Viterbo – “Pochi intellettuali e tanti piccoli piccoli sola che hanno impoverito la vita culturale della città di Viterbo”. Intervista a Carlo Galeotti, direttore di Tusciaweb e ideatore dei Pirati della bellezza, alla vigilia del settimo incontro del festival della parola e del pensiero. Con Giampiero Mughini, Nuovo dizionario sentimentale. Delusioni, sconfitte e passioni di una vita. Domani Giovedì alle 17,30, auditorium Unindustria, Valle Faul.
“Il mio rapporto con i libri – racconta Galeotti – è iniziato proprio in famiglia, con mio padre, lettore tenace e pesante. A casa i libri non mancavano mai. Avevamo anche una piccola biblioteca. Adesso le biblioteche sono diventate tre, con migliaia di libri”.
Viterbo – Il direttore di Tusciaweb Carlo Galeotti
Direttore Galeotti, giovedì 13 gennaio, Giampiero Mughini presenta ai Pirati della bellezza il suo Nuovo dizionario sentimentale. Una passione in comune che avete è il collezionismo di libri. Che cosa hanno significato i libri nel tuo percorso di vita?
“Io nasco in una famiglia dove i miei genitori avevano uno, mio padre, la quinta e una, mia madre, la terza elementare. Tutte e due però sapevano scrivere e leggere. Due persone molto intelligenti. Il mio rapporto con i libri è iniziato proprio in famiglia, con mio padre, lettore tenace e pesante. Leggeva grosso modo un libro al giorno. Due tipologie in particolar modo: i gialli Mondadori e i rossi di Sonzogno, soprattutto avventure e Dumas. Mio padre leggeva in continuazione e in casa c’è sempre stata una libreria. E ne avevo anche io una, piccolissima, a fianco del mio letto. Questo è stato il primo incontro con i libri”.
Quale è stata poi la tua formazione successiva?
“La mia formazione non è quella di un intellettuale figlio di intellettuali. Mio padre era un muratore del Pilastro e le mie origini stanno tutte alle case popolari del quartiere dove sono nato e cresciuto. Fin da piccolo ho voluto una formazione scientifica e uno dei primi libri che mi ha segnato e formato è stato Cacciatori di microbi, la storia di come sono stati scoperti i vari tipi di microbi, dei loro scopritori. Anche, fra l’altro, di come sono stati scoperti i primi vaccini. Un’altra collana che leggevo da bambino era quella dei ‘medici strani’, una via di mezzo tra medici veri e veri e propri alchimisti. Comunque in casa abbiamo sempre avuto una certa competenza e dimestichezza con i libri. Quando ne avevamo in mano uno, sapevamo perfettamente di cosa stavamo parlando. Inizialmente i miei primi interessi scientifici sono andati verso la medicina. Avevo anche un teschio che tenevo sotto al letto, con tutti i permessi del caso. Pensavo anche di fare il medico. Poi l’altra passione da bambino era la logica e andavo a cercare tutto quello che mi sembrava interessante sul piano scientifico. Associando il tutto anche alla letteratura d’avventura come Jack London, Il richiamo della foresta o Zanna bianca. Insomma grande narrativa adatta a un bambino.
La fissazione per la scienza l’ho sempre avuta. Alle medie venne ad insegnare una professoressa che l’anno prima era stata al ragioneria. Insegnava matematica. Su un compito in classe di scienze mi diede 10, e questa cosa mi rafforzò. Tuttavia il vero incontro con i libri l’ho avuto in terza liceo quando la mia professoressa di italiano, Anna Arconte, una grande professoressa, quell’estate ci fece leggere una trentina di romanzi, dicendoci che poi, quando saremmo diventati dei professionisti, non l’avremmo più fatto. Quella professoressa ci insegnò come si legge un libro e i libri si impara a leggerli leggendoli, appunto. Di fatto è così. Quella professoressa è stata per me il vero battesimo dei libri anche se, come ho detto prima, nella mia famiglia si sapeva benissimo cosa fosse un libro. E come funzionano. C’è stata infine la formazione universitaria, molto importante. Decisiva. Se fai due anni di logica con un Carlo Cellucci, assumi una forma mentis particolare di sicuro. I professori universitari hanno inciso molto sulla mia formazione scientifica. Penso a Colletti, Bedeschi, Parisi ma soprattutto Somenzi”.
Quanti libri hai adesso?
