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Viterbo - Adelmo Cervi è il nipote di Alcide, padre dei sette fratelli fucilati dai fascisti a Reggio Emilia nel 1943 - Ieri sera al Cosmonatuta con Anpi e Arci - FOTO

“Mio padre non vi applaudirebbe se sapesse che qui avete un giunta di destra…”

di Daniele Camilli
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Viterbo – “Mio padre non vi applaudirebbe mica se sapesse che qui avete un giunta di destra!”. Viterbo antifascista incontra Adelmo Cervi che ieri sera era al Cosmonauta a Pianoscarano di Francesco Mattioli. Tra i primi circoli Arci della città, dopo quello al Pilastro chiuso un paio d’anni fa. Adesso, bioristoro, libri, film, inchieste e mercatino. Da più di mezzo secolo punto di riferimento della sinistra viterbese. Italo, il padre di Francesco Mattioli, è stato una delle colonne portanti della Biferali. La sezione del Pci nata da una banda partigiana e dove ha preso la sua prima tessera di partito il sindaco di Roma Luigi Petroselli.

Adelmo Cervi era figlio di Aldo (1909) che a sua volta lo era di Alcide e Genoeffa Cocconi, fratello di Gelindo (nato nel 1901), Antenore (1906), Ferdinando (1911), Agostino (1916), Ovidio (1918) ed Ettore (1921). I 7 fratelli Cervi. Tutti fucilati dai fascisti il 28 dicembre 1943 nel poligono di tiro di Reggio Emilia. “Non sapevano soldati, filosofi, poeti – scriverà in una splendida poesia Salvatore Quasimodo – di questo umanesimo di razza contadina”.


Viterbo - Adelmo Cervi

Viterbo – Adelmo Cervi


Alcide, il nonno di Adelmo, era del 1875 e morirà nel 1970. Al suo funerale, parteciparono 200 mila persone. La moglie era del ’76. Morirà nel 1944, d’infarto, quando i fascisti tornarono a bruciare la casa dei Cervi. La storia della banda, famiglia e fratelli Cervi è uno dei caposaldi a fondamento della storia repubblicana italiana dal dopoguerra in avanti. Gente povera e della terra, la volontà di riscatto, mantenendo fermo quell’umanesimo con portava con sé tra i campi di quel pezzo d’Italia, tra l’Emilia e il Fruili, il Veneto che s’intrecciò prima con le tendenze più radicali del protestantesimo cinquecentesco, il cosmo di Domenico Scandella nel “Formaggio e i vermi” di Carlo Ginzburg e formò poi l’ossatura dell’anticlericalismo emiliano durante il Risorgimento. La base per le successive leghe contadine, sindacalismo anarchico, partito comunista e un mondo, appunto contadino, che si è battuto sempre contro il fascismo pagando un tributo altissimo soprattutto da queste parti. Come la famiglia Cervi, un padre e una madre che hanno visto morire tutti quanti i loro figli maschi in un solo giorno. 

“Scrivo ai fratelli Cervi – è ancora Quasimodo -, non alle sette stelle dell’Orsa: ai sette emiliani dei campi. Avevano nel cuore pochi libri, morirono tirando dadi d’amore nel silenzio”.


Viterbo - Adelmo Cervi

Viterbo – Adelmo Cervi


Adelmo Cervi aveva solo quattro mesi quando i fascisti distrussero la banda Cervi. Assieme a lui, ieri sera, al Cosmonauta di Pianoscarano a Viterbo, tantissime persone. Sala piena. Con loro anche il presidente dell’Anpi Enrico Mezzetti e il presidente di Arci Viterbo Marco Trulli. Ad attenderlo anche l’artista Pasquale Altieri che gli ha regalato una delle sue opere dedicate appunto alla famiglia Cervi. Durante la mattinata Adelmo Cervi è stato anche al liceo classico dedicato al partigiano viterbese Mariano Buratti. E dove ha insegnato Tommaso Mascioli, oggi tra i dirigenti di un’Anpi rinato e combattivo che attorno al Cosmonauta di Mattioli collabora assieme all’Arci di Trulli a ridefinire il tracciato di una sinistra alternativa a Viterbo. Ieri sera anche lui a Pianoscarano con Mezzetti e Cervi. Nel cortile della polveriera con i “compagni” di Soriano per ampliare la rete dell’Anpi sul territorio. C’erano anche gli studenti medi, Aucs, Kyanos, la Casa dei diritti sociali, Usb. Una cinquantina di persone. Il giorno in cui alle amministrative la destra ha preso un sonoro schiaffo in faccia e un centrosinistra frastornato ha mantenuto il punto nelle principali città italiane. Pure a Roma, votato al centro. L’ultima tornata elettorale che conta prima della fine dell’emergenza Covid prevista per il 31 dicembre di quest’anno.

“Il vecchio mondo sta morendo – sta scritto su un manifesto al Cosmonauta, la citazione è di Antonio Gramsci -. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri”.



Adelmo Cervi arriva un’ora prima, per un’intervista. Poi si siede in sala e inizia a raccontare. Un paio d’ore. Senza che davanti a sé voli nemmeno una mosca. Battute schiette, tra operaismo e Trotsky al circolo Arci dedicato a Jurij Gagarin della Vostok 1, 1961, Unione delle repubbliche socialiste sovietiche, dove s’arrestò l’avanzata nazista nel 1943, l’anno in morirono i Cervi. bAlle spalle di Adelmo Cervi c’è un ritratto di Pier Paolo Pasolini. Poco più avanti un altro di Gian Maria Volonté che interpretò uno dei fratelli Cervi nel film di Gianni Puccini.


