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Viterbo – Troncarelli e Frontini, nessun apparentamento. Almeno un punto in comune, le due candidate a sindaco che il 26 giugno si confronteranno al turno di ballottaggio, ce l’hanno.
Non stringono alleanze con liste che si sono presentate al primo, ma che non ce l’hanno fatta ad arrivare al successivo passaggio.
Entro sette giorni dalla prima votazione, i collegamenti vanno dichiarati e pure per questo, l’ufficio di segreteria in comune pure oggi è rimasto aperto. Anche se tutto lascia presupporre che nessuno si sarà presentato a dichiarare il “matrimonio” con altre formazioni.
Con l’intesa, la coalizione del candidato sindaco che sottoscrive il patto con uno dei due candidati alla carica di sindaco, entra ufficialmente nel conteggio della futura (in caso di vittoria) maggioranza. Quindi, i venti consiglieri sono suddivisi anche tra gli ultimi arrivati.
A Viterbo, non è mai capitato, a memoria. Ci fu qualcosa che si avvicinava a un apparentamento, nel 2013, non senza qualche polemica.
Viva Viterbo, col candidato sindaco Filippo Rossi, al ballottaggio decise d’appoggiare Leonardo Michelini, che poi divenne sindaco. Ma senza apparentamento, solo un’indicazione di voto.
Successivamente ci fu l’accordo, Giacomo Barelli entrò in giunta e Rossi divenne presidente del consiglio.
Con questa mossa, la maggioranza nei fatti aveva 22 consiglieri. L’idillio non durò molto, ma già subito dopo l’annuncio, la scelta provocò l’uscita dal movimento da parte di Alfonso Antoniozzi.
Stavolta, ognuno andrà per conto proprio, lanciando appelli a chi ha scelto diversamente al primo turno, ma anche convincendo i propri a tornare alle urne. Al ballottaggio il calo dei votanti è fisiologico.
Nessun apparentamento, ma le varie compagini qualche indicazione di voto sono orientate a darla, c’è chi lo ha fa fatto.
Giuseppe Ferlicca
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