“Penso di averne qualche migliaio, credo. Non li ho mai contati veramente. Ma il numero non conta. Comunque alcune migliaia. Ma l’importante è leggere i libri buoni e soprattutto capirli – sorride -. Ho comunque tre biblioteche. Una di 80 metri quadrati nello studio di casa. Poi ho una biblioteca di redazione e al suo interno c’è anche un’altra piccola biblioteca con i libri professionali. Questi ultimi si trovano nella sala grande della redazione. Qui ci sono i libri della professione e della storia del giornalismo, compresi quelli che vengono utilizzati per dare l’esame di stato. Dopodiché, e questa è la terza biblioteca, ho spostato tutti i libri che servono a costruire altri libri all’interno della sede della Galeotti editore. La biblioteca della casa editrice. Qui abbiamo soprattutto libri che servono a costruire libri. Libri di consultazione, ma anche testi che riediteremo perché significativi, come quelli del periodo fascista. Ci sono infine pezzi di cultura di immagine americana. Ad esempio le cartoline sulle feste americane. Ho inoltre intenzione di fare un libro su National Lampoon, giornale di satira per adulti americano di cui conserviamo intere annate acquistate dagli Stati Uniti. Ma questo per ora è solo un sogno. Infine c’è pure una piccola biblioteca che sta nascendo con l’esperienza del festival I pirati della bellezza. Biblioteche che crescono a seconda dei contesti. Con l’occasione del festival stiamo mettendo da parte i libri che mano mano presentiamo con la dedica dell’autore”.
Viterbo – Alessandro Haber e Carlo Galeotti
Come nasce invece la tua passione per il collezionismo?
“Io sono un collezionista, un compratore compulsivo di libri e di cose. Quasi sempre con l’ambizione di scriverci un libro. Ad esempio la collezione di matrioske ha portato a una pubblicazione sulle matrioske, unica in occidente, la collezione di documenti su don Milani ha portato al libro su don Milani. La collezione dei catechismi del periodo fascista ha portato a sua volta a diversi testi. E così via. Le mie collezioni non sono mai fine a sé stesse, ma sono sempre collegate all’esigenza di scrivere un libro”.
E quand’è che nasce l’esigenza di scrivere un libro?
“La questione nasce in questi termini. Per professione scrivo e questo faccio di mestiere. Un mestiere che viene remunerato proprio per questo motivo. Quando nacque il Corriere di Viterbo fui ingaggiato dal caporedattore Gaetano Messina. Ero già pubblicista. Prima ancora scrivevo relazioni, manifesti e volantini per ragioni politiche legate ai movimenti a sostegno dei diritti per i disabili e ai movimenti di liberazione in America Latina e nel terzo mondo in generale. Quando sono arrivato al Corriere di Viterbo venivo già da un percorso di scrittura. Poi, facendo il giornalista a Viterbo, ho iniziato anche a collaborare con Stampa Alternativa, casa editrice di livello nazionale e internazionale con sede proprio nella città dei Papi. All’inizio ho intervistato Marcello Baraghini, il suo fondatore, poi ne è nato un rapporto che si è consolidato nel corso del tempo. Con Stampa Alternativa ho pubblicato L’obbedienza non è più una virtù di don Milani. Un’operazione culturale molto interessante perché era il primo autore cattolico pubblicato da una casa editrice assolutamente laica. Dopodiché, quel Millelire fu primo nella classifica di Repubblica per diverse settimane. Tant’è che in quel periodo feci diverse conferenze in tutta Italia per presentare questo piccolo libro dedicato a un grande intellettuale come don Milani che, fra l’altro, come scoprimmo allora, venne letto per la prima volta anche da religiosi che non lo conoscevano. Quel primo libro, in formato Millelire, in realtà fu un modo di sdebitarmi per quanto avevo ricevuto sul piano intellettuale da don Milani. Ci misi sei mesi di lavoro, recuperai i volantini originali di don Milani a Vicchio. Ripristinammo il testo originale di don Milani che nelle diverse edizioni era stato un po’ tradito”.
Dopo Stampa Alternativa ci sono state anche le pubblicazioni con Garzanti e Rubbettino…
“Sì. Proposi il libro Mussolini ha sempre ragione a una decina di case editrici e tre mi risposero positivamente: Garzanti, Rubbettino e una terza più piccola, che non ricordo. Alla fine scelsi Garzanti. Poi feci anche un altro libro con Rubettino. Con Garzanti avevo iniziato il percorso per tentare di vivere con i libri. Ma è veramente difficile farlo. Bisognerebbe produrre uno, due libri all’anno con tirature da 50 mila copie ciascuno. Almeno”.
