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Glasgow - Anche Cina, Brasile e India hanno deciso di aderire - Continuano però le divergenze sull'obiettivo delle zero emissioni entro il 2050

Cop26, oltre cento paesi firmano la dichiarazione per fermare la deforestazione entro il 2030

di Edoardo Venditti
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Glasgow – Si concludono oggi i lavori della Cop26 di Glasgow, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Il summit terminerà con una dichiarazione con cui i leader di oltre cento paesi, che rappresentano l’85 per cento delle foreste mondiali, si impegnano a fermare la deforestazione e il degrado del suolo entro il 2030.


Cop26 di Glasgow

Cop26 di Glasgow


Lo comunica lo stesso governo britannico che detiene la presidente di turno sulla conferenza. Alla Cop26 di Glasgow i leader mondiali hanno dunque concordato nell’allocare oltre 19 miliardi di dollari alla lotta alla deforestazione nel periodo 2021-2025. Nello specifico, le risorse sono ripartite in 12 miliardi di fondi pubblici e 5,3 miliardi di fondi privati, e saranno impiegati per proteggere e ripristinare le foreste. Il pacchetto comprende anche attività di supporto ai paesi in via di sviluppo, il ripristino dei terreni degradati, la lotta agli incendi boschivi e il sostegno alle comunità indigene.

Tra i leader mondiali presenti al summit di Glasgow c’è grande soddisfazione per il fatto che tra i firmatari della dichiarazione finale sulla deforestazione ci saranno anche Brasile, Cina, Indonesia, Colombia e Congo.

Alla Cop26 di Glasgow si parla anche della lotta alle emissioni carboniche e di limitare a 1,5 gradi l’aumento della temperatura globale. Le trattative sulla decarbonizzazione vedono anche la partecipazione dello stesso segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, che nella giornata di ieri ha affermato: “È il momento di fare qualcosa per approfondire il nostro lavoro perché ci stiamo scavando la fossa”.

Ma è proprio su questo argomento che emergono le maggiori divisioni tra i paesi. Dalla bozza della dichiarazione finale sui cambiamenti climatici, sembrerebbero emerge solo impegni generici per quanto riguarda il raggiungimento delle zero emissioni entro il 2050. Obiettivo, questo, che sembra allontanarsi soprattutto per il freno di Russia, Cina, India e Arabia Saudita. Questo gruppo di paesi sta infatti spingendo per rimandare al 2070 la scadenza dello stop alle emissioni.

E proprio oggi, mentre a Glasgow si parla di clima e ambiente, la Cina ha annunciato di aver aumentato la produzione giornaliera di carbone di oltre un milione di tonnellate rispetto alla fine di settembre a causa delle carenze di energia. Lo ha deciso la commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma, il massimo organo cinese impegnato nella pianificazione economica. Da settimane, infatti, Pechino è alle prese con una crisi energetica dovuta all’impennata dei costi delle materie prime. Questa situazione ha fatto rallentare o fermare le attività in molte centrali, che a sua volta ha portato al razionamento dell’energia elettrica e all’aumento dei costi di produzione per le aziende.

Diversi gruppi di attivisti ambientalisti stanno criticando i leader mondiali presenti alla Cop26, che vengono accusati di tradimento e di non prendere misure concrete e determinanti per combattere seriamente i cambiamenti climatici.

Edoardo Venditti


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2 novembre, 2021

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