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Diritti Lgbtq - Viterbo - Francesca Marzo insegna scienze comportamentali alla Luiss di Roma ed è la referente del movimento Pop: "Per me è stato il coronamento della riconciliazione con la città"

“Il Lazio Pride è stato un evento epocale e produrrà un cambiamento necessario”

di Daniele Camilli
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Viterbo – “Il Lazio Pride è stato un evento epocale. Io per partecipare sono tornata dalle ferie. E l’ho fatto perché era un grande evento. Uno di quelli in cui bisogna esserci. Per se stessi e per l’evento in sé. Il fatto che eravamo così tanti produrrà sicuramente un cambiamento. Un cambiamento necessario”. Francesca Marzo insegna scienze comportamentali alla Luiss di Roma e lavora all’università degli studi della Tuscia. E’ infine la referente viterbese di Pop idee in movimento presieduto dalla consigliera regionale Marta Bonafoni che nei prossimi giorni sarà al Cosmonauta di Pianoscarano.

“La bellezza di sabato – ha poi aggiunto Marzo – è che, accanto al movimento Lgbtq+ c’erano tante associazioni e tanti singoli che vivevano la visione senza esserne al centro. Sabato c’è stato qualcosa che ci ha mosso profondamente come se fossimo noi il soggetto principale del Pride. Nonostante sapessimo che i protagonisti fossero altri, noi eravamo lì da coprotagonisti. Adesso bisogna continuare ad andare in questa direzione lavorando tutti quanti insieme.



Professoressa Francesca Marzo, lei ha partecipato al Lazio Pride di sabato. Che significato ha avuto per lei vedere Viterbo con migliaia di persone in corteo per i diritti civili?

“Per me personalmente è stato il coronamento di una riconciliazione che negli anni sta avvenendo con Viterbo. Una città che non mi assomigliava e da cui sono andata via, tornandoci nove anni fa. Da lì ho iniziato a riappacificarmi vedendo anche gli aspetti positivi del posto dove abito. Ecco, sabato è stato il coronamento di questo percorso. Ero sorridente e stavo vivendo una gioia molto profonda, dicendomi che questa città da sabato mi assomiglia molto di più”.

Perché se ne è andata? E perché è ritornata…
“Me ne sono andata perché Viterbo era una città in cui non riuscivo a riconoscermi. Perché vedevo i miei coetanei prendere due strade: integrarsi attorno a un conformismo cui sono stata sempre allergica oppure perdersi. Io non volevo fare nessuna delle due cose e me ne sono andata, cercando di realizzarmi altrove. Poi qui avevo i miei contatti. La famiglia e mio fratello, innanzitutto. Poi, a poco a poco, le esigenze che cambiano e l’essere diventata mamma mi hanno riportato, continuando a lavorare su Roma per parecchio tempo per poi passare a lavorare anche a Viterbo. Iniziando infine a pensare che qualcosa per il territorio la potevo fare pure io”.

Mentre era via da Viterbo, cosa ha fatto?
“Ho studiato prima all’università di Siena poi ho girato un po’ il mondo facendo tappa negli Stati Uniti. Dopodiché mi sono stabilizzata a Roma per più di un decennio e infine sono tornata”. 


Viterbo - Francesca Marzo

Viterbo – Francesca Marzo


Come ha visto cambiare la città di Viterbo dagli anni ’90 in avanti e come venivano vissuti i diritti rispetto ad oggi?
“Negli anni ’90 venivo chiamata ‘zecca’. E questo già inquadra il contesto culturale in cui ci muovevamo in questa città negli anni ’90. Una città caratterizzata da distinzioni forti e marcate. Una città povera di diritti civili e dove c’era un classismo molto evidente. C’era necessità di stabilire sempre un distanziamento dall’altro. Una vera e propria polarizzazione delle posizioni: eri ‘zecca’ oppure conforme a quello che piazza Crispi ‘imponeva’, viterbese oppure militare. In una situazione del genere non c’era posto per nessun tipo di sfumatura di genere. Non c’era per niente la possibilità di inserirsi e vivere bene la propria diversità. Adesso tutto il mondo è cambiato e Viterbo deve per forza accodarsi. E lo può fare diventando un punto di riferimento per la qualità della vita e dei cambiamenti. Qui, stando in una città più piccola, sento che posso fare di più in prima persona”. 

Quando inciderà il Lazio Pride di sabato sulla percezione delle cose qui a Viterbo?
“Il Lazio Pride è stato un evento epocale. Io per partecipare sono tornata dalle ferie. E l’ho fatto perché era un grande evento. Uno di quelli in cui bisogna esserci. Per se stessi e per l’evento in sé. Il fatto che eravamo così tanti produrrà sicuramente un cambiamento. Un cambiamento necessario. E tutti quelli che ne hanno parlato, anche male, hanno dovuto parlare di qualcosa che stava succedendo. Tutti, pure chi era contrario ne ha dovuto parlare. E questo già di suo è stato un grande risultato. Un vero e proprio interruttore che accenderà inevitabilmente qualcosa”.

