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Giorno della memoria - A chiederlo, più di un anno fa, a titolo simbolico, il nipote di Angelo Di Porto deportato nei campi di sterminio nazisti nel 1944 - Chiesto anche di abbassare l'epigrafe in via della Verità 19 - FOTO

“Ridate a mio nonno la licenza d’ambulante che gli è stata tolta dai fascisti viterbesi perché ebreo…”

di Daniele Camilli
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Viterbo – “Sono fiero delle mie origini viterbesi ed è più di un anno che ho chiesto al comune di ridare a mio nonno Angelo Di Porto quella licenza di ambulante che gli era stata tolta dopo le leggi razziali perché ebreo. Purtroppo non ho mai avuto risposta”. Una richiesta che ieri mattina, nell’aula magna dell’università degli studi della Tuscia, il nipote che porta il suo stesso nome, Angelo Di Porto, ha rinnovato al commissario straordinario Antonella Scolamiero.


Viterbo - Mauro Corbucci e Angelo Di Porto

Viterbo – Mauro Corbucci e Angelo Di Porto


L’occasione è stata il conferimento della medaglia di Giusta tra le nazioni a Rita Corbucci, una delle più alte onorificenze che lo stato di Israele conferisce ai non ebrei che hanno salvato gli ebrei dallo sterminio nazista durante la seconda guerra mondiale. A rischio della propria vita e senza alcun compenso in cambio. Senza nulla in cambio. Solo per dovere di umanità.


Viterbo - Silvano Di Porto e Rita Corbucci

Viterbo – Silvano Di Porto e Rita Corbucci


Così come per dovere dovrebbe essere abbassata l’epigrafe che in via della Verità 19 ricorda, purtroppo a metri di altezza i nomi di Emanuele Vittorio Articoli, Letizia Di Porto e Angelo Di Porto che da quella casa vennero deportati nel dicembre del 1943 per finire ad Auschwitz e non fare mai più ritorno. Una richiesta, quella di abbassare l’epigrafe di via della Verità, diventata ormai corale. “E’ stata messa lì – ha testimoniato anche ieri Luca Bruzziches, studioso della Shoah a Viterbo e della storia di Rita Corbucci e Silvano Di Porto – per evitare atti di teppismo”. “Un’immagine di Viterbo veramente brutta – ricordava il Giorno della memoria il presidente dell’Anpi Enrico Mezzetti -. Un’epigrafe che ricorda la Shoah messa a metri d’altezza perché i viterbesi avrebbero potuto farla oggetto di atti di teppismo. Abbassarla sarebbe un atto di rispetto nei confronti della memoria degli ebrei viterbesi uccisi da nazisti e fascisti e un atto di rispetto nei confronti della città”.



Rita Corbucci è Giusta tra le nazioni perché ha salvato dalla morte nei campi nazisti Silvano Di Porto, padre Angelo Di Porto. La prima aveva 17 anni, il secondo 6. Senza pensarci un attimo. Ieri, a ritirare all’università degli studi della Tuscia, il figlio di Rita, Mauro Corbucci. A consegnarla Smadar Shapira in rappresentanza dello stato d’Israele. Nell’aula magna dell’Unitus, assieme alle famiglie Corbucci e Di Porto e a Shapira, anche il rettore dell’Unitus, Stefano Ubertini, il commissario straordinario di Viterbo Antonella Scolamiero, Ruth Dureghello, presidente della comunità ebraica di Roma, Uriel Perugia, segretario generale Ucei, Unione delle comunità ebraiche italiane, Claudio Procaccia, direttore del dipartimento cultura della comunità ebraica di Roma, e in collegamento video Milena Santerini, coordinatrice nazionale lotta all’antisemitismo. A moderare la giornata, il docente Unitus Tommaso Dell’Era. Seduti tra il pubblico anche il presidente della provincia Alessandro Romoli, il questore Giancarlo Sant’Elia, il presidente della fondazione Carivit Marco Lazzari e l’ex consigliera comunale Luisa Ciambella.


Viterbo - Mauro Corbucci e Smadar Shapira

Viterbo – Mauro Corbucci e Smadar Shapira


“La nostra famiglia – ha raccontato Mauro della madre Rita – abitava sopra il negozio dei Di Porto in via Saffi. L’amicizia era molto solida e si intensificò con le leggi razziali. I bambini non potevano andare a scuola e Silvano venne lasciato a mia madre che lo portava a spasso, giocando con lui. Quel giorno venne avvisata che stavano deportando tutte le famiglie ebree di viterbo. Non ci pensò un attimo, prese il bambino e lo portò in campagna, dalle parti di Santa Maria in Gradi. Poi di nuovo a casa, dove non c’era più nessuno perché tutti erano stati deportati. Mia madre si rese conto che Silvano era solo e lo portò con se’, a casa, dove fu tenuto nascosto per sei mesi grazie anche ai genitori di mia madre Giuseppe e Irene lo hanno accolto. Mia madre per 6 mesi non parlò con nessuno perché c’era il rischio che qualcuno potesse fare la spia. Giocavano in casa con Silvano che dormiva in un cassetto del comò”.