Comunque, diversi tuoi libri si trovano in molte biblioteche di tutto il mondo. Bibliothèque nationale de France, Cambridge University Library, Princeton University Library, Library of Congress, UC Berkeley Libraries, Harvard Library per fare qualche esempio…
“Credo di aver pubblicato una ventina di libri in tutta la mia vita, libri che sono finiti in diverse biblioteche in tutto il mondo. Sono in tutto il mondo soprattutto i libri sul fascismo e don Milani, ma non solo. Una di queste è la biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, dove si trovano sei miei libri. Ma questo è del tutto normale se uno scrive libri su argomenti rilevanti e con case editrici vere. Difficilmente capita con libri autoprodotti, pubblicati con case editrici inesistenti e su argomenti di nessun interesse. Adesso esiste, ed è on line, un catalogo mondiale delle biblioteche ed è facile sapere dove vanno a finire i propri libri. Le grandi biblioteche acquistano libri da tutto il mondo, in continuazione. A seconda dei propri interessi. Sono luoghi con milioni di libri. Certo, difficilmente vanno ad acquistare i testi di pseudo intellettuali da strapazzo. Figure folkloristiche che spesso si trovano in provincia”.
Viterbo – Un incontro dei Pirati della bellezza
Chi è oggi, secondo te, l’intellettuale?
“Va fatta una distinzione fondamentale tra l’intellettuale e l’erudito. L’intellettuale è colui che è in grado di abbattere dei paradigmi per costruirne ed elaborarne altri. L’erudito ripete invece a pappagallo quello che ha letto e che spesso non capisce. Per dirla con Sebastian Matta. L’intellettuale leonarda. L’erudito no. L’intellettuale è capace di leonardare e vede sotto l’apparenza delle cose e costruisce il futuro”.
A Viterbo ci sono più intellettuali o più eruditi?
“A Viterbo di intellettuali veri ne vedo pochi. Tuttavia ci sono alcuni. E spesso sono persone che sono dovute andare via da Viterbo. Penso a un grande fotografo come Sandro Vannini, a un Claudio Margottini, a un Alfonso Antoniozzi, un Marcello Baraghini, un Giorgio Nisini… Solo per fare degli esempi di intellettuali che si muovono nel mondo. Ma penso pure ad Antonello Ricci, che, per sua scelta, si muove in ambiti più ristretti e locali. Forse scordo qualcuno, ma la memoria è selettiva. Si sa – dice non senza ironia -. Non parliamo poi di quello che è diventata l’università con l’attuale rettore Stefano Ubertini. Si è fatto un salto indietro di oltre venti anni. Ha fatto ridiventare l’università un corpo estraneo alla città. Senza un straccio di idea della funzione dell’università all’interno della città. Si è tornati ai tempi di Scarascia, ma almeno quello era uno scienziato di un certo valore. Poi c’è tanta fuffa di pseudo intellettuali, pseudo giornalisti, falsi giornalisti, di piccoli truffatori di provincia che hanno veramente impoverito la vita culturale della città. Mussolini li chiamava “canguri giganti” sempre a tener bordone a chi ha il potere per avere qualche regalia in denaro da mettere nel grande marsupio. Gente che non produce mai nulla di concreto. Di nuovo e bello”.
Quanto conta per un giornalista scrivere un libro o averne già scritti alcuni?
“Io penso che un giornalista debba saper scrivere qualunque cosa e in qualsiasi ambito. Per cui l’abilità è quella di sapere come ogni volta si scrive in un determinato ambito. Tutti i giornalisti di livello scrivono libri. Ma non libri autoprodotti, ma con un editore. Un editore rappresenta anche un vaglio di qualità e originalità. Con una redazione interna che valuta il prodotto che gli stai proponendo. E fra l’altro, è li che si incontrano le figure più belle della cultura italiana. Come mi è capitato anche personalmente alla Garzanti o alla Feltrinelli di Milano. Non sono persone che scrivono libri, necessariamente, ma che creano cultura. Organizzano la cultura. Un lavoro ben più importante. Sono quelli che permettono alla cultura di essere in atto. Persone che scelgono i libri che poi le persone leggono. Personaggi che creano strutture all’interno delle quali viaggiano i libri e le idee. Si tratta di grandi organizzatori di cultura, come ad esempio Gobetti o lo stesso Marcello Baraghini, oppure il mitico editore bolognese Formiggini. Geni assoluti, apparentemente in seconda fila, ma sono invece i veri organizzatori della cultura di una nazione”.
