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Pellet-truffa a prezzi stracciati, banda fa vittime in tutta Italia

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Polizia e carabinieri

Decine di denunce a polizia e carabinieri in tutta Italia


Viterbo – Novanta sacchi di pellet comprati su internet al prezzo eccezionale di 350 euro tutti. Peccato che fosse una truffa. In cui sono cascati in parecchi. Nonostante a fine 2015 non si fosse in clima di rinnovata austerity e caro carburanti come in questi giorni di conflitto. 

Ne sanno qualcosa le vittime. Una ventina quelle che hanno fatto in tempo a presentare denuncia in tutta Italia. Pescate da nord a sud, isole comprese, da un presunto sodalizio criminale composto da cinque uomini e una donna, a processo davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini con l’accusa di associazione per delinquere.

Il processo è ripreso ieri con la sfilata di parti offese provenienti dalla provincia di Lecce in Puglia, dalla provincia di Messina in Sicilia, dalla provincia di Nuoro in Sardegna, dalla provincia di Biella in Piemonte, dalla provincia di Frosinone nel Lazio.

Tutti caduti nella trappola della super offerta proposta su due siti internet “gemelli”, gestiti dalla banda, entrambi registrati a Vancouver in Canada. Sempre lo stesso il modus operandi: pellet ordinato al telefono, bonifico al codice Iban indicato, merce non recapitata, denuncia ai carabinieri o alla polizia. 

I truffatori avrebbero cercato di prendere tempo, con le scuse più varie, tra cui la presunta malattia di un bambino e problemi coi fornitori.

“Puntavano a far scadere i termini per la querela e che non scattasse il vincolo associativo”, ha detto uno dei carabinieri del Norm di Viterbo che hanno condotto le indagini, coordinate dal pm Massimiliano Siddi, il quale ha chiesto la trascrizione delle intercettazioni che tradirebbero gli imputati.  

Tra le vittime anche una ditta all’ingrosso viterbese: “Per telefono ci hanno ordinato dieci pancali di pellet per un totale di oltre 4600 euro che sono venuti a ritirare con il camion il 19 novembre 2015 e che non sono stati mai pagati”, ha spiegato in aula la titolare dell’azienda. Una delle tante, le altre prevalentemente campane, cui la merce non è stata mai saldata o saldata con assegni a vuoto. 


Il pm Massimiliano Siddi

Il pm Massimiliano Siddi


Non c’è fumo senza arrosto (anzi rosticceria)

Non c’è fumo senza arrosto. E’ emersa una sola partita Iva, facente capo però a una rosticceria di Vetralla invece che a una società (fantasma) distributrice di pellet, con sede a un indirizzo (inesistente) di Roma. I bonifici invece, secondo quanto accertato dagli inquirenti, sarebbero finiti direttamente sui conti correnti personali di due degli imputati. 


Tra i sei imputati coppia e suocero

Due degli imputati sono una coppia, composta da un 46enne e dalla compagna 40enne, C.P. e C.B., residenti a Vetralla: lui condannato in primo grado, nel settembre 2019, a sei anni di reclusione per tentata estorsione e estorsione. C’è poi il padre della donna, M.B., 76 anni, originario di Portici, in provincia di Napoli. Gli altri due sono invece: A.M., un 69enne originario di Montalto di Castro e G.L.G., un 73enne di Terni. Il 45enne, attualmente detenuto, è difeso dall’avvocato Paolo Delle Monache. Poi ci sono Cinzia Ruperto, Domenico Gorziglia, Carlo Baccelli e Arnaldo Sebastiani del foro di Terni. 

Silvana Cortignani


Articoli: Truffa del pellet, 31 testimoni contro sei imputati di associazione per delinquere – Pellet a prezzi stracciati su internet ma è una truffa, sgominata banda di sei criminali


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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