Viterbo – “Oltre 320 euro di aumento in meno di una settimana. Più di 560 in un paio di mesi. Un dato che si traduce in un incremento di 13 mila euro annui per effettuare il pieno di un camion”. Sono questi gli aumenti del costo del gasolio che stanno mettendo in ginocchio gli autotrasportatori in tutta Italia. Lavoratori che nei giorni scorsi avevano convocato un blocco dei trasporti previsto per il 4 aprile. Un fermo che potrebbe avere ripercussioni pesanti sull’intera economia del paese e nel breve periodo sugli approvvigionamenti dei supermercati.
Il timore delle organizzazioni delle piccole e medie imprese è poi quello che sia in atto una speculazione senza precedenti con un impatto catastrofico sulle tasche dei lavoratori. Nel momento peggiore di tutti, con la pandemia ancora in corso e una guerra in Ucraina che rischia di estendersi a tutto il continente europeo.
Gli aumenti del costo del Gasolio – Elaborazione Cna
Nel fine settimana il governo ha tuttavia approvato il decreto energia che prevede un taglio di 25 centesimi delle accise sulla benzina fino ad aprile. L’intervento previsto dall’articolo 1 del decreto le farebbe scendere a 47,8 centesimi per quanto riguarda la benzina e 36,7 quelle sul gasolio. L’accisa sulla benzina ammonta infatti a 72,8 centesimi di euro per ogni litro, la seconda d’Europa, e quella sul gasolio a 61,7 centesimi al litro, la più alta dell’Unione europea.
Viterbo – Luigia Melaragni
Gli aumenti del costo del gasolio. Le tabelle sono state elaborate da Cna Viterbo e Civitavecchia, la Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa.
“Dopo due anni difficilissimi – spiega la segretaria generale della Confederazione, Luigia Melaragni – in cui l’andamento dell’economia è stato condizionato dall’emergenza Covid, la ripartenza del tessuto produttivo del nostro paese è stata messa costantemente a rischio da aumenti dei prezzi incontrollati e ingiustificati. Prima l’allarme per il caro materiali, poi per il caro energia, e nelle ultime settimane quello per il caro carburante. In quest’ultimo caso, la fiammata senza precedenti dei prezzi ha colpito pesantemente le imprese di autotrasporto, mettendone in pericolo la prosecuzione delle attività”.
Secondo Cna, occorre risalire a circa dieci anni fa per rintracciare incrementi di gasolio per autotrazione simili a quelli che la categoria sta subendo in questo periodo. Nel 2012, infatti, il prezzo medio alla pompa si era attestato a 1,705 euro per litro, quello industriale a 0,803 euro/litro. Nell’anno del lockdown, il 2020, la media del prezzo industriale (0,462/litro) è stata la più bassa degli ultimi cinque anni. Nella settimana del 17 febbraio 2022 si è invece registrata la più alta (0,782/litro), con un incremento del 30% rispetto al 2019 e del 41% sul 2018.
Alla data del 17 febbraio 2022, questa impennata, sommata al peso dell’accisa e dell’Iva, calcolata sull’importo determinato dalla somma del prezzo industriale e dell’accisa, ha determinato un prezzo finale alla pompa di 1,708 euro/litro. Dunque un balzo di 39 centesimi/litro (+29,63%) rispetto al 2020.
“Secondo i calcoli di Cna Fita – prosegue Melaragni – tale dato si traduce in un incremento di 13 mila euro annui per effettuare il pieno di un camion, considerando 33 mila litri per 100 mila chilometri di percorrenza. Purtroppo, nell’ultimo mese la corsa del costo del gasolio è proseguita e sembra inarrestabile. Va sottolineato che per le imprese di autotrasporto il solo costo del gasolio incide per oltre il 30% dei costi totali di gestione”.
Significativo inoltre l’aumento del prezzo del metano per autotrazione che, rispetto al 2018 (0,970 euro per Kg), ha evidenziato, con riferimento al mese di dicembre 2021 (1,810 euro/Kg), un incremento di 0,84 euro/kg, tanto da decretare una maggiorazione pari all’86,60%. “Una stangata – sottolinea la segretaria di Cna – che finisce col penalizzare le imprese che hanno effettuato investimenti green, acquistando veicoli a metano”.
Un autotrasportatore
Le ripercussioni. “Senza l’adozione nell’immediato – commenta Luigia Melaragni – di misure straordinarie contro il caro carburante, a breve ci troveremmo di fronte a uno scenario ancora più drammatico di quello attuale, con l’inevitabile riduzione del numero delle imprese e l’ulteriore peggioramento delle condizioni di lavoro e dei livelli di sicurezza nella circolazione sulle strade”.
Riguardo al movimento anagrafico delle imprese di autotrasporto, negli ultimi decenni il saldo negativo tra iscrizioni e cessazioni è stato costante. Attualmente sono 416 le imprese della provincia di Viterbo iscritte nel Registro elettronico nazionale (Ren) e che esercitano la professione di trasportatore su strada. Circa 150 sono realtà di piccole dimensioni. Aziende che nella Tuscia occupano in tutto circa 1100 addetti.
