Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Viterbo - L'intervento di Angela Giovagnoli all'iniziativa "La bella memoria" in ricordo dell'ex sindaco di Roma

“Luigi Petroselli aveva come riferimenti fondamentali democrazia e libertà”

Condividi la notizia:

Viterbo –  Riceviamo e pubblichiamo l’intervento che Angela Giovagnoli, ex deputata e autrice della biografia sull’ex sindaco di Roma, ha tenuto durante l’evento “La bella memoria” in ricordo di Luigi Petroselli –

“Era la prima volta che un figlio del popolo guidava Roma”, notò il repubblicano Oscar Mammi con gli occhi lucidi di commozione.

Viterbo - Angela Giovagnoli

Angela Giovagnoli


Si, figlio dell’operaio tipografo Giulio, antifascista e comunista, Luigi era cresciuto a Pianoscarano, o “Piascarano”, il quartiere più popolare di Viterbo. Dimostrò subito un’intelligenza brillante e la volontà di perseguire grandi ideali.

Dopo le elementari volle andare in seminario, nonostante la contrarietà dei genitori, e vi rimase fino al quinto ginnasio, anno in cui maturò un’altra visione del mondo e della realtà, anche attraverso la lettura de L’Unità, di Rinascita e degli opuscoli che il padre gli teneva da parte.

Uscito dal seminario, si iscrisse alla Fgci, e iniziò l’attività politica (diffusione de L’Unità, volantinaggi). Terminò gli studi al liceo classico statale. Si iscrisse all’Università di Roma ma ormai era “un rivoluzionario di professione”. Prese la tessera del partito appena compiuti i 18 anni e iniziò la politica attiva in città e in provincia: girava con una motoretta scassata, come mi raccontò un vecchio compagno.

Negli anni ’50/51, ancora studente, fu “agitatore” (così definito nei verbali di carabinieri e questura) fra i contadini poveri partecipando all’occupazione delle terre per l’attuazione della riforma agraria. Arrestato durante l’occupazione della tenuta Colonna a Bomarzo, rimase in carcere 40 giorni. Ebbe altre due denunce, sempre per l’occupazione delle terre incolte.

Nel ’53-’54 frequenta un corso alla scuola di Partito “A. Marabini” di Bologna. Conclude gli studi con la tesi “Il Partito come Moderno Principe in Gramsci”, due estratti della quale saranno pubblicati su Rinascita. Svolge diverse attività in Federazione: negli anni seguenti collabora con le sezioni di Organizzazione e Stampa e propaganda.

Tra ’55-57 compie il servizio militare in Sardegna e a Civitavecchia.

Ottobre ’56: “fatti di Ungheria”, repressione armata dell’esercito sovietico dei movimenti operai e popolari. Il Pci approva. Luigi non è d’accordo: prepara una lettera di dimissioni dal partito che lascia al padre da impostare, ma il padre non lo farà. Il suo dissenso (anche se non pubblicizzato) gli costerà molto: al congresso provinciale del dicembre ’56 non è riproposto al comitato federale.

Terminato il servizio militare torna in federazione ma non gli propongono nulla; scopre di essere stato estromesso da tutti gli organismi dirigenti. Scrisse una lettera alla direzione della federazione che rimase senza risposta e, in seguito, inviò una lunghissima lettera agli organismi dirigenti e di controllo della federazione e alla segreteria nazionale del Pci.

Andrà a lavorare alla costruzione dell’Unione provinciale degli artigiani. Nello stesso tempo svolge l’attività di corrispondente da Viterbo de Il Paese.

Nel ’59 gli viene affidato il compito di costruttore di zona della Maremma.

Nel dicembre ’59 interviene al congresso provinciale, è eletto nel comitato federale e rientrerà poi in segreteria.

Dal ’56 al 262, la federazione è retta da un compagno inviato dal centro del partito: Cesare Fredduzzi, detto il “colonnello”, che riorganizza il gruppo dirigente.

Nel ’61 Petroselli è eletto nel comitato direttivo della federazione. Poco dopo entrerà nel comitato regionale. Viene eletto al consiglio comunale. Non ancora trentenne è un prestigioso esponente del Pci viterbese. Finalmente si determinano le condizioni per una guida viterbese della federazione. All’inizio del ’62 è proposto ed eletto segretario della federazione.

