Vallerano – Riceviamo e pubblichiamo – “…è interclassista, ma soprattutto è caratterizzato per una parte maggioritaria da persone con una superficiale infarinatura culturale…”
Il sociologo Francesco Mattioli così definisce i no-vax e no-pass all’interno di una analisi fatta sul giornale Tusciaweb.
Pur avendo studiato Sociologia rurale con Corrado Barberis non ho mai capito se la sociologia privilegi il dato quantitativo a quello qualitativo.
Nella lettura mi sono fermato a questa espressione perché, a mio avviso, o si chiarisce un punto o contare e raccontare i no-vax non ha senso.
Faccio la monotona precisazione che sono un ultra-vaccinato e credo nella utilità dei vaccini nella nostra vita contingente, ma ritengo errata e dannosa la cultura dei vaccini come scelta strategica per l’umanità.
Noi no-vax strategici siamo costretti a precisare questo fatto perché siamo costretti a confrontarci con i “totalitaristi sì-vax” loro sì incolti in tema di cultura di base e profonda oltre che insopportabilmente intolleranti.
Non intendo e non mi va di scrivere un trattato perché un trattato sul tema esiste.
Il tema è l’equilibrio biologico naturale.
Negli anni settanta lessi un trattato di Ernst Mayr, “L’evoluzione delle specie animali”, la cui pubblicazione fu consigliata alla casa editrice Einaudi da Giuseppe Montalenti (Asti, 13 dicembre 1904 – Roma, 2 luglio 1990) ovvero un biologo che “fu tra i primi a vedere nella teoria dell’evoluzione la svolta nelle dottrine scientifiche sulla cultura moderna, in campo filosofico e sociale”.
Personalmente mi è sufficiente quella lettura per capire che abbiamo e stiamo esagerando nell’estendere e nell’approfondire l’intervento dell’uomo sulla natura e sul suo equilibrio.
In fondo, penso, dobbiamo maturare una cultura della morte positiva: la morte è un evento naturale e non dobbiamo averne paura.
Con la chimica e altri strumenti abbiamo compromesso la vita del pianeta e stiamo insidiando anche la salute dell’universo intero.
Non è la strada giusta.
Prima ce ne renderemo conto e prima moriremo noi, forse, ma salveremo i destini dell’umanità.
Sintesi: a mio avviso i no-vax sono molto colti e molto profondi. Questo non lo hanno compreso molti intellettuali, i politici e i giornalisti.
Da qui lo scontro in atto anche sul piano sociale. Sta rinascendo anche la classe operaia colta e di avanguardia?
Angelo Bini
