Viterbo – “Floriano Canela ci ha insegnato a camminare prendendo gli altri per mano, soprattutto chi è in difficoltà. Ci ha insegnato a non giudicare puntando il dito, perché, così ci diceva, se punti il dito di una mano verso un tuo fratello, le altre tre accusano te”. “Floriano Canela ha diffuso la cultura dello sport insegnando alle persone ad essere perseveranti e a lottare”. Ieri pomeriggio l’addio a Floriano Franklin Canela, morto a 70 anni dopo un lungo periodo di malattia.
Viterbo – I funerali di Floriano Canela
Figura storica per Viterbo. Dal punto di vista sportivo, con la scuola di capoeira, arte marziale brasiliana, e per la sua capacità di intrecciare rapporti profondi con le persone e il tessuto sociale cittadino in generale. Ha fatto infine parte della comunità neocatecumenale che ieri ne ha celebrato memoria e funerale nella chiesa di San Leonardo Murialdo a Viterbo.
Floriano Franklin Canela
“Canela – hanno ricordato i suoi fratelli prima che iniziasse la messa, dall’altare – è stata una persona senza maschere né filtri, con tutte le sue fragilità. Ci ha insegnato a camminare prendendo l’altro per mano, soprattutto se in difficoltà. Senza giudicare. Quando incontri un fratello, ci diceva, e lo giudichi puntandogli contro il dito, le altre tre dita giudicano te”.
Floriano Canela era nato a Rio de Janeiro nel 1951. Si era poi trasferito a Viterbo nei primi anni ’80, fondando il gruppo di Capoeira Mangangà nel 1982.
“Floriano è morto con la fede nel cammino neocatecumenale. Una fede che ci porta a non aver paura della morte – hanno ricordato le persone che hanno parlato dall’altare -. Questo mondo ci bombarda con la paura della morte, cosa che Floriano non aveva. Floriano era una persona sorridente e profonda. È andato in cielo un pilastro della nostra comunità facendoci sperimentare un pezzetto di paradiso. Un paradiso che si può vivere anche qui, su questa terra”.
Viterbo – I funerali di Floriano Canela
La chiesa del Murialdo è piena di gente. Accanto a Floriano ci sono i testi sacri, la palma con cui si rinnova il battesimo, il cero pasquale, simbolo della resurrezione. “La vita – ha detto don Angelo Bissoni che ha celebrato la messa – che non conosce tramonto. L’eternità. Avere una fede profonda nella vita che non finisce. Floriano ha provato tante difficoltà nella vita, familiari e di lavoro. Ma ha affrontato tutto con coraggio e con il sorriso. Diffondendo la cultura dello sport con cui ha tolto tanti ragazzi dalla strada insegnandogli a lottare”.
Viterbo – I funerali di Floriano Canela
I rituali durante il funerale si intrecciano. Prima parlano la famiglia e la comunità. Poi inizia la messa. In sinergia gli uni con gli altri. In qualche modo, la nuova chiesa che si affaccia e viene al mondo in questi momenti di dolore che però segnano un passaggio profondo nella comunità, e nell’epoca che si sta vivendo, in cui si manifestano. Liturgie che attraversano con i canti che si affiancano alle scritture e il credo recitato attorno al corpo del del defunto, all’interno di un solo corpo che è quello dell’aula che tutto quanto insieme risponde compatto con un solo canto e un solo credo.
“Il corpo della Chiesa è unico – ha poi detto don Angelo -. La chiesa è una sola e la preghiera porta grazia a tutta la chiesa. Il dono della preghiera e delle opere di misericordia, che sono grazia per tutti noi e benedizioni alla bontà di nostro Signore”.
Viterbo – I funerali di Floriano Canela
Canela è stato pioniere della disciplina brasiliana della capoeira, diventando in poco tempo un vero e proprio punto di riferimento per questo sport. La capoeira è un’arte marziale brasiliana che combina elementi di danza, acrobazie e musica. Era praticato schiavi in Brasile all’inizio del XVI secolo.
Viterbo – I funerali di Floriano Canela
Canela lascia 6 figli, tutti in chiesa l’uno accanto all’altro. Infine i fiori, anch’essi accanto a Canela. “I fiori che parlano di bellezza – ha concluso don Angelo -, preghiere e opere di bontà. La bellezza che non conosce tramonto ma eternità”.
Daniele Camilli
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