Viterbo – L’arrivo in salita è da sempre il tratto più emozionante del trasporto.
A percorso quasi concluso la macchina di Santa Rosa viene trasportata, a passo di corsa, lungo un tratto di 130 metri con 12 metri di dislivello e un coefficiente di difficoltà altissimo.
Viterbo – Santa Rosa – L’arrivo al santuario
Per portare Gloria ai piedi del santuario i facchini utilizzano le leve e le corde e compiono l’ultimo grande sforzo prima di concludere la serata. Anche ieri, dopo due anni di stop a causa della pandemia, la salita è risultata impeccabile.
Per poco più di due minuti i facchini hanno tenuto il pubblico con il fiato sospeso prima di poggiare Gloria sui cavalletti. Enorme la fatica ma splendido il risultato: la Macchina di Santa Rosa sembrava volare, dritta verso casa tra la commozione generale.
Viterbo – Santa Rosa – L’arrivo al santuario
D’altronde le parole del capofacchino Sandro Rossi, nei giorni scorsi, sono state eloquenti: “La salita finale è sempre la parte più facile e che meno ci preoccupa. La macchina sembra andare da sola”.
Ad attendere i facchini, oltre al pubblico, anche le famiglie. Le stesse famiglie richiamate da Rossi durante la carica arrivata a piazza del Teatro e che al termine della manifestazione hanno accolto i loro cari con lunghi abbracci.
Chi ha avuto la fortuna di essere presente al sagrato, ha potuto osservare una delle parti più belle e significative di tutta la serata. Uno spettacolo unico e pieno di emozioni.
Samuele Sansonetti
Multimedia: Fotogallery: L’arrivo al santuario
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