Roma – “Clima, senza un piano dettagliato su scala globale ridurre le emissioni è un’illusione”. A spiegarlo è Giorgio Parisi, studioso dei sistemi complessi e premio Nobel per la fisica 2021, in un’intervista al Corriere della sera.
“Al G20 si è raggiunta un’intesa sul contenimento del riscaldamento globale entro 1,5 gradi, ma una cosa è dirle queste cose, un’altra è stabilire concretamente una serie di misure da affrontare, una road map; altrimenti fra cinque anni ci si ritrova per constatare l’impossibilità del risultato – ha detto Parisi -. Se non si realizza un piano dettagliato, e condiviso dalle nazioni, è difficile pensare che la promessa sia mantenuta. Le previsioni ci danno uno spettro di possibilità, e anche quelle più prudenti offrono valori sicuri e affidabili che corrispondono ad aumenti forti nei cambiamenti. Quello che adesso ci serve è una maggiore ricerca per ridurre il ventaglio delle ipotesi, renderle più precise e soprattutto diventare sempre più efficaci nel controllo degli eventi imprevisti. Negli ultimi tre anni, per esempio, sono aumentati gli incendi boschivi che immettono grandi quantità di anidride carbonica nell’atmosfera. Fare una stima è arduo, ma di sicuro simili eventi accelerano il peggioramento”.
“La realtà è che si tratta di economie nazionali in concorrenza fra di loro. Il problema fondamentale è “frenare” queste economie per rallentare le emissioni e farlo con il consenso delle popolazioni – ha aggiunto il premio Nobel per la fisica -. Si è poi parlato di cento miliardi di dollari all’anno da garantire ai paesi in via di sviluppo per aiutarli nell’acquisire tecnologie energiche non inquinanti. Si tratta di noccioline per i paesi ricchi, ma ancora molti di quei soldi non sono stati erogati. Si torna sempre al ‘prometti tanto e mantieni poco’. È chiaro che bisogna far ricorso a tante risorse. A cominciare dal risparmio. Costruiamo mega-città verso le quali si incolonnano ogni giorno code di automobili… è evidente che occorre trovare il modo di consumare meno aumentando i servizi pubblici. Le nostre case devono essere adattate ad una maggiore efficienza energetica e nelle aziende è necessario introdurre processi industriali meno dispendiosi in termini di energia. E ancora: bisogna convincere i cittadini, cominciando ad esempio ad accettare di più il car sharing per muoversi. C’è un enorme spreco nella fabbricazione di automobili: diminuirla aiuterà”.
Giorgio Parisi
“Sulla questione del nucleare bisogna guardare al rapporto danni-benefici e tutto dipende dal paese – ha proseguito nell’intervista al Corriere -. Se Chernobyl fosse stata in Val Padana, con una popolazione molto superiore a quella zona dell’allora Urss, avrebbe provocato milioni di morti. In ogni caso è da escludere in Paesi come l’Italia densamente abitati. Per la quarta generazione degli impianti nucleari a fissione di cui si parla perché più sicuri, adesso esistono solo prototipi che devono dimostrare la loro qualità; tuttavia sono sempre da escludere dove vive la gente. È diverso se i cinesi vogliono realizzarle in zone remote. Senza un piano preciso è un’illusione pensare di poter raggiungere l’obiettivo ‘emissioni zero’ ”.
“Ho l’impressione che le cose in Italia non siano ben capite e ritenute necessarie – ha concluso Giorgio Parisi -. Non vedo la gente che installa pannelli solari sui tetti. A Roma se facciamo una ricognizione, sui tetti vediamo più piscine che celle solari. È evidente che le amministrazioni comunali dovrebbero predisporre regole e sollecitare i condomini per attuare degli interventi, magari offrendo assistenza ai progetti senza onere alcuno”.
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