Viterbo antifascista incontra Adelmo Cervi

Viterbo antifascista incontra Adelmo Cervi


“Mio padre era un’antifascista, un partigiano, un comunista”, racconta Adelmo di Aldo, che ha lo conosciuto solo dai racconti. Quelli della madre, della famiglia, delle zie. “Io stesso sono un comunista e un antifascista”. Il racconto della storia di una paese che dalle parti di Reggio Emilia vide nascere Repubblica e democrazia, dallo scontro, durissimo lungo la linea gotica, con fascisti e nazisti. Tra gli anni trenta e i tre, sanguinosi e armi in pugno, della guerra civile di resistenza del 1943-1945. Dall’8 settembre al 25 aprile. Quando le brigate partigiane sfondarono la linea gotica prima dell’arrivo degli angloamericani. Dopo anni di clandestinità e repubbliche partigiane, 20 anni di fascismo. Da queste parti, in Emilia, in quegli anni si strutturato nuovamente il partito comunista, una delle principali spine dorsali della democrazia italiana, uomini e donne che, dopo una vita durissima e di lotta, hanno scritto la Costituzione antifascista. Contadini, operai, braccianti. Come Adelmo che nella vita ha fatto il contadino, l’operaio e il bracciante. Adesso gira per le scuole, seguito passo passo da Milka, che si porta appresso. Presenta il libro che ha scritto nel 2014, “Io che conosco il tuo cuore. Storia di un padre partigiano raccontato da un figlio” (Piemme-Voci, a quattro mani con Giovanni Zucca).


Viterbo - Il Cosmonauta

Viterbo – Il Cosmonauta


La casa di Alcide Cervi ha dato rifugio a un certo punto a più di 20 partigiani. Provenienti da tutto il mondo. Un’internazionalismo comunista che tra gli anni venti e trenta del secolo scorso ha realmente attraversato tutto il mondo tra guerre e rivoluzioni, rappresentando ovunque una spinta secolare di liberazione dallo sfruttamento e costruzione di società diversa, giusta. “A ciascuno secondo i suoi bisogni, da ciascuno secondo le sue possibilità”. A casa Cervi c’erano sovietici e capi partigiani, che poi Adelmo conoscerà più avanti, che avevano combattuto il fascismo in tutto il mondo e che poi costruirono le moderne democrazie in tutta Europa. Invece alla famiglia di Adelmo il “padrone” ha venduto la terra subito dopo la guerra. E alle vedove dei fratelli Cervi la pensione arrivò solo vent’anni, sempre dopo.


Viterbo - Il Cosmonauta

Viterbo – Il Cosmonauta


Adelmo ha fatto per tutta la vita l’operaio e pochi anni fa ha scritto un libro. Quei libri sull’agricoltura che nella sua famiglia giravano molto e interpretavano appieno, con la loro sola presenza, quella volontà di riscatto da una secolare povertà e miseria di cui, proprio in quegli anni, si fecero a loro volta interpreti dirigenti di partito come Giuseppe di Vittorio, l’avvocato Gullo ed Emilio Sereni, fra l’altro, quest’ultimo, prigioniero a Viterbo negli anni Trenta al carcere di Santa Maria in Gradi dove adesso c’è l’università degli studi. Libri sull’agricoltura che fecero da punto di riferimento per le riforme agrarie degli anni ’50, l’ente Maremma, espressione anche di una sapienza tecnica e un pensiero contadino in merito alla terra con la volontà di farla fruttare nell’interesse di tutti e non soltanto di uno solo, come per i latifondi.


Viterbo - Adelmo Cervi (al centro)

Viterbo – Adelmo Cervi (al centro)


Per Cervi, “la sinistra ha settant’anni di ritardo rispetto all’applicazione della Costituzione”. Che è un po’ come dire che in qualche modo se ne è sempre fregata. “Vorrei vedere una sinistra che funziona – ha poi aggiunto – e che sappia quali sono gli ideali e i percorsi da seguire. Anche io sono stato un compagno integralista, così come uno di quelli che correva dietro a preti e democristiani per prenderli per il culo. Ma dopo la resistenza, anche noi non abbiamo contribuito a cambiare le cose, ma ci siamo solo fossilizzati”.


Viterbo - Pasquale Altieri

Viterbo – Pasquale Altieri 


Poi i fascisti. “Non ci sono da ieri – sottolinea Adelmo – e ci sono ancora, nascondendosi anche dietro ad associazioni culturali. I fascisti non bisogna farli crescere. Mai. Abbiamo già pagato un prezzo troppo pesante per colpa di questi delinquenti”. Un paese ricostruito contro di loro con il rischio d’essergli di nuovo riconsegnato a distanza di decenni.


Viterbo - Enrico Mezzetti, Adelmo Cervi e Marco Trulli

Viterbo – Enrico Mezzetti, Adelmo Cervi e Marco Trulli


Infine, il sangue. E le cose che contano di più. Di certo, più del sangue dei vinti, che “non bisogna farli crescere mai”. “Mio nonno Alcide – ha raccontato Adelmo Cervi alla sala – conosceva bene quelli del plotone d’esecuzione. E sarebbe bastata veramente una sua parola per scatenare una vendetta. Glielo proposero, ma mio nonno rispose non erano stati uccisi per essere vendicati. Sarebbe stata la storia a giudicare, oppure un tribunale. I miei figli, aggiunse poi mio nonno Alcide, non hanno dato la vita per essere vendicati. Hanno dato la vita per un mondo nuovo e di giustizia . Un mondo che non si costruisce sparando addosso agli altri”.

Daniele Camilli


Fotogallery: Adelmo Cervi al Cosmonauta


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19 ottobre, 2021

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