Invece la differenza tra un giornalista e un uno pseudo giornalista?
“In primo luogo in Italia, fino a prova contraria, un giornalista per fare questo mestiere deve essere iscritto all’ordine. Se è un professionista deve aver superato un esame di stato non banale. Un giornalista è uno che fa cronaca ed è indipendente. Uno pseudo giornalista è invece uno che sta al servizio di qualcun altro”.
Quanto manca a Viterbo un gruppo di intellettuali capaci di unirsi e pensare una nuova idea di città?
“Penso che a Viterbo manchi proprio questo. Un gruppo di persone di livello, intellettuali che elaborino cose. Poi spetta ai politici avere l’intelligenza di farne qualcosa o meno. Tuttavia se manca una progettualità da cui poter muovere, raramente un politico ha una sua capacità di elaborazione. E quando parlo di progetti fatti da intellettuali, parlo anche di progetti economici riguardanti i diversi settori che caratterizzano il territorio. Una delle caratteristiche del territorio della Tuscia è ad esempio il marchio Etruschi. La parola Etruschi apre le porte del mondo. Un aspetto che avevo sottolineato in un progetto per la città che proponemmo sulla nostra testata e che l’allora sindaco Michelini presentò al ministro Franceschini quando venne a Viterbo. Poi dobbiamo saperci guardare intorno e prendere esempio da altre esperienze, come ad esempio Civita di Bagnoregio diventata la vera capitale turistica della Tuscia”.
Quanto un giornale si può fare veicolo di questa esigenza?
“Un giornale si può fare veicolo di questa esigenza, ma ci vogliono anche persone che siano in grado di elaborare questa esigenza. Un giornale in sé non è detto lo possa o debba fare, non è suo compito specifico. Ma può farlo”.
Come sta andando il festival I pirati della bellezza?
“Abbiamo problemi perché, fino ad ora, il pubblico è stato straboccante e strabordante. Troppe persone vogliono partecipare agli incontri e non possiamo soddisfare tutte le richieste. Molti rimangono fuori dalle sale, le più grandi di Viterbo, che hanno un numero di posti non flessibile per via del Covid. E poi non abbiamo potuto dar seguito a tutte le richieste di aziende e associazioni che vogliono sponsorizzare l’evento. Abbiamo dovuto mettere, anche in questo caso, dei limiti spaziotemporali, per così dire. Forse riusciamo a risolvere questi problemi con l’edizione estiva. Ma va bene, si tratta solo di happy problems, alla fin fine. E quindi va più che bene”.
Daniele Camilli
Il prossimo incontro dei Pirati della bellezza
Giampiero Mughini, Nuovo dizionario sentimentale. Delusioni, sconfitte e passioni di una vita, Auditorium Unindustria, via Faul 17, Viterbo.
INGRESSO GRATUITO – 40 libri in regalo ai partecipanti all’evento grazie a Todis
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Chi è Giampiero Mughini
Giornalista, scrittore, opinionista e conduttore televisivo italiano. Narratore delle vicende politiche e sociali del nostro paese (Addio compagni, Mondadori 1987; Gli anni della peggio gioventù, Mondadori 2009; Addio gran secolo dei nostri vent’anni, Bompiani 2012), è stato tra i fondatori del Manifesto, ha collaborato con L’Europeo, Panorama, Il Giornale di Montanelli, Libero, Il Foglio. Dalla fine degli anni ottanta si è distinto come opinionista sul piccolo schermo. Ha pubblicato oltre 40 libri.
Ha partecipato anche alla registrazione di alcuni lungometraggi: viene chiamato da Nanni Moretti nel 1978 per interpretare la parte di un intellettuale nel film Ecce Bombo; sarà poi un cinico presentatore televisivo in Sogni d’oro, nel 1981. Venti anni più tardi sarà Leonardo Pieraccioni a volerlo nel cast del suo film Il mio West (1998), diretto da Giovanni Veronesi. Nel 2008 fa parte del cast del film L’allenatore nel pallone 2 di Sergio Martino, dove interpreta se stesso. Nella sua casa ha una collezione di oggetti in stile liberty e, tra l’altro, di fotografie d’epoca, tavole autentiche di famosi illustratori italiani del Novecento, e ventimila libri, di cui duemila molto rari.
