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Viterbo - Don Massimiliano Balsi: "Consacreremo anche un nuovo altare" - Oggi la presentazione del patto d’amore tra la città e la madonna della Quercia

“A Viterbo le reliquie dei santi Giovanni Paolo II, Giovanni XXIII, Pietro, Paolo e san Tommaso”

di Daniele Camilli
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Viterbo - La presentazione del patto d’amore tra la città e la madonna della Quercia

Viterbo – La presentazione del patto d’amore tra la città e la madonna della Quercia


Viterbo – “A Viterbo le reliquie dei santi Pietro, Paolo, papa Giovanni Paolo II, papa Giovanni XXIII e san Tommaso D’Aquino”. Il papa del giubileo del 2000 e di uno dei più lunghi pontificati di sempre, il “papa buono” e del concilio Vaticano II che ha cambiato la storia della chiesa, e Tommaso, tra i più importanti intellettuali di sempre. Con la sua opera ha ristrutturato tutti i paradigmi della chiesa. Infine, san Pietro e san Paolo, padri della cristianità nel mondo.

In più, “la consacrazione e benedizione di un nuovo altare, un nuovo ambone e una nuova sede”. Sono le novità della festa della Madonna della Quercia raccontate da don Massimiliano Balsi. Una festa che vedrà, così come da secoli, ogni anno, il patto d’amore tra Maria del santuario della Quercia e la città di Viterbo.


Viterbo - La presentazione del patto d’amore tra la città e la madonna della Quercia

Viterbo – La presentazione del patto d’amore tra la città e la madonna della Quercia


Le reliquie di san Tommaso, assieme a quelle di altri 70 santi – ha proseguito don Massimiliano – ci sono state donate dai domenicani. Reliquie che tornano in città dopo che l’ordine, che gestiva il santuario, se ne andò negli anni ‘30 del secolo scorso. Le reliquie di Giovanni Paolo II e Giovanni XIII ci sono state invece donate dal cardinale Angelo Comastri“.

Assieme a don Massimiliano, rettore della Quercia, in conferenza nella sala del consiglio comunale di Viterbo a palazzo dei Priori, ci sono anche il sindaco Giovanni Arena, l’assessore alla cultura e al turismo, Marco De Carolis, il protravo e del vescovo Lino Fumagalli, don Emanuele Germani, la responsabile degli eventi della basilica della Quercia e presidente della Pro loco, Irene Temperini, e il presidente di Confartigianato, Andrea De Simone.

La festa – ha detto don Massimiliano – rappresenta Il legame profondo con la città di Viterbo e la celebrazione del patto d’Amore. Dal 1467, quando i viterbesi invocarono la liberazione dalla peste, promettendo, in cambio della salvezza, che avrebbero sostenuto la devozione di Maria. Due giorni dopo, la peste finì, e il 20 settembre 1467 i viterbesi stipularono il patto d’amore con la Madonna della Quercia“.


Viterbo - La presentazione del patto d’amore tra la città e la madonna della Quercia

Viterbo – La presentazione del patto d’amore tra la città e la madonna della Quercia


Patto d’amore che anche quest’anno, come lo scorso, a causa della pandemia Covid, non vedrà le due storiche processioni che lo hanno sempre preceduto. Quella di sabato sera e quella di domenica pomeriggio.

Il Programma. Sabato 11 settembre. Alle 19, la messa affidata al vicario del vescovo don Luigi Fabbri. Alle 21, santo rosario e atto di affidamento della diocesi alla madonna della Quercia presieduti dal vescovo Lino Fumagalli e animati dal servizio diocesano di pastorale giovanile.

Domenica 12 settembre. Alle 10 di mattina, messa solenne e consacrazione del nuovo altare, con la benedizione del nuovo ambone e della nuova sede alla presenza del vescovo. Alle 17,30, celebrazione del patto d’amore tra la madonna della Quercia e la città di Viterbo con il vescovo Fumagalli e il sindaco Arena. Interverranno anche i gruppi degli sbandieratori di Viterbo, centro storico, Pilastro e santa Rosa.

