Viterbo – “Nella legge finanziaria risorse per il rinnovo dei contratti di tutto il personale della scuola”. La segretaria organizzativa regionale Silvia Somigli ribadisce la posizione della Uil scuola in vista delle questioni economiche che si appresta ad affrontare il paese. Di fronte a risposte insufficienti, fa sapere che si organizzerà la mobilitazione dei lavoratori della scuola con un’azione di sciopero generale della categoria.
Silvia Somigli, segretario organizzativo regionale Uil Scuola
Il mondo della scuola è in fibrillazione per le risorse destinate al contratto.
“A fine aprile – spiega Somigli – il Consiglio dei ministri ha approvato il Pnrr e a maggio le confederazioni hanno firmato il patto per la scuola al centro del paese. La scorsa settimana, il ministro Bianchi ha presentato il suo atto di indirizzo politico alle Camere e, nelle prossime settimane, il governo dovrà affrontare i principali snodi economici della vita del paese: il documento di programmazione economica e finanziaria (Def), la nota di aggiornamento per arrivare poi alla legge di bilancio. Un processo che è appunto incrociato con gli obiettivi del Pnrr.
A guardare bene tra le righe di questi provvedimenti, si legge un quadro di interventi mirato a costruire un modello di scuola molto distante da quello in cui crediamo e che abbiamo preso a riferimento”.
Qualcosa sembra non convincerla…
“Si vuole ridurre la scuola nei suoi aspetti fondanti, quelli della didattica e della cultura, al punto di doverli rinviare all’università che ha altri compiti di natura accademica e di ricerca. Svuotare la scuola è errore drammatico.
A oggi, sia gli interventi specifici previsti dal Pnrr per il sistema di istruzione, che gli atti di diretta emanazione del ministro sono orientati ad intervenire quasi esclusivamente sulle strutture materiali, che possono essere condivisibili, mentre sono più sfumate e contraddittorie quelle sul personale, aspetto che ci vede nettamente preoccupati.
Il presidente Mattarella ha detto che la scuola insegna a essere italiani e, nella scuola si trova il capitale umano necessario a una vera crescita economica e civile.
Ed è proprio la scuola della Costituzione il punto da cui partire e ripartire. E’ il modello di scuola, quello che abbiamo definito a Barbiana, poi nel contratto nazionale, che va rafforzato attraverso l’applicazione di tutti gli istituti contrattuali che ne devono dare sostanza”.
Qual è quindi la strada da intraprendere?
“Serve una prospettiva strategica con il Pnrr per avere una scuola più moderna, è questo è l’investimento più intelligente e proficuo. La scuola è assolutamente centrale e la priorità sono impegni concreti, progetti adeguati, assunzioni di responsabilità.
Una simile pianificazione attuale e prospettica, sia normativa che finanziaria, troverà il pieno e convinto sostegno della Uil Scuola.
Il nostro impegno va nella direzione di dare continuità al lavoro avviato dando risposte alle criticità più grandi: precariato, trattamento giuridico ed economico di tutto il personale, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Alla vigilia di appuntamenti decisivi per l’individuazione delle risorse finanziarie aggiuntive a quelle già esistenti, e quindi Def, Nadef, legge di bilancio e atto di indirizzo all’Aran, il nodo contrattuale riveste grande importanza”.
E quindi?
“A molte soluzioni trovate dal personale in pandemia va data risposta strutturale, così come molti istituti contrattuali vanno definiti sulla base di mutate esigenze lavorative.
Risorse adeguate e flessibilità normativa saranno i punti di riferimento per un negoziato che ancora, concretamente, stenta a partire, ma in un quadro che sia quello della comunità, della partecipazione democratica della scuola, del pluralismo e della libertà di insegnamento che sostanzia il modello costituzionale.
Una fase di ascolto e confronto nelle assemblee sarà propedeutica anche per sostenere gli obiettivi del documento, supportata da una mobilitazione dell’insieme della categoria, finalizzata a ottenere nella legge finanziaria, le risorse per il rinnovo dei contratti di tutto il personale della scuola e per portare a soluzione la situazione dei docenti precari con 36 mesi di servizio e dei Dsga facenti funzione, rimasti fuori dal pensiero dei decisori”.
In definitiva quali sono le misure concrete che non possono essere rinviate?
“Innanzi tutto, ribadire l’esclusività del contratto collettivo nazionale quale fonte regolativa; valorizzare il lavoro del personale scolastico attraverso il miglioramento del trattamento giuridico ed innalzando il livello di quello economico, superando le distanze che lo separano dagli altri lavoratori della pubblica amministrazione.
Ancora, rilanciare il ruolo della scuola dell’autonomia e degli organi di autogoverno e quindi portare a compimento gli impegni programmatici assunti sulla revisione dell’ordinamento del personal e Ata, definendo anche la condizione dei dsga facenti funzione”.
In caso di risposte insufficienti, cosa prospettate?
“Si organizzerà la mobilitazione dei lavoratori della scuola anche nella previsione di un’azione di sciopero generale della categoria”.
Scuola e pandemia. Come procede?
“La scuola è ripartita in presenza e cioè l’unico modo che reputiamo possibile nell’interesse della comunità nazionale. Questo non è il risultato di una routine o di un azzardo, ma di un lavoro silenzioso che per mesi tutto il mondo della scuola ha fatto. Tutto perché, come ha detto anche il ministro Bianchi, la scuola non ha mai chiuso, anche nei momenti più bui, ha avuto sempre la porta aperta. E lo ha fatto perché è la più grande comunità di lavoro del paese.
Per noi è una comunità che non è ‘produttiva’ in senso stretto, ma educante e capace di tirar fuori teste pensanti. Fatta di professionisti che hanno mostrato anche in tempi difficilissimi il valore dell’insegnamento, dell’istruzione e della formazione.
La didattica in presenza ha oscurato i profeti della scuola tutta sbilanciata sulle nuove tecnologie, ma il tema della sicurezza continua a essere divisivo”.
Cosa intende?
“Al di là della questione tamponi, che sono dispositivi di sicurezza e pertanto vanno a carico del datore di lavoro, le scuole hanno riaperto in una condizione complessivamente uguale a quella prima della pandemia.
Classi sovraffollate, organici, presidi sanitari e lavoratori fragili sono i temi che rimangono da affrontare e da risolvere. Il protocollo sulla sicurezza nelle scuole pubbliche (firmato e poi lasciato senza attuazione concreta: sono in questo patto le indicazioni sulla gratuità dei tamponi) e quello del sistema integrato 0‐6 su scuole pubbliche e private, che è sospeso, testimoniano una mancanza di coerenza tra azioni di ascolto e provvedimenti ministeriali.
C’è bisogno di concretezza – conclude Somigli – e di rimettere la scuola al centro, perché è qui che risiede il futuro del nostro paese”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY