Viterbo – Si partiva dal Pilastro per andare a fare compere al centro di Viterbo. Io mano nella mano con mia madre. Un giro alla Cifam, il primo supermercato di Viterbo, voluto da Socrate Sensi. Imprenditore visionario. Poi il passaggio da Labellarte, era obbligatorio. Mia madre, Bruna, era in pratica una sarta per tutta la famiglia. E allora si passava da Labellarte, negozio di tessuti, e subito dopo dalla Compagnoni per il modello su carta del vestito da cucire.
A sinistra Remo Labellarte al bancone del negozio con il fratello Riccardo e un commesso
A metà corso si arrivava davanti alla vetrina di Labellarte piena di luci e con quella marca che ora mi sembra di altri tempi: Lubiam. Una marca che mi ha sempre dato l’idea di una aristocratica eleganza.
All’entrata del grande negozio di Labellarte ti penetrava nelle narici il profumo piacevole di stoffe. E ad accoglierti c’era sempre Remo, con un sorriso dolce e mite, e una infinita pazienza. E con mia madre doveva averne, perché mia madre cercava uno scampolo a buon prezzo che bastasse per il vestito che aveva in mente. E Remo, suo fratello e i suoi commessi con pazienza misuravano lo scampolo. Spesso col metro, ma per far prima in un primo momento accostando un lembo del tessuto al naso e allungando la stoffa con la mano. Un gesto ripetuto e ogni gesto era un metro. Un gesto che a me bambino sembrava una magia.
“Ma come fanno a essere sicuri che è un metro?”, pensavo.
Il negozio di tessuti Labellarte
Remo prima sentiva i desiderata di mia madre e poi andava alla ricerca dello scampolo. Alcune volte si scendeva al piano di sotto. Ma lo scampolo spuntava fuori. Si contrattava sul prezzo e finalmente si chiudeva l’affare.
Non so quante donne andassero a chiedere scampoli. Ma, in quell’Italia del boom ma povera, certo non dovevano essere poche. E Remo doveva proprio essere paziente.
Lo ricordo sempre tranquillo, sereno, dolcemente sorridente. Una persona buona, mi appariva. E sicuramente lo era. Ecco con Remo se ne va veramente uno dei commercianti che facevano il centro delle città. Dei commercianti che hanno fatto Viterbo. Se ne vanno i profumi, i colori, le stoffe di un tempo. Alcune pregiatissime. Me la ricordo una piena di strass con cui mia madre si fece un vestito per andare a ballare. Con Remo se ne va un modo di vivere denso di umanità. Fatto di serenità. Di dolcezze, sicurezza e bellezza.
La vetrina del negozio di tessuti Labellarte
Tu sapevi che, se andavi in centro al corso di Viterbo, c’era Remo che ti aspettava con un sorriso. Per vendere le sue meravigliose stoffe ma pure per scambiare due tranquille chiacchiere senza affanni. C’era poi sempre anche un signore più anziano. Era il padre di Remo: Gaetano. Sempre vigile. Incuteva rispetto. Ma era anche lui cordiale nei modi che si adattavano alla manipolazione delle stoffe. Una manipolazione fatta di gesti delicati e minuti. Quasi per non rovinare la magnificenza di certi tessuti.
Per noi ragazzini poi c’era di più. Le stoffe venivano arrotolate in sottili parallelepipedi di legno, le scalette, oppure su tubi di cartone. E Remo ce le regalava e diventavano spade e clave che servivano per le nostre battaglie immaginarie. In quel negozio c’erano anche i nostri giochi. I nostri sogni.
Altri tempi, altre persone, altre modalità di vita. Come dire: era una Viterbo povera, ma piena di speranza, di fiducia nel futuro. E questo anche grazie a persone come Remo Labellarte.
Nel centro di Viterbo c’erano una serie di commercianti che hanno fatto il carattere della città. Alcuni di questi negozi fortunatamente ci sono ancora e, grazie all’intelligenza dei figli, si sono rinnovati nella tradizione, verrebbe da dire. Nel caso di Remo, il testimone è stato preso dal figlio Gaetano Labellarte che ha fatto di quel negozio storico, nato negli anni Trenta, un negozio al passo coi tempi. Sempre nel segno dell’eleganza, della bellezza e della cortesia.
Tra i negozi storici che danno l’atmosfera di quegli anni: Rompietti (Scarciofoletto per i viterbesi) per i profumi, Francesco per i bottoni, Bizzarri per dolci e liquori, Jacchia per i vestiti, Bevilacqua per i libri, Biaggi per i gioielli, Chiodo per il gelato. E molti altri. Ogni negozio, quando entravi, aveva il suo profumo: di liquori e dolciumi, di tenui fragranze da signora e da uomo, di stoffe, di libri e matite, di salumi, di latte. Qualche nome non lo ricordo, ma non dimentico quelle atmosfere incantate di una Viterbo che non c’è più e che ai suoi commercianti deve molto. E deve molto anche al loro spirito innovativo e imprenditoriale. Quel mondo andrebbe ricordato in un modo non banale. E, per quello che ancora esiste, valorizzato.
A Remo non deve mancare il saluto della sua città. Certamente non manca il nostro.
Carlo Galeotti
I funerali di Remo Labellarte si terranno alle 10 di oggi nella chiesa di Sant’Angelo in Spatha, a piazza del Comune.
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