|
|
Viterbo – (sil.co.) – Imprenditore edile denuncia per estorsione una grossa azienda del Viterbese fornitrice di materiali per l’edilizia.
A detta sua, gli avrebbero imposto una cambiale da 60mila euro in un momento in cui era sovraindebitato a causa della crisi, perdendo la casa della moglie.
Diversa la versione della ditta, difesa dall’avvocato Giovanni Labate, che ha citato come testimone il legale che a suo tempo, tra il 2006 e il 2008, ha seguito l’intera vicenda in sede civile per l’imputato. “L’azienda gli è andata incontro in tutti i modi”, ha detto.
“La parte offesa era un cliente che a un certo punto ha smesso di pagare, accumulando un debito di 48mila euro, salito a 60mila euro quando ha negoziato con l’ufficio clienti una ulteriore fornitura di materiale, a suo dire per portare a termine un appalto con diversi condomini grazie al quale avrebbe potuto saldare tutto”, ha spiegato il testimone in aula.
La presunta vittima, un sessantenne parte civile al processo davanti al giudice Roberto Colonnello con l’avvocato Antonio Rizzello, più o meno negli stessi anni, ha denunciato una trentina di “canepinesi” e anche due marmisti di Soriano per usura nonché annunciato l’intenzione di togliersi la vita con una lettera alla finanza.
A fianco dell’imprenditore sessantenne si è costituita parte civile l’associazione Sos Impresa Lazio, assistita dall’avvocato Guido Conticelli.
“Solo la moglie aveva una casa, per cui fu chiesta a garanzia una cambiale da 60mila euro con l’avallo della moglie, che fu data all’ufficio clienti e si è poi rivelata insoluta. Il passo successivo è stato un ricorso al tribunale di Viterbo per un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, cui non si sono opposti, sulla casa della moglie, che era però pignorata da più creditori”.
“Ci fu un acquirente che pagò tutti i debiti davanti a un notaio – ha proseguito il consulente civilista dell’imputato – l’imprenditore era sempre presente, con il figlio e una volta anche con la moglie. Non si è mai lamentato che la cambiale fosse stata estorta: 48mila euro erano i debiti pregressi, 12mila euro le ulteriori forniture richieste per fare fronte ai lavori che diceva di avere in essere e quindi pagare. La data di scadenza della cambiale l’ha scelta lui, in base ai tempi dei pagamenti che doveva avere dai condomini”, ha concluso il testimone della difesa.
Si torna in aula il prossimo 13 settembre per la sentenza.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


