Viterbo – Le cose brutte che non cambiano. I pugni in un occhio che restano. Le colonnine “finte” messe dai padri Camilliani al posto di quelle “vere” della balaustra seicentesca della chiesa di Santa Maria del Poggio in piazza della Crocetta a Viterbo stanno ancora lì. In bella vista. Nonostante le intenzioni di Curia diocesana e comune di Viterbo risalenti ormai a quasi 7 mesi fa. La montagna che non ha saputo nemmeno partorire un topolino.
“Chiesa della Crocetta, le colonnine verranno tolte è tutto sarà sistemato il prima possibile”, 14 settembre 2021, l’allora sindaco di Viterbo, Giovanni Arena che aveva anche telefonato al responsabile dei beni culturali della diocesi di Viterbo, Santino Tosini, che, a sua volta, aveva da poco visto in riunione la soprintendente Margherita Eichberg.
Viterbo – La chiesa di Santa Maria del Poggio
“Chiesa della Crocetta, maldestro intervento eseguito dai Padri Camilliani, 14 settembre 2021, curia vescovile di Viterbo.
Sette mesi e passa fa. Nessuno però ha fatto niente. Tant’è vero, come si diceva, che le colonnine stanno ancora al loro posto. E già più di un turista si chiesto che cosa, quella roba lì, abbia a che fare con una balaustra del 600 che apre a una chiesa medievale di grande valore per la città di Viterbo.
”Riguardo alla balaustra della chiesa della Crocetta – disse infatti l’ex sindaco Arena l’anno scorso – c’è stata un’emergenza dal punto di vista della sicurezza. Ho parlato con l’ingegner Tosini che prenderà in mano la situazione del restauro e della messa in sicurezza della scalinata. Ho fatto anche una riunione con la soprintendente Margherita Eichberg e abbiamo parlato di questo intervento maldestro, nato probabilmente dalla volontà di mettere in sicurezza le persone che passano lì accanto”.
Santa Maria del Poggio è la chiesa dove Santa Rosa è cresciuta e dove è stata inizialmente sepolta. Di fronte, la fontana medievale (XIII secolo) del miracolo della brocca. Qualche passo piu’ avanti c’è poi la case dove la santa ha trascorso l’infanzia.
Viterbo – Le colonnine “finte” della balaustra di Santa Maria del Poggio
“Della piccola chiesa di Santa Maria del Poggio – sta scritto sul cartello turistico di lato alla piazza – si hanno notizie fin dal 1076, come riportato da taluni documenti che in quella data indicano la presenza di una chiesa in Vico de Poju, in una zona che all’epoca era un povero villaggio di contadini. Ulteriori informazioni sul tempio si estrapolano da carte d’archivio inerenti al XII ed al XIII secolo, che nel 1236 l’attestano elevato a parrocchia e lo elencano fra le chiese minori insieme a quella di San Marco”.
Viterbo – Le colonnine “finte” della balaustra di Santa Maria del Poggio
“Dopo un periodo piuttosto buio – è ancora il cartellone a dire la sua – nel XV secolo si verificò un rilancio del culto in Santa Maria in Poggio, ma già alla metà del secolo successivo, a causa delle scarse rendite e del limitato numero di fedeli del quartiere, la parrocchia fu soppressa ed aggregata alla collegiata di San Matteo in Sonza. Nonostante il momentaneo abbandono la chiesa conservò tuttavia la sua grande valenza religiosa e spirituale, che derivava dall’essere collocata in una zona notoriamente claustrale della contrada, tanto da essere designata nel 1558 come centro di propagazione religiosa e sede dei Fratelli della dottrina cristiana affidati alla protezione di San Girolamo (anche noti come Padri di San Girolamo), per volere del capitolo della cattedrale. Nel 1590 la chiesa fu nuovamente abbandonata, ma la sua ubicazione carica di spiritualità fece sì che Camillo de Lellis la scegliesse come sede viterbese della propria benefica istituzione e la annettesse alle proprietà dei religiosi Crociferi ministeri degli infermi. Il nuovo ordine fondato dal santo abruzzese, detto dei Camillini e volto principalmente all’assistenza degli ammalati, aveva come principale attributo una croce rossa cucita sul vestito o sul mantello, da cui derivò l’appellativo con cui è anche nota la chiesa, detta appunto della ‘Crocetta’”.
Viterbo – La fontana di piazza della Crocetta
“Durante la Seconda guerra mondiale – racconta il pannello turistico in piazza, letto, fotografato e ripreso sdraiato sul cofano di una macchina – la chiesa della Crocetta fu profondamente danneggiata, per essere poi ricostruita pressoché ex novo nel 1949, conservando tuttavia la grande scalinata circolare a doppia rampa simmetrica che era stata eretta di fronte alla facciata nel Seicento”.
Dopodiché, chiude il cartello, “di fronte alla chiesa si erge la fontana duecentesca, detta anche della Crocetta, caratterizzata dalla tipologia ‘a fuso’ emergente dalla vasca a specchiare lisce, comune alle più antiche fonti della città. Dal fuso, scandito dalle protomi leonine, si erge l’acroterio formato dal gruppo scultoreo riproducente due figure, una delle quali identificabile con Santa Rosa, posto in sostituzione dell’originario coronamento a pigna. La fontana della Crocetta è resa infatti più suggestiva da una leggenda secondo la quale Santa Rosa, recandosi alla fonte, avrebbe compiuto il miracolo di ricomporre una brocca andata in frantumi”.
Viterbo – Piazza della Crocetta
Infine un paio di domande. Perché le colonnine, nonostante i propositi, non sono state tolte intervenendo invece con un restauro adeguato e gestito da chi ne ha autorità e competenza? Perché lasciar trascorrere tutto questo tempo tenuto conto dell’importanza del luogo? Che stanno facendo comune, diocesi, soprintendenza… e Padri Camilliani?
Daniele Camilli
Fotogallery: Le colonnine “finte” stanno ancora lì – La balaustra della chiesa della Crocetta
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