![]() Vetralla – I rifiuti “bocciati” |
Vetralla – Riceviamo e pubblichiamo – Per la differenziata a Vetralla ci vuole una laurea!
Quest’inverno è partita a Vetralla la raccolta differenziata. Sono stati distribuiti secchi, materiale informativo, calendari e tutto l’occorrente per procedere. Una partenza senz’altro ritardata rispetto a moltissimi altri comuni anche della Tuscia. Ma non è su questo che voglio appuntarmi; voglio piuttosto evidenziare il modo con cui si procede alla certosina identificazione dei rifiuti degli utenti. Utenti che si ricorda, pagano cospicuamente la tassa comunale dei rifiuti urbani. E quindi dovrebbero potersi sentire sicuri di essere serviti nel corrispondente “servizio” di raccolta. Ma così non è.
Non c’è discussione che porti a peggior risultati di quella relativa a “ciò che va buttato nell’indifferenziato o nella plastica”. Si potrebbero aprire capitoli infiniti. E neppure sono di aiuto risolutivo i bugiardini con le istruzioni che prendono in considerazione solo una parte dei rifiuti, non tutti! Per farla breve sembra che qui a Vetralla si debba passare l’intera giornata a calibrare con esattezza ciò che va messo nell’uno o nell’altro mastello! Perché gli operatori della raccolta se vedono o intuiscono anche un perdonabile “sgarro” fanno presto a infilare nel secchio un foglietto con la dicitura stampata “Rifiuto non conforme” e una riga di accompagnamento a penna, predisposta al momento. Lasciando come penale, il secchio pieno da riportarsi a casa.
Ieri mattina sul foglietto c’era scritto “Differenziare di più” (della serie va quasi bene ma devi migliorare!). E così per la quinta volta da quando è partita la raccolta dovrei riportare dentro casa due bustoni di secco indifferenziato. Le cautele adottate dal servizio di raccolta sono veramente notevoli. L’indifferenziato va contenuto in una busta trasparente e va bene. Se c’è una busta in più rispetto a quella contenuta nel mastello bisogna appoggiarla sul mastello corrispondente. E anche questa disattenzione mi è valsa una bocciatura al ritiro. E va bene. Ma comunque c’è la caccia all’errore.
Avevo gettato una volta un dolce scaduto con la bustina trasparente che lo conteneva e anche lì bocciatura perché il cibo va nell’umido. Ma credo che un dolce scaduto potesse andare con tutta la confezione nel secco indifferenziato. Insomma se si cerca la falla si trova e qui si rischia continuamente di rimanere coi rifiuti da doversi riportare in casa. Non è questo lo spirito della raccolta differenziata. Personalmente sono una fautrice della differenziazione anche perché l’ho praticata per oltre dieci anni, prima che approdasse a Vetralla. Massimo rispetto per lo scopo dell’operazione “differenziazione” ed è giusto che questa cultura si sia fatta strada ovunque. Ma da qui a rendere impossibile separare i rifiuti ci passa.
Alcune ultime conclusive notazioni: nella sezione dedicata agli imballaggi in plastica si specifica che possono essere gettati quelli riportanti le sigle Pet – Pe4 – Pvc – Pp – Ps. In quella relativa agli imballaggi in vetro e metalli quelli con le etichette AL- ALU- ACC- FE. Si fa prima a chiedere di sostenere una prova teorico-pratica in vista dell’accreditamento del servizio!
E poi ancora ci sono elenchi di cose che non si possono buttare in questo o quel mastello, ma con l’inghippo che non sono indicati quelli in cui cestinarle.
E allora se proprio dobbiamo essere utenti perfetti, chiedo a chi si occupa del settore di predisporre vademecum semplici, di utilizzo veloce, ricchi di esempi. O in alternativa si smetta di far sentire sotto esame il cittadino (reo di doversi districare nella selva dei rifiuti e ogni giorno passibile di censura)! E’ vero che come diceva Eduardo De Filippo, gli esami non finiscono mai, ma almeno le bocciature siano sensate!
E magari lo si lasci anche il foglietto con la raccomandazione nel secchio, ma al contempo, se non si tratta di gravi inadempienze, si ritirino le buste.
Accompagno il pezzo con la foto dei miei rifiuti “bocciati”, freschi di giornata.
Katia De Rosa
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