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Viterbo - Il progetto dell'Unitus ha coinvolto 33 attività del centro storico - Utilizzate 1.927 ri-box - Il responsabile scientifico: "Portare via il cibo non consumato è rispetto per noi stessi e per l'ambiente"

Ri-Store, in tre mesi con le “doggy-bag” al ristorante risparmiata l’acqua di 6.500 docce

di Barbara Bianchi
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Viterbo – Ri-Store. E nel nome stesso dell’iniziativa il suo obiettivo. Quello di limitare e combattere gli sprechi alimentari, partendo dai ristoranti. È l’anima del progetto finanziato dal Mipaaf, il ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, a cura dell’Università della Tuscia e di cui questa mattina, a distanza di quasi quattro mesi dall’avvio dei lavori, sono stati presentati i risultati.


Presentazione risultati del progetto Ri-Store - Da sinistra: Tiziana Laureti e Silvio Franco

Presentazione risultati del progetto Ri-Store – Da sinistra: Tiziana Laureti e Silvio Franco


Ri-Store è un progetto integrato per il recupero del cibo non consumato che ha visto la partecipazione attiva di 33 ristoranti del centro storico di Viterbo. Per tre mesi, a partire dal primo giugno scorso, i ristoratori hanno proposto ai propri clienti di portare a casa il cibo avanzato dal pranzo o dalla cena per evitarne lo spreco, all’interno di apposite scatole, ri-box, compostabili. 

“L’idea della doggy bag viene dal passato – ha spiegato la direttrice del Dipartimento di Economia dell’Unitus, Tiziana Laureti -, attraverso questo progetto abbiamo tentato di farla rientrare e assorbire nelle nostre buone abitudini quotidiane”. “Portarsi via il cibo non consumato non è solamente rispetto verso il cibo – ha precisato il responsabile scientifico del progetto, Silvio Franco -, ma anche verso noi stessi e il pianeta. Non c’è nulla di cui vergognarsi”. 


Progetto Ri-Store - Le ri-box utilizzate

Progetto Ri-Store – Le ri-box utilizzate


Dei 33 ristoranti della città che hanno partecipato all’iniziativa, 25 hanno fornito dati utilizzabili e analizzabili. “Ogni giorno, a pranzo e a cena hanno compilato delle schede tecniche che ci hanno permesso di delineare le abitudini dei viterbesi che si siedono ai tavoli dei ristoranti e capire cosa maggiormente decidano di portarsi a casa” ha sottolineato Chiara Bomarsi, vincitrice della borsa di studio legata al progetto. 

Nelle tredici settimane in cui il progetto si è sviluppato, sono state utilizzate 1.927 ri-box su 80mila 311 coperti. Circa un cliente ogni 40, quindi, ha deciso di portare a casa il cibo non consumato. “Si tratta del 2,40 per cento della platea totale” ha commentato la ricercatrice Clara Cicatiello. “Tra le pietanze maggiormente asportate, le percentuali più alte riguardano i secondi piatti e la pizza. Mentre, come prevedibile, antipasti e contorni hanno raggiunto percentuali più basse”. 


Progetto Ri-Store - Da sinistra: Clara Cicatiello, Chiara Bomarsi e Marco Barbanera

Progetto Ri-Store – Da sinistra: Clara Cicatiello, Chiara Bomarsi e Marco Barbanera


Ma quale impatto ha avuto il progetto a livello ambientale? “Portare il cibo a casa ci permette di non cucinare il giorno successivo ed evitare così la produzione di alimenti – ha spiegato il ricercatore Marco Barbanera -. Con il progetto Ri-Store, solamente nel territorio di Viterbo, in termini di emissioni di CO2 il risparmio ottenuto è quantificabile alle emissioni generate da una macchina di media cilindrata che percorre 17mila 500 chilometri“. Ma non solo. A livello di consumo di acqua, “il risparmio è stato equivalente a quello di 6mila 500 docce di una durata media di cinque minuti e in termini di risorse fossili, il risparmio ottenuto con l’utilizzo delle ri-box, è stato uguale all’energia usata in un anno per riscaldare un appartamento di 33 metri quadrati” ha proseguito.


Silvio Franco

Silvio Franco


“Il progetto di fatto si è concluso – ha sottolineato il professor Silvio Franco, responsabile scientifico del progetto -, ma il nostro desiderio più grande è che possa continuare a camminare da solo, con le proprie gambe. Che i ristoratori proseguano a proporre ai propri clienti la ri-box e che sempre nuove attività si aggiungano. D’altronde il logo realizzato per noi dalla Majakovskij Comunicazione parla chiaro: è un loop con all’interno due forchette, affinché queste sane abitudini continuino a ripetersi all’infinito”.

Entusiasti anche gli imprenditori della cittò coinvolti. “Questa procedura non è solo utile, ma necessaria” hanno spiegato i rappresentanti dell’osteria Lo Spito. “La clientela è rimasta stupita positivamente perché per la prima volta eravamo noi a proporre di portare via il cibo e non viceversa”. “Da parte nostra c’è la ferma intenzione di portare avanti l’iniziativa, affinché pian piano diventi uno stile di vita più che un progetto con un inizio e una fine” ha sottolineato la rappresentanza dell’osteria Vecchio orologio.


Presentazione risultati del progetto Ri-Store

Presentazione risultati del progetto Ri-Store


Per chiunque desideri prendere parte all’iniziativa, all’università sono disponibili ancora numerose scatole sia per il cucinato che per la pizza. Per tutte le informazioni si può contattare tramite Whatsapp il numero 329.4727013. 

Barbara Bianchi

 


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20 ottobre, 2021

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