla pulita, potandola”.
Ma il piacere deriva non solo dagli usi che se ne fanno e dai modi in cui viene impiegata. “Bellissimo è anche camminare in mezzo ai campi – ha assicurato Stucchi -, perché, specialmente ora con la fioritura, si possono sentire le api e sembra quasi di passare vicino a un trattore. Il rumore poi scema a fine mese per dirci che quello è il momento della raccolta”.
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