Viterbo – (sil.co.) – Violenza sessuale su minori, rinviata al 19 luglio la sentenza del processo allo zio arrestato otto anni fa con l’accusa di aver molestato due bambini, il nipote e un amico.
Il 26 aprile, prima della discussione, dovevano essere ancora ascoltati gli ultimi tre testimoni della difesa, due dei quali parenti sia dell’imputato che delle parti offese, per i quali a marzo era stato disposto l’accompagnamento coattivo in aula da parte dei carabinieri. Ma per un legittimo impedimento l’udienza è stata rinviata.
Il tribunale di Viterbo
A segnalare il caso furono le operatrici dei servizi sociali di un comune della bassa Tuscia, insospettite dagli atteggiamenti delle presunte vittime, di cui avrebbero raccolto le confidenze.
L’imputato, un operaio oggi 42enne, è stato arrestato a settembre del 2014 con l’accusa di violenza sessuale su minori, in quanto avrebbe molestato il nipotino di 9 anni e un suo amichetto della stessa età, in una casa nel Viterbese e in un’altra in Abruzzo. L’uomo, all’epoca 34enne e con un precedente analogo sulla spalle, è rimasto per un anno ai domiciliari. A suo tempo si indagò anche su un terzo ragazzino, un dodicenne.
Lo scorso 8 febbraio, citato dal difensore Daniele Peppe del foro di Roma, è stato riascoltato davanti al collegio del tribunale di Viterbo presieduto dal giudice Eugenio Turco un ispettore del nucleo antiabusi della squadra mobile della questura di Viterbo, relativamente alle indagini sul terzo ragazzino, in quanto indagato a sua volta dalla procura minorile per molestie su minori in seguito alla segnalazione ai servizi sociali da parte di alcune madri. L’ispettore di polizia, su richiesta della difesa, ha chiarito come si sia trattato di segnalazioni distinte.
Gli abusi da parte dell’imputato, non supportati da accertamenti clinici, sarebbero consistiti in carezze. Attendibili, secondo la consulenza psicologica del professor Paolo Capri, i bambini. “Ci infilavamo tutti insieme sotto la capannina delle lenzuola e lì facevamo cose brutte, ma lui diceva che erano giochi che dovevano rimanere segreti, sennò sarebbe tornato in carcere”, hanno raccontato le vittime durante l’incidente probatorio.
La difesa, nel frattempo, ha chiesto l’acquisizione della sentenza che ha assolto con formula piena, in via definitiva, il 42enne, condannato in primo grado a 8 anni di reclusione per fatti analoghi a Civitavecchia, pena ridotta a un anno e 11 mesi in secondo grado e annullata dalla cassazione, che ha rinviato il caso alla corte d’appello, da cui è stato assolto perché il fatto non sussiste. All’acquisizione si è opposta l’avvocata di parte civile, Silvia Tafani, che assiste le famiglie dei due minori.
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Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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