Sabato, mentre il corteo procedeva, la cosa che si notava di più erano le persone, i viterbesi che si affacciavano alle finestre, si mettevano ai bordi delle strade e, una volta arrivato il corteo, si univano, mischiandosi con i manifestanti. Diventando essi stessi parte integrante di un evento cui probabilmente non avevano nemmeno programmato di andare. In corteo che si è ingrossato strada facendo. Di solito i cortei partono e arrivano con lo stesso numero di persone attraversando luoghi deserti con i negozi chiusi. Ecco, come inciderà tutto questo sulle coscienze delle persone?
“Sabato pomeriggio, mentre sfilavo, sentivo persone nuove che arrivavano, ma non mi sono soffermata a guardare. E l’aspetto evidenziato è verissimo. Tante persone, tanti amici fermi lungo il corteo, felici e coinvolti. Anche tanta gente che non mi aspettavo. E nessuno arrabbiato o in opposizione come qualcuno aveva paventato nei giorni precedenti. Tutto questo produrrà sicuramente dei cambiamenti importanti”.

In che modo?
“Le faccio un esempio personale. Nell’università dove lavoro, fino a venerdì non avrei parlato così apertamente della mia gioia di partecipare al Lazio Pride. Adesso, dopo sabato, non faccio altro che parlarne. Perché poi incontro anche persone che c’erano oppure che mi hanno visto”. 


Viterbo - Francesca Marzo

Viterbo – Francesca Marzo


Possiamo considerare la fase successiva al Lazio Pride come l’occasione per avviare una battaglia culturale in questa città che faccia in modo che i diritti civili diventino un dato assodato anche a Viterbo?
“Assolutamente sì. Ad esempio, martedì prossimo organizziamo un evento al Cosmonauta di Pianoscarano con la consigliera regionale Marta Bonafoni. Proprio in seguito al Lazio Pride, abbiamo scelto di invitare a parlare anche le organizzatrici del Pride di Viterbo. E questo, non perché prima i diritti civili per noi non contassero, ovviamente il punto non è questo, ma proprio perché è il momento di fare tesoro di quanto accaduto e costruire da qui in poi qualcosa di concreto. Il Lazio Pride è stato un evento epocale, e gli eventi epocali non restano mai isolati”.

Che ruolo possono avere, in questo percorso, le istituzioni? A partire dall’università per finire con l’amministrazione comunale…
“Possono sicuramente avere un ruolo fondamentale. L’università della Tuscia sta investendo molto sui diritti civili mettendo in campo azioni concrete per le pari opportunità. Diffondere la cultura dei diritti civili è decisivo. La politica a Viterbo deve invece fare di più. La nuova amministrazione sarà messa alla prova su questo terreno. Una buona buona amministrazione ormai si misura tantissimo sulla questione dei diritti civili”.


Viterbo - Lazio Pride

Viterbo – Lazio Pride


Che fare da questo momento in poi?
“La bellezza di sabato è che, accanto al movimento Lgbtq+ c’erano tante associazioni e tanti singoli che vivevano la visione senza esserne al centro. Sabato c’è stato qualcosa che ci ha mosso profondamente come se fossimo noi il soggetto principale del Pride. Nonostante sapessimo che i protagonisti fossero altri, noi eravamo lì da coprotagonisti. Adesso bisogna continuare ad andare in questa direzione lavorando tutti quanti insieme”. 

Quanto è importante per le realtà sociali e i movimenti presenti a Viterbo cercare tra di loro trovando terreni di lotta comuni?
“Non è solo importante, ma vitale. La rete è sostanza. L’interconnessione è la scoperta di nodi in comune da cui partire. E le istituzioni possono prendersi cura di questi nodi. Lì, dove ci si incontra, vuol dire che quel nodo è qualcosa da curare. La cura è la parola rivoluzione del nostro tempo, quella che ci farà cambiare paradigma”.

Daniele Camilli


Multimedia: Fotocronaca: Il corteo – Lazio Pride – Video: L’intervento di Alice Castri – Il Lazio Pride sfila per le vie della città – Lazio Pride, la partenza

Articoli: Alice Castri (Lazio Pride): “A Viterbo mi sono sentita dire, ‘I gay sono malati e vanno curati…’” – Ho visto i diritti roteare come dervisci… di Carlo Galeotti – “Stiamo scrivendo la storia, oggi a Viterbo finisce il medioevo”È iniziato il Lazio Pride, il primo della storia di Viterbo


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16 luglio, 2022

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