Viterbo - La cerimonia dei Giusti fra le nazioni

Viterbo – La cerimonia dei Giusti fra le nazioni


“Lo stato di Israele – ha ricordato Smadar Shapira – ha assunto l’impegno di ricordare gli orrori della Shoah e di rendere eterni i nomi delle sue vittime. Ma la Shoah porta con sé anche la storia di migliaia di non ebrei che hanno deciso di agire contro una terribile realtà e di andare controcorrente. Persone che ci hanno aiutato a mantenere la fede nella solidarietà umana. Uomini e donne che nell’ora più buia non sono rimasti indifferenti alla sofferenza umana”.



La consegna della medaglia di Giusta tra le nazioni a Rita Corbucci è avvenuta nell’aula magna dell’Unitus a Santa Maria in Gradi, il complesso architettonico medievale usato come carcere speciale durante l’epoca fascista. Per imprigionare gli antifascisti. Come ad esempio Emilio Sereni e Altiero Spinelli, chiusi anch’essi a Santa Maria in Gradi. E per far transitare gli ebrei viterbesi diretti ai campi di sterminio durante l’ultima guerra mondiale. A ricordarli un’epigrafe proprio all’ingresso dell’aula magna.


Viterbo - La cerimonia dei Giusti fra le nazioni

Viterbo – La cerimonia dei Giusti fra le nazioni


“In questo luogo – sta scritto – carcere all’epoca della Repubblica sociale italiana e dell’occupazione nazista, furono detenuti dodici ebrei, già vittime dal 1938 della persecuzione razzista antisemita dello stato italiano, rastrellati a Viterbo e provincia nel dicembre 1943. Dieci furono deportati nel marzo 1944 prima nel campo di Fossoli, poi nei campi nazisti. Nove furono assassinati. Una sola persona fece ritorno. L’università degli studi della Tuscia li ricorda. Angelo Di Porto, Letizia Anticoli, Jader Spizzichino, Marta Coen, Martino Wolff, Matilde Levy, Reale Di Veroli, Anna Di Veroli, Letizia Di Veroli, Angelo Moscati, Adalgisa Efrati, Arnoldo Majer. 27 gennaio 2020”.


Viterbo - Rita Corbucci

Viterbo – Rita Corbucci


Un’epigrafe voluta da un’università che in questi anni si è resa protagonista del recupero e della tutela della memoria della Shoah a Viterbo e nella Tuscia. Con le pietre d’inciampo in via della Verità e con il contributo dato allo sviluppo del Labirinto della memoria dell’associazione Semi di Pace a Tarquinia grazie anche al lavoro della ricercatrice Elisa Guida. Esistono ancora anche le celle dove sono stati chiusi gli ebrei viterbesi. “Si trovano vicino la biblioteca dell’ateneo”, ha ricordato il rettore Stefano Ubertini. Non a caso lo stato di Israele ha scelto l’Unitus per conferire una delle sue più alte onorificenze, e lo ha ha fatto perché l’università viterbese si è distinta a difesa della memoria degli ebrei viterbesi deportati, sostenendo e sollecitando inoltre percorsi di ricerca che stanno permettendo di rendere onore e riconoscimento anche a chi ha contribuito a salvare vite. 


Viterbo - Silvano Di Porto

Viterbo – Silvano Di Porto


“Rita Corbucci – ha detto il rettore Stefano Ubertini – era una ragazza di 17 anni che sapeva perfettamente distinguere il bene dal male, scegliendo senza nemmeno pensarci il primo. Come suo dovere. La memoria è fondamentale per capire e trasmettere valori decisivi alle nuove generazioni. Un ricordo attivo, la consapevolezza di ciò che è stato e delle sue radici. Fondamentale per evitare che si possa cancellare la prova che l’uomo è capace di annientare l’uomo con una disumanità incredibile. E per ricordare che l’università è un luogo di cultura antirazzista e antifascista”.

Daniele Camilli


Fotogallery: Rita Corbucci Giusta tra le nazioni – La consegna della medaglia

“Rita Corbucci ha scelto il bene per la vita nell’ora più buia”


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2 febbraio, 2022

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