Viterbo – Intervento di polizia e carabinieri – Immagine di repertorio
Viterbo – (sil.co.) – “Mi hanno gonfiato di botte senza un perché”, così un 24enne accusato di rissa si è difeso ieri al processo davanti al giudice Francesco Rigato, in cui è imputato ma anche parte offesa.
Nel tardo pomeriggio del 19 aprile 2017 non avrebbe preso parte ad alcuna rissa, ma sarebbe stato vittima di una brutale aggressione in viale Trento da parte di tre romeni, che poco prima, a bordo di una vettura, avevano fatto il verso di investirlo sulle strisce pedonali tra via della Cava e la fontana di piazza della Rocca.
Nella primavera di quattro anni fa è finito in ospedale con lo sterno fracassato e una prognosi di 6o giorni: “Per due mesi ho dovuto indossare un bustino e i primi trenta giorni li ho dovuti trascorrere immobile a letto”, ha detto.
“Da un mese non lavoro più – ha proseguito piangendo – mi occupo di trasporto e montaggio di mobili per una grossa azienda, ma a settembre ho avvertito un forte dolore al petto, mi hanno portato al pronto soccorso d’urgenza e i medici mi hanno detto che dovevo smettere perché dipende dal trauma riportato quattro anni fa… un giorno che mi ha segnato la vita per sempre”.
“Insultato sulle strisce a piazza della Rocca”
Gli aggressori lo avrebbero preso di mira sulle strisce pedonali tra via della Cava e piazza della Rocca. “Il conducente ha fatto per fermarsi, ma quando stavo per passare è ripartito e da dentro l’auto hanno cominciato a insultarmi. Io li ho mandati a quel paese e ho proseguito. Stavo andando a piedi in viale Trento, dove doveva passare a prendermi un amico per andare a cena a casa dei suoi genitori”, ha spiegato il giovane, difeso dall’avvocato Alfredo Perugi, sostituito dalla collega Valeria Andrea Vincenzoni.
Giunto sul luogo dell’appuntamento avrebbe nuovamente incrociato i tre stranieri che gli si sarebbero scagliati contro con intenzioni minacciose.
“Mi sono nascosto nell’edicola di viale Trento”
“Erano più grandi di me, più grossi e inferociti, per cui sono scappato, rifugiandomi all’interno dell’edicola di viale Trento, da dove ne ho visti due che mi pareva stessero andando via. Allora sono uscito, trovandomi addosso il terzo, che si era appostato a fianco del chiosco. Tutti e tre mi hanno inseguito, mentre io cercavo scampo alla fermata degli autobus, mi hanno buttato per terra e riempito di botte, prendendomi a calci, pugni e schiaffi”, ha raccontato.
Denunciato a piede libero per rissa
“Mi sono salvato quando è arrivato il mio amico. Non so come, sono riuscito ad alzarmi e gli sono corso incontro, chiamando i carabinieri, mentre loro scappavano verso via Garbini, poi li abbiamo inseguiti, sempre parlando al telefono coi carabinieri, per dire loro dove si stavano dirigendo”. Sul posto anche la polizia.
E’ finita che tutti e cinque sono stati denunciati a piede libero per rissa. Anche l’amico dell’imputato e parte offesa, la cui posizione è stata successivamente archiviata, che però nel frattempo è deceduto e non potrà essere presente per testimoniare. Il processo è stato rinviato al prossimo 12 maggio per la discussione.
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