Viterbo – Auto “cannibalizzate”, gli arrestati sono due imprenditori di 33 e 38 anni.
Sono stati interrogati ieri mattina dal gip i due imprenditori viterbesi, di 33 e 38 anni, titolari di società che operano nel settore automobilistico, finiti agli arresti domiciliari mercoledì 29 settembre quando, ad appena cinque mesi dall’apertura dell’inchiesta, sono stati raggiunti dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal tribunale su richiesta della procura e recapitata loro dai carabinieri nell’ambito della cosiddetta operazione “Pressa”.
“Pressa” non a caso, dal nome del macchinario utilizzato, secondo l’accusa, per distruggere quel che restava delle auto rubate dopo l’asportazione dei pezzi di ricambio da commercializzare sui mercati neri di Lazio e Umbria o acquistati direttamente da carrozzieri e meccanici attratti dai prezzi concorrenziali.
Sono accusati di riciclaggio e anche del furto di due delle vetture destinate alla “base di stoccaggio” di Sutri, nascosta in una zona impervia tra la folta vegetazione, il cui ritrovamento ha permesso ai militari, coordinati dal pubblico ministero Michele Adragna della procura di Viterbo, di risalire anche a un terzo uomo, un imprenditore ternano, indagato a piede libero nell’ambito della stessa inchiesta.
Gli arrestati, difesi dagli avvocati Fausto Barili del foro di Viterbo e Luca Odoardi del foro di Roma, sono comparsi davanti al gip Giacomo Autizi per l’interrogatorio di garanzia, che si è tenuto presso l’aula penale 4 del palazzo di giustizia di via Falcone e Borsellino.
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A distanza di sei giorni dall’arresto e dopo avere trascorso l’ultimo weekend ai domiciliari, entrambi si sono lasciati interrogare dal magistrato, alla presenza anche del pubblico ministero Adragna.
Il 38enne, in particolare, avrebbe risposto alle domande del gip Autizi, fornendo un contributo di sostanziale conferma del quadro accusatorio che è stato elevato a suo carico e fornendo anche degli elementi utili rispetto alla genesi della vicenda, che adesso dovranno essere valutati anche in termini di qualificazione giuridica del reato.
“Ci sono degli aspetti importanti che in questa fase approfondiremo e che a mio modo di vedere apriranno degli spiragli”, si è limitato per ora a commentare il difensore Fausto Barili a margine dell’udienza.
Per ora, come detto, la coppia è accusata di riciclaggio per avere messo in commercio pezzi di ricambio di automobili di provenienza illecita, nonché del furto di due autovetture.
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Il blitz è solo la prima tappa dell’inchiesta
In 25 pagine di ordinanza le motivazioni per cui è stata accolta la richiesta di arresto della coppia da parte della procura, mentre proseguono a tutto tondo le indagini, anche a carico di altri soggetti, che nelle prossime settimane potrebbero portare a ulteriori sviluppi.
L’inchiesta si è aperta ad aprile, quando i carabinieri del Norm di Ronciglione, coi militari delle stazioni di Sutri e Bassano Romano, hanno localizzato un appezzamento di terreno nel comune di Sutri, in una zona impervia e di difficile accesso, dove gli indagati avevano da tempo realizzato un deposito di auto e relativa componentistica.
Nel corso dell’estate il cerchio si è stretto attorno agli arrestati, col ritrovamento e il recupero di ben 23 autovetture rubate tra il 2020 e il 2021 nell’area nord di Roma.
Le vetture rubate finivano nel centro di stoccaggio di Sutri dove venivano “cannibalizzate”, mentre i vari componenti venivano commercializzati non solo sui mercati clandestini laziali e umbri, ma anche presso carrozzieri e meccanici compiacenti.
Le parti che non riuscivano ad essere vendute venivano smaltite per evitare di individuarne la provenienza delittuosa, mentre il telaio, ormai privato di ogni ricambio riutilizzabile, veniva distrutto con una pressa.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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