Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Ognuno di noi avverte il bisogno di difendere e proteggere il territorio in cui vive e al quale appartiene e mai come ora abbiamo tutti la consapevolezza della sua fragilità e di come esso possa restare ferito in modo irreversibile anche da pochi comportamenti sbagliati.
Remo Parenti
Il fatto di essere agricoltori, al contrario di quello che qualcuno vuole fare credere, non ci impedisce di provare tale esigenza ma, al contrario, ci impone di continuo un esame su come espletare la nostra funzione di produttori di cibo (perchè questo è e questo fa l’agricoltore), salvaguardando il luogo dove viviamo e operiamo.
Luogo che è certo “ambiente” ma anche il “capitale” stesso dell’agricoltore, fatto di terra, aria, acqua, alberi. Non credete a chi ci accusa di essere un pericolo per il territorio e chi lo abita; al di là di ogni considerazione morale o sociale, infatti, un agricoltore correttamente informato, professionista, sa che ha tutto l’interesse a lavorare ed operare in maniera sostenibile, salvaguardando insieme all’ambiente il suo stesso “capitale”. Questo deve essere il punto di partenza per tutte le possibili considerazioni sulla sostenibilità ambientale di un territorio a vocazione agricola.
Fin quando ci sarà qualcuno che si arrogherà, motu proprio, il diritto di stabilire chi è virtuoso e chi peccatore in base a sue opinioni e convinzioni, noi non potremo accettare né accuse nè tanto meno condanne, consapevoli di trovarci di fronte a pregiudizi ideologici e politici capaci solo di aumentare le contrapposizioni e di apportare al nostro territorio tensioni sociali.
Se oggi dobbiamo tutti, indistintamente, preoccuparci di cercare un modo di vivere più sostenibile, non è ergendosi a sceriffi o a capipopolo che si troverà la soluzione. Puntare di continuo il dito sugli agricoltori, imporgli obblighi o divieti, modi di coltivare diversi da comune a comune, porterà solo a rendere più acuti i contrasti e a creare una categoria di lavoratori amareggiata, arrabbiata e sempre meno partecipe di una comunità della quale comunque è parte integrante.
Se l’obiettivo di tutti è un territorio più sostenibile e più verde, chi meglio di un’organizzazione agricola dovrebbe essere il referente di ogni iniziativa rivolta in questa direzione, chi meglio di Confagricoltura, Cia, Coldiretti o Assofrutti e non solo, può fungere da mediatore e da persuasore nei confronti dei propri soci, chi può guidarli (come già facciamo) verso pratiche sempre più corrette anche attraverso riunioni e corsi di aggiornamento, rendendoli informati e consapevoli delle loro azioni?
Eppure nessuno di noi, a quanto mi risulta, è mai stato contattato dalle maggiori associazioni ambientaliste operanti sul territorio o da parte dei sindaci che hanno emesso ordinanze riguardanti gli agricoltori. Come è possibile decidere che gli agricoltori non operino in modo sostenibile e ritenere che la maniera giusta di arrivare alla soluzione sia attaccarli su giornali e in televisione evitando accuratamente di parlare con loro e i loro rappresentanti?
Perché si vuole una guerra tra agricoltori e ambientalisti che non gioverebbe a nessuno?
Con quale senso di responsabilità alcuni sindaci hanno imboccato la strada senza uscita di ordinanze che vietano o obbligano gli agricoltori a usare solo certe tecniche di coltivazione e in base a quali competenze agronomiche ed evidenze scientifiche?
Perché, cosa gravissima, si raccontano cose non vere su un aumento di tumori nel viterbese collegandolo per altro all’uso degli agrofarmaci? Perché si accettano solo certi tipi di dati e di numeri e soprattutto si respingono le richieste di ricerca di evidenze e prove scientifiche accusando testualmente la scienza “di non essere neutra”? O forse dobbiamo pensare che qualcuno ha qualcosa da nascondere e in fondo gli agricoltori possono essere un comodo capro espiatorio?
E ancora: come mai i problemi continuano a ruotare intorno ai noccioleti, coltura tipica, potenzialmente sostenibile, dominante sui Cimini da decenni e guarda caso nell’occhio del ciclone più o meno dall’arrivo a Caprarola della Ferrero? Quali sono i reali interessi in gioco, chi ha convenienza a dipingere le nostre contrade come la nuova terra dei fuochi?
Troppe cose non convincono e lasciano perplessi e allarmati chi, come Confagricoltura Viterbo Rieti ha da sempre dato la disponibilità ad intervenire a livello locale per collaborare con le istituzioni alla risoluzione o all’attenuazione di qualsiasi situazione di criticità potesse crearsi a livello ambientale.
Confermiamo perciò la nostra piena fiducia alle istituzioni che inevitabilmente dovranno svolgere una funzione di attenta vigilanza e analisi su quanto sta accadendo, rimanendo pronti ad offrire il nostro contributo responsabile affinchè non solo i monti Cimini, ma tutto il viterbese e il reatino possano godere di uno sviluppo agricolo sostenibile da ogni punto di vista; siamo però naturalmente pronti a dare il nostro apporto sia economico sia politico-sindacale, anche solidalmente con altre strutture di rappresentanza agricola, nella difesa di tutti quegli agricoltori che svolgono la loro attivitá nel rispetto delle leggi dell’ambiente e della comunità.
Remo Parenti
Presidente di Confagricoltura Viterbo Rieti
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