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“Sono un fan dell’erba, i video sulle chat erano divulgativi”

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Viterbo – (sil.co.) – Spaccio di droga anche durante il lockdown e anche a minorenni sul lago di Bolsena: uno “scienziato in erba” il 24enne di Grotte di Castro, originario dell’Algeria ma cresciuto nell’Alta Tuscia, arrestato la scorsa estate. 

“Sono un fan dell’erba, i video sulle chat erano a scopo divulgativo”, ha detto in tribunale l’imputato, che si faceva mandare la droga via corriere dalla Francia.

E’ il “pusher social” che, secondo l’accusa, sarebbe stato in contatto con i giovanissimi assuntori tramite chat WhatsApp, Telegram e Instagram. Lui sostiene che le chat servivano per divulgare la passione per l’erba.

Di essere una sorta di scienziato lo ha detto lui stesso al pubblico ministero Massimiliano Siddi,  all’udienza di ieri del processo in corso davanti al collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco, durante l’interrogatorio chiesto dalla difesa. 


Lago di Bolsena - I carabinieri

Lago di Bolsena – I carabinieri (foto d’archivio)


Spaccio per pagare bollette durante lockdown

Prima si è giustificato, spiegando che durante il lockdown, mancando il lavoro, lo spaccio gli serviva per comprarsi il “fumo” e già che c’era racimolare i soldi per pagarsi le bollette. 


“Video su gruppo Telegram perché sono un fan dell’erba”

Poi, dopo essersi definito “un fan di hashish e marijuana”, spiegando durante il contro esame al pm Siddi il perché dei video di “erba”pubblicati sul  gruppo Telegram “Rif Mountains” ha proseguito: “Non per vendere. Io sono un divulgatore, ho una passione per l’erba, studio l’erba, mi piace saperne di più, sono dei video che mi piace condividere perché sono belli, non per i soldi. Come ci sono gruppi di appassionati di trattori o di moto, il mio gruppo era per chi ama l’erba”.


Tradito dalla droga via corriere dalla Francia 

Fermato una prima volta a Bolsena il 19 marzo 2021, mentre spacciava hashish a un ragazzo con appresso un bambino lungo la strada per il cimitero, fu trovato con 6 grammi di hashish addosso più altri 60 grammi, un pezzo da 6 grammi e un altro da 7 grammi, sempre di hashsih, custoditi in una busta “pluriball”, custodita dietro la porta della cameretta su un termosifone, spedita all’imputato dalla Francia.

Il 24 marzo, rimesso in libertà con l’obbligo di dimora in provincia di Viterbo e di stare a casa in orari prestabiliti, i carabinieri, capito da una chat telefonica con un pusher di Castiglione in Teverina, che stava aspettando un nuovo “carico”, si sono attivati per intercettare il “pacco” al suo arrivo. 

A raccontare il blitz in aula è stato il luogotenente Piergiorgio Scoparo, comandante della stazione di Bolsena: “Un carabiniere è salito sul furgone col corriere e quando lui si è affacciato a ritirare il pacco lo abbiamo bloccato. C’erano 10 involucri di hashish da 10 grammi l’uno per un totale di 100 grammi di stupefacente”. 


“Io gli chiesi ‘bianca’, lui rispose ‘verde’”

Tra i testimoni un 26enne che, il 30 ottobre 2020, gli avrebbe chiesto droga per messaggio, senza ottenere però quello che voleva. “Io gli chiesi ‘bianca’, lui rispose ‘verde’”, ha detto, spiegando al pm Siddi che cercava cocaina, ma l’imputato aveva solo marijuana.


“Ai minorenni facevo una canata, non gliela davo”

Ha negato, l’imputato, di spacciare ai minorenni: “Anzi sono proprio contrario, quando me la chiedevano li sgridavo, gli facevo una canata, non gliela davo”. Ha insistito, anche quando il pm gli ha ricordato la testimone che era minorenne quando gli ordinava la droga per telefono.

“I messaggi li mandava lei, ma la droga era per il suo ragazzo, che era uno spacciatore. Quando era a secco lui gliela davo io e viceversa. Chiamava lei, ma lo scambio era con lui. Non sapevo che fosse minorenne”, ha detto. 

Si torna in aula il 5 luglio.


Articoli: Pusher “social” spaccia tramite WhatsApp, Instagram e Telegram – Droga ai giovani durante il lockdown, arrestato 23enne – Sorpreso a spacciare droga a un giovanissimo – Spaccio di hashish e marijuana, un arresto e tre denunce


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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