I Pirati della Bellezza – Il prossimo appuntamento con Giampiero Mughini, Nuovo dizionario sentimentale. Delusioni, sconfitte e passioni di una vita, Auditorium Unindustria, via Faul 17, Viterbo.
I Pirati della Bellezza – Festival della Parola e del Pensiero è promosso da Piattaforma 2.0 e viene realizzato grazie a Fondazione Carivit, Ance, Unindustria, Merlani costruzioni, Cr Project service, Immobiliare Viterbo, KDS, Fratelli Aquilani, Belli srl impianti tecnologici, SegantiniAssicurazioni.it, Terme dei Papi, Vestri Telecom Group, Active Network, Confagricoltura, CNA, Confartigianato, Centroauto, Tusciaweb, Libreria Fernandez, Majakovskij comunicazione, Panta CZ. I Pirati della Bellezza – Festival della Parola e del Pensiero regala libri grazie a Terme dei Papi, Menichelli Gioielli, Todis, Paolo Pelliccia, Dm Ecologia, Sigma, CGE.
DIO È UN LIBRO…
Un Libro sospeso per la libertà e la creatività
I Pirati della Bellezza, festival della Parola e del Pensiero, regala una copia di ogni libro in presentazione a 40 partecipanti a ciascun evento. Grazie a Terme dei Papi, Menichelli 1912, Todis, Paolo Pelliccia, Dm Ecologia, Sigma, CGE
Un libro sospeso è come regalare un canestro di bellezza, intelligenza e incanto… Per la prima volta un festival di libri regala libri. I Pirati della Bellezza regala libri. Un libro è un mondo di idee, di fatti e di racconti che educa alla libertà e alla fantasia. Nella storia c’è stato chi ha bruciato libri, chi li ha messi all’indice, chi li ha disprezzati e calpestati. Noi pensiamo che i libri siano portatori, sani o malati, del virus della libertà e della creatività. Sono capaci di farci scoprire mondi, inferni, paradisi mai visti. Sono capaci di farci vivere milioni di vite che non avremmo mai vissuto. Milioni di avventure. Milioni di piaceri e dolori. Un libro è capace di narrare perfino piaceri e dolori inenarrabili. Un libro, in buona sostanza, è capace di descrivere ciò che non è descrivibile. E subito dopo ci permette di dormire sotto le rassicuranti coperte del nostro piccolo letto. Cento pagine di carta stampata sono in grado di parlarci di Dio e dell’infinito. Di massacri e resurrezioni. Senza infingimenti, senza falsi timori di inadeguatezza. E allo stesso tempo ci spiegano che “ci sono più cose in cielo e in terra di quanto ne possa sognare la nostra filosofia”. Per dirla tutta: Dio, se esiste, non può non essere un libro…
Un meraviglioso libro di luce e di tenebre, ovviamente.
Noi intanto, per non saper né leggere né scrivere, regaliamo libri. E lo facciamo nello spirito di una grande capitale della cultura europea: Napoli. Dove nei bar è tradizione lasciare un “caffè sospeso” per un prossimo avventore. Come dire un piccolo dono a uno sconosciuto che crea un legame nel segno della comune umanità e nel segno della gentilezza. Valore ormai desueto e antico.
I Pirati della Bellezza
Istruzioni per l’uso: Le aziende e le persone che vogliono sponsorizzare l’iniziativa “Un libro sospeso per la libertà e la creatività” possono scrivere un messaggio via Whatsapp a I Pirati della Bellezza al 3387796471. Verranno ricontattati.
Il festival I Pirati della Bellezza è reso possibile da aziende, associazioni e fondazioni illuminate che hanno il coraggio di costruire cultura e di volare. Perché la cultura è il futuro dell’umanità. La cultura è l’uomo! La cultura è quello che ci fa umani. E solo la cultura ci può salvare. La cultura è volare. E noi vogliamo volare…
I Pirati della Bellezza – Festival della Parola e del Pensiero è promosso da Piattaforma 2.0 e viene realizzato grazie a Fondazione Carivit, Ance, Unindustria, Merlani costruzioni, Cr Project service, Immobiliare Viterbo, KDS, Fratelli Aquilani, Belli srl impianti tecnologici, SegantiniAssicurazioni.it, Terme dei Papi, Vestri Telecom Group, Active Network, Confagricoltura, CNA, Confartigianato, Centroauto, Audiotime, Il Gargolo, Tusciaweb, Libreria Fernandez, Majakovskij comunicazione, Panta CZ.






