Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Tribunale - Disposta dal giudice dopo avere sentito il consulente di parte di uno dei conducenti - Entrambi sono imputati di lesioni stradali - Uno è il papà di una delle atlete

Pallavoliste ferite nello schianto sulla Cimina, perizia per chiarire la dinamica

Condividi la notizia:

Polizia stradale

Sul posto la polizia stradale – immagine di repertorio


Viterbo – (sil.co.) – Pallavoliste ferite in un terribile schianto tra la Sutrina e la Cassia Cimina, il giudice Francesco Rigato dispone una perizia super partes per fare chiarezza sulla dinamica.

E’ l’incidente avvenuto verso le 21 del 19 novembre 2017, una domenica sera, all’incrocio maledetto chiamato dalla gente del posto “l’incrocio delle quattro strade”. Vittime due quindicenni del Cv Volley che stavano tornando a Civitavecchia dopo avere giocato a Nepi una partita di Prima divisione.

Due i punti oscuri emersi durante il processo: se le vittime avessero o meno le cinture di sicurezza allacciate e se una delle due vetture abbia rispettato o meno lo stop. Il prossimo 25 novembre sarà affidato l’incarico all’ingegnere Lucio Pinchera, professore universitario e luminare del settore. 

Le ragazze sono finite una al policlinico Gemelli di Roma e l’altra all’ospedale viterbese di Belcolle. Ferita in maniera non grave anche una mamma. A processo per lesioni stradali i due conducenti, uno dei quali padre di una delle atlete, che si è anche costituito parte civile.


– Pallavoliste ferite in un terribile schianto sulla Cimina, in due a processo


Il giallo delle cinture di sicurezza

Coinvolte due vetture. Una Fiat 500 che secondo una prima ricostruzione non avrebbe rispettato il segnale di stop, a bordo della quale viaggiavano le due atlete, sui sedili posteriori, secondo l’accusa senza indossare le cinture di sicurezza, assieme alla madre di una di loro, mentre l’altra mamma era davanti assieme al marito che era alla guida. E una Lexus, che avrebbe viaggiato sulla Cassia oltre il limite dei 50 chilometri orari previsti in quel tratto, guidata dal marito, con a bordo una coppia di sudamericani che stavano rientrando a casa a Ronciglione. 

La polizia stradale di Monterosi avrebbe trovato le quindicenni fuori della macchina, una sdraiata a terra che non riusciva a muoversi. Sbalzate fuori dell’abitacolo, a causa della violenza dell’impatto che ha fatto schiantare la 500 sul guard rail. 

Ieri è stato sentito il consulente di parte del conducente della 500, l’ex ispettore della stradale Vincenzo Tortorella, che nulla ha però potuto dire sulle cinture, non avendo potuto esaminare i resti delle vetture, in quanto erano state già rottamate quando, dieci mesi dopo il sinistro, ha ricevuto l’incarico.

“Erano in tensione, arrotolate, se fossero state usate le avremmo trovate allentate”, hanno spiegato i poliziotti intervenuto lo scorso 11 marzo alla prima udienza del processo.

“Non basta che le cinture fossero in tensione per dire che non erano allacciate”, ha detto invece il consulente di parte.

Secondo la moglie dell’imputato, sarebbe stato il marito a tirare fuori la figlia, seduta sul lato sinistro, aprendo a fatica lo sportello, che era rimasto incastrato. Nessun dubbio invece, per l’accusa, che le tre passeggere sui sedili posteriori della 500 non indossassero le cinture.


Mancato stop e alta velocità

Entrambi gli imputati sono stati multati, il conducente della 500 per l’omesso rispetto dello stop e per eccesso di velocità il sudamericano. La difesa di quest’ultimo ha però sottolineato come si sia trattato di una supposizione, dal momento che la velocità non è stata rilevata, rivelando in udienza come la contravvenzione sia stata successivamente annullata in seguito al ricorso presentato dall’automobilista.

Secondo il consulente di parte del conducente della 500, la Fiat è partita da fermo e in tre secondi si è trovata a 15 centimetri dalla linea di mezzeria quando è stata investita dalla Lexus, che viaggiava a 78,4 chilometri orari a fronte di un limite di 50 all’altezza dell’incrocio. Nessuna traccia di frenata da parte della Lexus, che per evitare la 500 avrebbe sterzato verso sinistra: “L’incidente, infatti, è avvenuto sull’opposta corsia di marcia”.

Sarebbe bastato un niente per evitare lo schianto: “Se solo la Lexus avesse rallentato o avesse proseguito, sarebbe passata, invece ha tentato una manovra d’emergenza, schiantandosi sulla 500. Con la sterzata, invece di evitare il pericolo, gli è andata incontro”, ha spiegato Tortorella, secondo cui la 500, che aveva abbondantemente occupato l’incrocio, non poteva fare altro. 

Tutti aspetti che meritano ulteriori approfondimenti, secondo il giudice Rigato, che ha disposto una perizia super partes sulla dinamica. 

 


Condividi la notizia:
8 ottobre, 2021

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

 


 

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/grazie-al-dottor-chegai-e-al-suo-reparto-di-radiologia-diagnostica/