Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Lettera di una transgender di provincia. “Donna non si nasce, lo si diventa”. Simone de Beauvoir diceva questo per riferirsi alla presa di consapevolezza della donna del suo impareggiabile ruolo sociale e biologico all’interno di una società estremamente maschilista che teneva il genere femminile in situazione di forzata prostrazione.
Emanuel Alison
Vorrei giocare a mio favore questa dichiarazione dell’ intellettuale del femminismo per introdurre un argomento ancora socialmente tabù nella società in cui viviamo.
Parlando di transizione e cambiamento di sesso si va ancora nel 2021 controcorrente in una società che con i suoi paraocchi accetta solo il binarismo uomo o donna dalla nascita e ciò è ancora più vero in una realtà di provincia come quella in cui viviamo.
Chi ha avuto come me l’esigenza di un cambiamento fisico ed un adattamento all’identità sessuale tramite la famosa transizione di genere trova spesso gravi ostacoli di natura sociale. C’è molta disinformazione sui nostri percorsi sia female to male (da femmina a maschio) sia come nel mio caso male to female (da maschio a femmina).
Nella nostra provincia, come altrove, le donne transgender si trovano spesso in condizioni di emarginazione sociale e familiare molte volte cacciate di casa e purtroppo alcune di noi si trovano, in seguito alla discriminazione sui posti di lavoro, a praticare la strada della prostituzione.
E questa non la definirei una scelta di vita ma un’ imposizione che giunge come conseguenza diretta dell’emarginazione che espone la persona ad una dura vita con il pericolo costante di aggressioni.
Ciò fa si che in una situazione esistenziale già difficile si aggiunge lo stigma della trans associata a prostituzione e pornografia.
Questo è un luogo comune molto radicato che va comunque sfatato. Anche la transgender ha sentimenti e spesso molto profondi, anche la transgender può avere un lavoro normale ed in questo mi reputo fortunata ad averne uno stabile e socialmente quotato.
Altro punto debole delle piccole realtà provinciali è la carenza di strutture atte a dare assistenza alle transgender donne e ai transgender maschi; mi riferisco a centri d’ascolto, consultori medici ed endocrinologici e la possibilità di reperire ormoni che per noi sono il pane quotidiano.
Tutto questo per garantire un percorso sicuro e controllato al livello sanitario e per evitare che la transgender in situazioni di carenza di ormoni sia estrogeni che androgeni possa rivolgersi al mercato nero.
Noi oggi giorno combattiamo per la nostra libertà e sopravvivenza spesso in una società ostile che dietro la velina del rifiuto ci vede unicamente come oggetto di torbidi desideri frustrati. Noi siamo molto di più! In questa dichiarazione non celo l’orgoglio della mia vita da transgender. Siamo persone che hanno vite normali, sentimenti normali ed amori normali, ma con la marcia in più di aver vissuto due vite in una.
Emanuel Alison
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