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Viterbo - Il tutto alle spalle dell'edificio che il comune spera di trasformare in un centro culturale - FOTO

“Pericolo di crollo”, monnezza e case abbandonate… l’altra faccia di Sallupara

di Daniele Camilli
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Viterbo – “Pericolo di crollo”, monnezza e case abbandonate. L’altra faccia di Sallupara, a Viterbo. Proprio alle spalle di quello che si vede. Il Giano bifronte del centro storico che da una parte è stato ripulito per ospitare in futuro un centro culturale. Dall’altra però è ancora in parte puntellato, fasciato e accompagnato dalla scritta “Pericolo di crollo” appiccicata alla rete di contenimento. “Crollo” del muro? Per il resto, attorno alla zona di “pericolo”, case abbandonate, incuria, degrado ed erba alta.


Viterbo - La zona di Sallupara

Viterbo – La zona alle spalle di Sallupara


Scuderie di Sallupara. Costruite durante il Rinascimento e legate alla vicina Rocca Albornoz, risalente alla seconda metà del trecento, le scuderie vennero prima trasformate in un carcere (XVIII secolo) poi bombardate nel 1944. Da quel momento in poi sono state abbandonate. Fino al 2010, 11 anni fa, quando l’allora sindaco Giulio Marini ottenne un milione di euro dalla fondazione Carivit per risistemare il tutto, acquistando quasi l’intera l’area del demanio, tranne una ventina di metri quadrati all’ingresso che restano per il momento in mano allo stato.


Viterbo - Le scuderie di Sallupara

Viterbo – Le scuderie di Sallupara


Il secondo intervento nell’area si deve al sindaco successivo, Leonardo Michelini, che fece l’appalto del primo stralcio dei lavori, utilizzando i finanziamenti trovati da Marini. Infine il sindaco Giovanni Arena, che quest’estate s’è impegnato a trovare i finanziamenti necessari per mettere la parola fine e restituire nuovamente l’edificio alla città. Sotto forma di centro culturale funzionale anche al rilancio del quartiere San Faustino.


Viterbo - La zona di Sallupara

Viterbo – La zona alle spalle di Sallupara


“Per completarlo in via definitiva – ha spiegato quest’estate l’assessora Laura Allegrini nel corso di una conferenza stampa– servono un milione e 400 mila euro. Fondamentali però 700 mila per mettere dentro la struttura i servizi, tirare su gli spazi con quello che serve e aprirla alle persone, soprattutto i giovani. Settecento mila euro che servono anche per evitare che banca Intesa ci tolga il finanziamento”.


Viterbo - La zona di Sallupara

Viterbo – La zona alle spalle di Sallupara


Questa la facciata. Quella che si vede in piazza Sallupara, superata la chiesa di San Faustino. Alle spalle, l’altro lato della medaglia, visibile entrando all’interno del caseggiato che si affaccia poi su via del Pilastro, il quartiere che porta lo stesso nome e pratogiardino “Lucio Battisti”. L’ingresso qualche giorno fa era aperto. Poco oltre, la rete di metallo utilizzata per delimitare le aree dove sono in corso dei lavori oppure dalle quali è meglio tenersi lontani. Anche questa era abbondantemente accessibile. 


Viterbo - La zona di Sallupara

Viterbo – La zona alle spalle di Sallupara


Di fronte al muro di Sallupara e alle scritte “pericolo crollo”, erba alta, un po’ di monnezza e una palazzina abbandonata. Se poi ci si affaccia dal parapetto, la situazione non cambia. Anzi, semmai peggiora. Con rovi aggrovigliati e tettoie simili a quelle dei gallinai di una volta. Lungo il vialetto interno che porta agli appartamenti, le piante hanno invece iniziato a coprire le facciate e invadere gli ingressi.

Daniele Camilli


– Allegrini: “Servono ancora 700 mila euro e poi Sallupara potrà essere restituita ai cittadini”

Fotogallery: L’altra faccia di Sallupara


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1 novembre, 2021

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