Novembre ’62: tiene la relazione all’VIII congresso della federazione. L’inviato della direzione nazionale a seguire il congresso scrive una nota molto positiva. Con Petroselli si rafforza e si stabilizza il gruppo dirigente provinciale. Da segretario (e consigliere comunale, e poi anche provinciale) si troverà ad affrontare i problemi e le contraddizioni del territorio.

Nel ’63 il gruppo dirigente, guidato da Petroselli, propone di candidare l’avvocato Morvidi al senato: per la prima volta si conquista il seggio senatoriale. Anche questo successo è una vittoria della nuova dirigenza del Partito.

Nel 1966, allo XI congresso nazionale, è eletto nel comitato centrale del partito.

E’ protagonista di grandi battaglie politiche: sul PRG di Viterbo con interventi sulla stampa a firma di Petroselli e La Bella (si arrivò ad una sfida tra L’Unità e il Messaggero); per l’acqua pubblica, per i diritti dei più deboli contro la concessione totale alla Sicea (si ottenne che almeno fosse chiaro che operava per conto del comune); dei suoi interventi – per le autonomie locali, per la realizzazione della regione, per lo sviluppo economico del territorio provinciale- si ricordava la lucidità, la determinazione e la lungimiranza.

Oltre alle doti naturali (un connubio di intelligenza e passione), alle esperienze vissute, alle competenze accumulate, Luigi Petroselli aveva qualcosa in più: la capacità di esaminare, studiare un problema all’interno di una visione ampia e articolata.

Ad esempio, per quanto riguardava lo sviluppo economico e sociale della nostra provincia, Petroselli aveva ribaltato il punto di vista rivendicazionista e attendista di molti dirigenti politici e amministratori e di un’opinione pubblica che chiedeva interventi e soluzioni dall’alto e imputava a Roma la responsabilità di tutte le difficoltà.

Posizioni che conducevano alla passività. Invece bisognava agire, guardare al ruolo degli enti locali, valorizzare le risorse presenti nel territorio: Parchi archeologici e naturali, prodotti agricoli, promozione di insediamenti di piccole e medie industrie di conservazione e trasformazione. Istituzione di una Università di Stato a Viterbo (che si realizzò anche con l’appoggio di Petroselli). Anziché lamentarsi delle mancanze bisognava far leva sulle eccellenze del territorio, favorendo la partecipazione di lavoratori, cittadini, giovani.

Alcuni punti di forza di Petroselli: la dirittura morale; e, come riferimenti fondamentali: democrazia e libertà (vanno insieme); costruire alleanze con forze di sinistra e democratiche antifasciste. Detestava il settarismo.

Non aveva difficoltà a riconoscere un errore, ad esempio: dopo una lunga serata di discussione a Canino, con il segretario di sezione (Medoro Crassetti), senza trovare un accordo, la mattina dopo Petroselli telefonò a Crassetti dicendogli che, dopo aver pensato a lungo, aveva concluso che aveva ragione lui. Gli piaceva passeggiare nella città e parlare con tutti, magari prendendo un Caffè da Schenardi, per capire le opinioni correnti su questioni di interesse generale.

Un altro grande esempio, una lezione di buona politica offerta da Luigi Petroselli, fu la conduzione del comitato federale in vista delle elezioni politiche del 1968, svoltosi con la presenza di Enrico Berlinguer e Alessandro Natta.

L’ordine del giorno, oltre all’elezione del nuovo gruppo dirigente della federazione, prevedeva le proposte delle candidature per la camera e per il Senato. Petroselli riuscì perfettamente a gestire il delicatissimo passaggio del rinnovamento della rappresentanza istituzionale e la proposta di un candidato “indipendente di sinistra”.

A questo comitato federale si riferisce Enrico Berlinguer nell’omaggio “Al sindaco di Roma, al comunista”: … “è stato anche un capace, un forte dirigente politico che mi colpì profondamente fin da quando lo vidi al lavoro come dirigente della federazione comunista viterbese”. (L’Unità 9 ottobre ’81).

Dimenticavo: inventava storie, favole per bambini e… scriveva poesie.

Angela Giovagnoli


Condividi la notizia:
8 ottobre, 2021

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

 


 

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/le-strane-pose-di-milo/