Indagini della polizia – foto d’archivio
Viterbo – Violenza sessuale su minori, è slittata ancora una volta la sentenza del processo allo zio arrestato otto anni fa con l’accusa di aver molestato due bambini, il nipote e un amico.
Lo scorso 26 aprile, la discussione è stata rinviata al 19 luglio per il legittimo impedimento di uno degli ultimi tre testimoni. Il 19 luglio è stata rinviata addirittura al 6 dicembre, per problemi di composizione del collegio.
A distanza di otto anni dai fatti, nel frattempo, le presunte vittime di abusi, le cui famiglie si sono costituite parti civili con l’avvocato Silvia Tafani, sono diventate maggiorenni.
Presunte vittime due minori – Foto generica
L’imputato, un operaio oggi 42enne di Bracciano, è stato arrestato a settembre del 2014 con l’accusa di violenza sessuale su minori, in quanto avrebbe molestato il nipotino di 9 anni e un suo amichetto della stessa età, in una casa nel Viterbese e in un’altra in Abruzzo.
L’uomo, all’epoca 34enne e con un precedente analogo sulla spalle, è rimasto per un anno ai domiciliari.
Gli abusi da parte dell’imputato, difeso dall’avvocato Daniele Peppe del foro di Roma, non supportati da accertamenti clinici, sarebbero consistiti in carezze. Attendibili, secondo la consulenza psicologica del professor Paolo Capri, i bambini.
“Ci infilavamo tutti insieme sotto la capannina delle lenzuola e lì facevamo cose brutte, ma lui diceva che erano giochi che dovevano rimanere segreti, sennò sarebbe tornato in carcere”, hanno raccontato le vittime durante l’incidente probatorio.
La difesa, nel frattempo, ha chiesto l’acquisizione della sentenza che ha assolto con formula piena, in via definitiva, il 42enne, condannato in primo grado a 8 anni di reclusione per fatti analoghi a Civitavecchia, pena ridotta a un anno e 11 mesi in secondo grado e annullata dalla cassazione, che ha rinviato il caso alla corte d’appello, da cui è stato assolto perché il fatto non sussiste.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

