Viterbo – (sil.co.) – Confermati i palpeggiamenti. Alla vigilia di Natale, una bambina di 13 anni, residente in un centro della provincia, ha testimoniato in tribunale al processo contro il nonno accusato di violenza su minore aggravata dal vincolo di parentela.
La piccola, la cui versione non era stata cristallizzata nella forma dell’incidente probatorio, è stata sentita in forma protetta lo scorso 22 dicembre, a porte chiuse, davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini.
La vittima, seppure con qualche contraddizione, avrebbe confermato i palpeggiamenti spinti già emersi in sede di indagini preliminari e riferiti agli investigatori dalla madre al momento della denuncia.
Il suocero, secondo l’accusa, avrebbe approfittato dell’opportunità di trascorrere del tempo da solo con la nipotina, di cui si sarebbe preso cura mentre i genitori erano al lavoro.
Abusi su minori (foto generica)
Imputato di violenza sessuale aggravata su minori, un sessantenne, difeso dall’avvocato Luca Nisi. Anche per la figlia minore, si è invece costituita parte civile la madre, una trentenne, assistita dall’avvocato Remigio Sicilia. Il legale, all’udienza di ammissione delle prove del giudizio immediato nei confronti del nonno, celebrata lo scorso 21 maggio, ha chiesto di ascoltare la vittima in udienza.
Il sessantenne, secondo il capo d’imputazione, approfittando dei momenti in cui era solo con la piccola, figlia del figlio, avrebbe “costretto la nipote a subire, con azione repentina e imprevedibile, toccamenti ripetuti nelle parti intime”.
In più circostanze, secondo l’accusa, l’uomo avrebbe approfittato della piccola “abusando della condizione di inferiorità psichica, correlata all’età e al legame di discendenza”.
Gli altri testimoni dell’accusa, tra cui la madre della piccola, erano stati sentiti, sempre a porte chiuse, lo scorso mese di novembre. Il prossimi mese di giugno, invece, il processo riprenderà con l’ascolto dei testimoni di parte civile e dei testimoni della difesa.
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