Sabato 18 settembre. Alle 16,30, XVIII rassegna polifonica di santa Maria della Quercia. Domenica 19 settembre, alle 10,30 messa presieduta dal cardinale Semeraro, prefetto della congregazione per le cause dei santi. Infine domenica 26 settembre, visita guidata straordinaria al complesso monumentale di santa Maria della Quercia.

Per la diocesi – ha detto don Emanuele – la festa della madonna della Quercia è la festa più importante. Assieme a quella di Santa Rosa. I due eventi fondamentali del settembre a Viterbo. Due momenti di fede. Dal 1986 la madonna della Quercia è patrona di tutte le parrocchie della diocesi di Viterbo. E tutte saranno presenti il giorno del patto d’Amore“.

Una festa rinata rispetto all’anno scorso, il momento più duro della pandemia. “Quest’anno – sottolineato infatti De Simone – la speranza ha preso il posto della paura”. “Un programma – ha aggiunto De Carolis – che sottolinea anche la progressiva uscita dalla pandemia e l’inizio della speranza”.

“La madonna delle Quercia – ha ribadito il sindaco Arena – è tra i momenti più importanti della mia attività di sindaco. Un momento di grande responsabilità per il legame forte da parte della città di Viterbo”.

Questo momento – ha spiegato infine Temperini – ci sta facendo riscoprire Viterbo per se stessa. Perché è una bella città e l’aumento dei turisti lo dimostra. La festa della Madonna della Quercia accresce il senso di appartenenza a Viterbo e ai suoi santi patroni“.


Viterbo - La presentazione del patto d’amore tra la città e la madonna della Quercia

Viterbo – La presentazione del patto d’amore tra la città e la madonna della Quercia


“Nel 1986 – riprende poi la parola don Massimiliano Balsi -, Giovanni Paolo II costituendo la nuova diocesi di Viterbo ha posto la madonna della Quercia come la principale patrona della diocesi.

Quest’anno ci sarà anche la consacrazione del nuovo altare, dell’ambone e della nuova sede. Un progetto iniziato nel 2003 per l’adeguamento liturgico. Un progetto mai finito e rimasto a metà. In questi anni, attraverso autorizzazioni, innanzitutto soprintendenza, musei del lazio e diocesi, abbiamo cercato di restituire un assetto più consono allo stile rinascimentale del santuario con l’inserimento di nuove opere nel pieno rispetto delle regole. Opere in marmo e scolpite a mano, rimovibili. Nell’ambone, le opere richiamano san Bonaventura, santa Rosa e santa Lucia Filippini.

Sono, assieme alla madonna, i tre compatroni di Viterbo. Tutti è tre hanno annunciato il vangelo. Rosa nelle vie della città, Bonaventura con il suo lavoro intellettuale e Lucia, discepola di santa Rosa Venerini, con la catechesi”. San Bonaventura è stato inoltre, come Tommaso, tra i principali intellettuali e costruttori della chiesa, tra i fondatori, fra l’altro, della più antica facoltà di lettere d’Europa, alla Sorbona di Parigi, e dell’ateneo stesso a Parigi.

Nell’altare – aggiunge il rettore del santuario – che non viene toccato nella sua essenzialità, verranno poste delle formelle scolpite a mano. Rappresenteano l’eucarestia attraverso il simbolo che san Tommaso attribuì all’eucarestia. Il pellicano. Leggenda vuole che il pellicano, nel momento in cui i figli hanno bisogno di cibo, è disposto a strappare la propria carne per dargliela. Un simbolo che rappresenta Cristo che dona se stesso per la nostra salvezza. La seconda formella riproduce la quercia coronata, che sta anche nel timpano della facciata, a richiamare la madonna. Infine, la terza, il simbolo di Viterbo“.

Le reliquie di Rosa, Bonaventura e Lucia verranno messe all’interno dell’altare, così come accade. In ricordo dei primi cristiani che celebravano messa e si riunivano sulle tombe dei martiri in epoca romana.

Le reliquie dei domenicani tornano invece a Viterbo dopo quasi 90 anni, da quando, nel 1932, l’ordine lasciò la città. Tra le reliquie, anche quelle dei santi Pietro e Paolo, san Domenico di Guzman, fondatore dell’ordine, santa Rosa da Lima, san Pio V e santa Caterina da Siena.

Daniele Camilli

 


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9 settembre, 2021

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