“Rispetto al 2008 – aggiunge Melaragni – abbiamo perso più di 100 imprese. Un dato che non può non destare preoccupazione, anche sul piano sociale. L’esplosione dei prezzi del carburante ha dunque accentuato la situazione di estrema precarietà del settore. L’autotrasporto sostiene i costi di gestione più alti d’Europa, riuscendo con difficoltà a competere con la concorrenza delle imprese estere, soprattutto dell’Est Europa i cui costi di partenza sono di gran lunga inferiori. Un settore che deve inoltre fare conti ogni giorno con numerose criticità, compresa la totale inadeguatezza della rete infrastrutturale”.
Gli aumenti del costo del Gasolio – Elaborazione Cna
Le richieste degli autotrasportatori. Le proposte della Cna contro il caro carburante sono sostanzialmente cinque.
La prima, calmierare l’incremento del costo del gasolio. Due le misure proposte per contenere il costo del carburante: un credito d’imposta, da utilizzare anche temporaneamente, e l’adeguamento automatico del costo del gasolio, da rendere strutturale. “Tale circostanza – dice Melaragni – è già prevista. Si chiede che sia resa effettivamente esigibile, sia in presenza di contratto scritto che in sua assenza, così come sancito dal comma 5 dell’articolo 83 bis del decreto legge 112/2008, come modificato dall’articolo 1, comma 248, della legge 190/2014.
La seconda richiesta. Rendere effettivamente esigibili i valori indicativi di riferimento. “L’articolo 1, comma 250, della legge 23 dicembre 2014 n. 190 ha previsto – spiega Luigia Melaragni – la pubblicazione dei valori indicativi di riferimento a opera dell’allora ministero delle infrastrutture e dei trasporti. La loro originaria pubblicazione è avvenuta con decreto del Mit n. 206 del 27 novembre 2020 e da allora non erano stati più aggiornati. Il 22 febbraio di quest’anno, il ministero dei trasporti e della mobilità sostenibili ha mantenendo fede agli impegni presi, provvedendo ad aggiornare i valori indicativi di riferimento dei costi di esercizio delle imprese di autotrasporto. Valori che non hanno natura cogente. Nonostante ciò, vige l’obbligo di tenerne conto per il rispetto dei principi di adeguatezza in materia di sicurezza stradale e sociale anche nella fase di determinazione del corrispettivo in sede di conclusione del contratto di trasporto. È necessario pertanto che i valori pubblicati siano resieffettivamente esigibili. Se inferiore alle forcelle ivi previste, il prezzo applicato non è idoneo a garantire idonei livelli di sicurezza stradale e sociale”.
La terza richiesta riguarda invece i tempi di pagamento. “L’articolo 8 bis del decreto legge 25 giugno 2008 n. 112 regolamenta il ‘termine di pagamento del corrispettivo relativo ai contratti di trasporto merci su strada’. Purtroppo però, tale strumento normativo non ha mai dato i risultati attesi dalla categoria. Proponiamo quindi di uniformare tale disposto a quanto previsto nel decreto legge 24 gennaio 2012 n. 1 all’articolo 62, recante la ‘Disciplina delle relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari’.
Le ultime due proposte di Cna chiedono infine di contenere l’aumento del costo dei traghetti da e per le Isole con misure distinte di intervento per la Sicilia e la Sardegna, e un fondo per agevolare l’esodo. “L’istituzione di un Fondo per agevolare l’esodo delle Pmi è necessaria per diminuire il numero delle imprese iscritte al relativo Albo, aumentarne il livello dimensionale e compensare la perdita di valore derivante dalla liberalizzazione dell’accesso al mercato”.
Viterbo – Trasversale
La trattativa con il governo. Al tavolo attivato presso il ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, Cna Fita e le altre organizzazioni di categoria che fanno parte di Unatras avrebbero firmato, con riserva di ratifica da parte dei propri organismi, un protocollo di intesa presentato dalla viceministra Teresa Bellanova. Le norme proposte sono state discusse nel fine settimana durante la riunione del Consiglio dei ministri.
Tra le richieste avanzate dalle associazioni di categoria ci sono anche l’obbligo di valori indicativi nei contratti verbali, l’esonero dal versamento del contributo Art per l’anno 2022, vale a dire il contributo pari allo 0,6 x 1000 del fatturato che interessa le imprese che ne hanno uno superiore ai 3 milioni di euro e in possesso di veicoli sopra le 26 tonnellate, il rafforzamento della normativa sui tempi di pagamento e un ulteriore finanziamento del Marebonus-Ferrobonus dal 2023 al 2026. Gli incentivi all’esodo delle piccole e medie imprese dovrebbero invece discussi nelle prossime settimane.
Daniele Camilli
– Melaragni (Cna): “Caro gasolio, gli autotrasportatori sono allo stremo…”




