Civita Castellana – Assalti no vax agli hub vaccinali, le direttive partivano anche dalla Tuscia. Per la precisione da Civita Castellana, dove ieri i poliziotti della Digos hanno perquisito l’abitazione di un 45enne indagato per associazione a delinquere finalizzata a danneggiamenti e imbrattamenti aggravati.
Gruppo no vax e no green pass, il materiale sequestrato dalla polizia
Stando alle indagini, l’uomo sarebbe stato uno dei 20mila affiliati del movimento no vax e no green pass “V_V” (Voce di lotta non violenta per la libertà e i diritti umani): gruppo, secondo gli investigatori, di proselitismo, reclutamento di affiliati (i ‘guerrieri’) e istigazione a compiere blitz contro gli hub che somministrano i vaccini anti Covid.
“L’uomo di Civita Castellana – spiega Domenico Messina, dirigente della Digos di Firenze a capo dell’operazione partita proprio dal capoluogo toscano – aveva un ruolo di leadership. Era tra gli amministratori del gruppo e come tale dava le direttive ai ‘guerrieri’, ossia agli operativi: li incitava a entrare in azione contro i centri vaccinali ed elargiva consigli, anche su come camuffarsi”. L’obiettivo era eludere eventuali indagini delle forze dell’ordine, e tra le indicazioni c’erano gli escamotage per non farsi riprendere dalle telecamere di sorveglianza.
Il 45enne indagato, sulla base delle informazioni finora raccolte dagli agenti, materialmente non avrebbe compiuto alcun assalto. Il gruppo no vax e no green pass non aveva una base operativa. Il tutto avveniva tramite l’app di messaggistica Telegram, che consentiva anche l’anonimato: non circolava nessun nome, tutti avevano un numero di matricola. “Ogni amministratore – riporta Messina – aveva un ruolo. Se li sono spartiti dopo aver accettato il diktat dell’elemento #01, che non è ancora stato identificato e pertanto risulta anonimo. Tra i leader c’era chi reclutava i ‘guerrieri’ dopo una prova, chi dava loro indicazioni sugli obiettivi e su come colpire e chi li aizzava”.
I ‘guerrieri’ erano l’ultima ruota del carro. “Venivano arruolati – ricostruisce Messina – solo se superavano un esame. A quel punto gli veniva assegnato un codice alfanumerico con cui accedere alla chat Telegram dove, oltre a ricevere le informazioni e ad essere coordinati, dovevano condividere come prova le immagini delle loro azioni di danneggiamento e imbrattamento”.
Ieri i poliziotti della Digos di Firenze, supportati dai colleghi di Viterbo diretti dal commissario capo Carlo Maria Basile, si sono recati a casa del 45enne per la perquisizione. Residente a Civita Castellana con la moglie e i figli, l’indagato (a piede libero) non è originario del comune dell’agro falisco. È un impiegato, a cui sono stati sequestrati i supporti informatici per essere analizzati.
Questa operazione non ha nulla a che vedere con quanto accaduto un mese fa sempre a Civita Castellana e sempre ai danni di centri impegnati nella lotta al Coronavirus: le buste con proiettile e minacce alla Cittadella della salute e l’hub vaccinale sabotato nella notte tra il 17 e il 18 ottobre, su cui continuano a indagare i carabinieri.
Raffaele Strocchia
– Blitz contro gli hub vaccinali, perquisizione rete no vax anche a Viterbo
