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Pusher “social” spaccia tramite WhatsApp, Instagram e Telegram

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Viterbo – Hashish e marijuana tra Bolsena, Grotte di Castro e Acquapendente, spacciata anche durante il lockdown e anche ad assuntori minorenni.

E’ il motivo per cui ormai da dieci mesi si trova ristretto agli arresti domiciliari col braccialetto un 24enne d’origine algerina cresciuto nell’Alta Tuscia. 

Un professionista dei social, secondo l’accusa, che avrebbe alimentato un florido mercato servendosi dei media più utilizzati dai ventenni, dando vita a chat e gruppi su WhatsApp, Instagram e Telegram per “ottimizzare” la sua attività di pusher. 


Lago di Bolsena - Carabinieri

Lago di Bolsena – Carabinieri


Droga a domicilio tramite corriere

Imputato di spaccio aggravato dalla minore età degli assuntori, il 24enne, difeso dall’avvocatessa Rosita Aurelio del foro diRoma, è comparso ieri mattina davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini, davanti al quale sono sfilati i primi tre testimoni dell’accusa.

Arrestato una prima volta dai carabinieri della compagnia di Montefiascone a marzo 2021, dopo essere stato sorpreso a cedere una dose a un coetaneo di Bolsena, ad aprile 2021 il 24enne è finito nuovamente nei guai quando i militari che lo stavano tallonando hanno intercettato un plico proveniente dall’estero tramite corriere, consegnato al giovane magrebino, sequestrando 10 ovuli di hashish per il peso di un etto, confezionati ed etichettati.


Per l’accusa tre clienti, tra cui una (ex) minorenne

In aula come testimoni dell’accusa tre giovani assuntori, tra cui una ragazza che sarebbe stata, anche se per poco, ancora minorenne quando, nel 2019, ha comprato per la prima volta un “decino” di fumo dal compaesano poi finito in manette.

E’ entrato così nel vivo il processo scaturito dall’arresto scattato lo scorso luglio, quando si sono concluse le indagini condotte dai carabinieri che, sviluppando diversi servizi di osservazione e utilizzando accertamenti informatici, hanno fatto emergere importanti prove che avrebbero incastrato il 24enne. 


“Fumavamo il sabato sera con le amiche”

“Fumavamo il sabato sera con le amiche”. La testimone all’epoca minorenne ha ammesso di essersi rivolta all’imputato: “Ma solo perché sapevamo che anche lui fumava, quindi sapeva dove prendere il fumo”, ha detto. 

“L’ho visto una volta di sfuggita in  auto nel parcheggio di un supermercato di Acquapendente, quando ho comprato 13 grammi di hashish per 300 euro, pi l’ho risentito al telefono perché la quantità non era quella pattuita quindi avevo pagato troppo”, ha ammesso un 25enne, anche lui dell’Alta Tuscia. 


Video del “fumo” sulla chat Telegram

Ha provato a fare il vago un 24enne della zona, che a fatica ha ammesso di avere detto ai carabinieri, che lo hanno sentito a marzo 2021, di sapere che l’imputato forniva droga anche agli studenti minorenni e di avere comprato da lui “una volta, un ventino di hashish” davanti a un bar di Grotte di Castro.

Altrettanto a fatica, di fronte alle contestazioni della pm Chiara Capezzuto, il teste ha poi parlato  del gruppo Telegram “Rif Mountains”. “Ho guardato la chat solo quando sono stato interrogato in caserma – ha detto – allora ho visto i video relativi all’hashish, in panetti e ovuli, nonché video della marijuana in cime”. 


Da dieci mesi ai domiciliari col braccialetto

Al termine dell’udienza, la difesa ha chiesto un alleggerimento della misura di custodia cautelare, col permesso di uscire dalle 10 alle 12 due volte alla settimana, ma la pm Capezzuto si è opposta e il collegio si è riservato. 

Il processo riprenderà il 21 giugno per sentire gli ultimi cinque testimoni dellìaccusa, mentre il prossimo 5 luglio sono previste discussione e sentenza.


Articoli: Droga ai giovani durante il lockdown, arrestato 23enne – Sorpreso a spacciare droga a un giovanissimo – Spaccio di hashish e marijuana, un arresto e tre denunce


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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