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L'opinione del sociologo -

Una santa Rosa troppo laica? Chissà… ma almeno comunica qualcosa!

di Francesco Mattioli
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Viterbo – Ha ragione Gianni Carparelli quando dice che è difficile definire e valutare l’arte; lo sosteneva un certo Giulio Carlo Argan e ne hanno parlato sia un pioniere della sociologia dell’arte,  Arnold Hauser, sia un antropologo che se ne intendeva, Claude Levi Strauss.  

Francesco Mattioli

Francesco Mattioli


Ma non tutto è, o vuole, o voleva, essere arte. Osserviamo una statua di Augusto e  parliamo di arte romana; forse è sbagliato, perché quella statua aveva allora soltanto una funzione celebrativa, comunicava solo il potere.

Ammiriamo buccheri etruschi e parliamo di arte, mentre quelli erano soprattutto strumenti di cucina. L’arte insomma, spesso è piuttosto espressione della cultura materiale, ma siccome oggi  si presta anche a valutazioni di carattere estetico e impressiona i nostri sentimenti parliamo di arte. E poi, la linea di una 500 è arte? Mah…

Spesso noi diamo la patente di arte a qualcosa che è, innanzitutto, comunicazione. I giganteschi rilievi di Luxor che narrano le vittorie di Ramses sono arte egizia? O sono comunicazione di massa per celebrare il faraone e informare delle sue glorie una popolazione sostanzialmente illetterata?

Gli affreschi di Giotto che narrano la storia di San Francesco nel duomo di Assisi, sono arte? All’epoca in cui furono eseguiti erano soprattutto comunicazione di massa, un modo per informare i fedeli sulle vicende e i miracoli del santo, visto che la maggior parte erano analfabeti e solo dalle narrazioni orali e dalle immagini potevano essere ragguagliati sui fatti.

Viterbo - La scritta "Kitsch" sotto il murale "La tua Rosa" in via Francesco Baracca

Viterbo – La scritta “Kitsch” sotto il murale “La tua Rosa” in via Francesco Baracca


L’arte vera e propria, produzione espressiva che rivela il pensiero e il sentimento dell’artista, che sovente se la è prodotta per sé solo, è per certi versi aristocratica, elitaria; deve essere ”compresa” intellettualmente, “studiata”, “interpretata”. Un quadro di Mondrian, una poesia ermetica: vanno interpretati e spiegati, non si capiscono al volo.

Per questo esiste sia un’arte ”intellettuale” che un’arte “popolare”. In ambedue i casi arte sta per capacità di esprimere e far condividere delle sensazioni, ma si tratta di “oggetti” molto diversi fra loro perché destinati a interlocutori diversi. 

E allora veniamo ai famosi murales. Sono offerti alla vista di tutti; per lo più hanno la loro origine nei graffiti estemporanei di espressività, di  condivisione, di protesta, di provocazione popolare che datano fin dai tempi di Pompei.  

Sono soprattutto strumenti di comunicazione, di sollecitazione dell’attenzione della collettività o di celebrazione dei suoi miti, dei suoi  sentimenti, della sua storia. Il murale di Maradona a Napoli non può essere classificato come semplice opera d’arte. Le provocazioni e le ironie di Banksy non sono semplice arte.

In un lavoro di ricerca sul significato dei murales per la cultura urbana, condotta dal sottoscritto negli anni 2009-2012, gli intervistati consideravano i murales come la celebrazione e il segnale dell’ identità di un quartiere, di un paese, di una classe sociale, o come una denuncia sociale. Poco o nulla sono stati valutati come “opere d’arte”. Semmai erano definiti arte se avevano saputo colpire meglio nel segno i sentimenti popolari degli abitanti.

Viterbo - La scritta "Kitsch" sotto il murale "La tua Rosa" in via Francesco Baracca


Veniamo a Santa Rosa. Una donna che nel medioevo più buio ha saputo essere a suo modo rivoluzionaria; agiografia e narrazione visuale tuttavia hanno insistito molto sulla sua pietas religiosa. Ma allora politica e religione erano quasi la stessa cosa. Santa Rosa andò esule a Soriano perché aveva dato da mangiare ai poveri o perché aveva messo in imbarazzo il governo ghibellino della città?

La città oggi la venera come protettrice. Ma nel XXI secolo come si può venerare facendola restare vicina ai sentimenti delle nuove generazioni? Immortalandola mentre con un fiore in mano guarda verso il cielo, come appare in certi santini d’epoca?

Già sopra Porta Romana, con quella croce in mano, appare più forte, assertiva, protettiva. Nel murale di  Fasanari a viale Francesco Baracca, perfino ben truccata alla moda di oggi, con lo sguardo determinato, appare un po’ troppo “laica”? Chissà… E’ kitsch? De gustibus… Ma c’è, vuol dire qualcosa, è comunicazione.

Se poi  qualcuno ama una santa Rosa diversa, entra nella basilica dedicata alla santa e ammira la scultura di Francesco Messina. Bellissima, e altrettanto improbabile sul piano storico.

Forse, in questi anni in cui ancora resta difficile parlare di parità di genere, dove le etichette per le donne restano appiccicate al di là delle dichiarazioni politicamente corrette, ci voleva la visione di una Rosa che sa parlare alla cittadinanza di oggi, e alle giovani viterbesi in particolare, da protagonista. 

Arte? Non è detto, forse non è importante. Comunicazione? Come condivisione, certamente sì. Se poi arte e comunicazione hanno qualche punto in comune (ci sono pubblicità che sono vere opere d’arte, Warhol insegna…) tanto meglio. Ma questa è un’altra storia…

Viterbo - Via Baracca - Il murales "La tua Rosa" Santa Rosa


Tra parentesi, credo che solo a Viterbo si riesca a vedere una scritta murale (molto banale e standard nel suo tratto grafico per chi di kitsch se ne dovrebbe intendere) che critica un murale. E tuttavia, sol per questo una nuova attrazione cittadina… Chi l’ha ispirata quella scritta? Un ghibellino d’oggi? O un sanfedista in servizio permanente? Mah…

In ogni caso, in questa città che è piena di grigie e tristi superfici vuote (si pensi ad esempio a quella costruzione davanti a Porta Romana…) ben vengano i murales a colorarla, anche di significati. In un clima molto liberal e creativo, se possibile. Siamo nel 2021; qualcuno se ne è accorto?

Francesco Mattioli


Articoli:  Murale “La tua Rosa”, per qualcuno è forse “kitsch”? –  “Condivido le sensazioni generate dal murale di santa Rosa…” di don Gianni Carparelli


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9 agosto, 2021

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