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Le botteghe storiche di Viterbo - Saul e la moglie Adonella Brisci, in via Cairoli dal 1967: "La specializzazione è il vero investimento altrimenti diventiamo succursali dello stato o sale giochi" - Più di mezzo secolo di storia tra i primi tabaccai in Italia

Pallotta, la più prestigiosa e raffinata tabaccheria della Tuscia

di Daniele Camilli
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Viterbo – Pipe di ogni colore e forma. Sigari cubani pregiatissimi e toscani di razza. Tabacchi alla vaniglia, alla prugna, dagli aromi magici. Marchi diventati mitici: Brebbia, Savinelli, Dunhill… Accendini che sono delle piccole opere d’arte. Clienti di altissimo livello. È Pallotta la più prestigiosa e raffinata tabaccheria della Tuscia. Meta di chi vuole fumare ma con qualità.

“Mi chiamo Saul Pallotta e sono nato il 3 novembre 1944 e il primo maggio del ’67 con mia moglie Adonella Briscia ho aperto la tabaccheria qui in via Cairoli”. Adonella è lì, accanto a lui, in questo spicchio di Viterbo che un tempo si affacciava sull’Urcionio, oggi sul Sacrario. Si muove da un banco all’altro, lascia al marito.

Anche quando i vecchi clienti la riconoscono e si rivolgono a lei. Viene più poco al negozio, l’altro giorno era lì quasi per caso. Hanno lavorato insieme tutta la vita. La loro tabaccheria è lì da 55 anni, un punto di riferimento per tutta la città e la Tuscia. Tra le migliori in Italia. “Diversi clienti di una volta – confida poi la signora Adonella – vengono ancora a trovarci. Vengono dai quartieri, dal Pilastro”. “Vengono da Orte, Bomarzo, un po’ da tutta la Tuscia”, rilancia il marito.

“Però adesso siamo stanchi – fa notare Adonella in rapida successione -, la vita del tabaccaio è dura. Dalle 7 e mezza di mattina all’una, e dalle tre e mezza alle 8. Non c’è tempo libero e abbiamo bisogno di riposarci, di avere tempo anche per noi. Ma abbiamo anche la necessità che l’attività prosegua contraddistinguendosi sempre per qualità e specializzazione, come stiamo facendo da più di 50 anni a questa parte”.


Viterbo - Saul Pallotta e Adonella Briscia

Viterbo – Saul Pallotta e Adonella Briscia


Infine il futuro, quello delle tabaccherie. Due le strade. Da un lato i negozi con gli articoli per fumatori, come quelli di Saul Pallotta e Adonella Brisci. Dall’altra tabaccherie che diventano sempre più, come ha detto Pallotta, “sale giochi o succursali dello stato. E la strada da percorrere – ha poi aggiunto – non può essere assolutamente questa”.

Saul è di Acquapendente. Adonella di San Lorenzo Nuovo. Padri operai, muratori. Madri casalinghe. Inizio novecento, con i figli nati durante o poco dopo la guerra. “Ci siamo conosciuti qui a Viterbo quando io – dice Adonella – lavoravo nel caseificio Pietrini. E lui – riferendosi al marito – mi veniva appresso. Poi abbiamo fatto quello che abbiamo fatto. Una realtà importante di cui andiamo fieri. Fieri della nostra storia. Un percorso per il quale dobbiamo dire grazie ai viterbesi per come ci hanno accolti e voluto bene”.



“La casa del fumatore”, si chiamava così. “Poi la scritta me l’hanno rotta – racconta Saul Pallotta – e non c’erano più i pezzi di ricambio”. Tabaccheria numero 36, acquistata da Saul e Adonella da un militare della finanza ferito nell’ultima guerra mondiale. “Agli invalidi di guerra e del lavoro – spiega infatti Saul Pallotta – i Monopoli di stato davano una tabaccheria. Noi l’abbiamo acquistata nel ’67 da una di queste persone”. Valore iniziale, 800 mila lire. Da quasi trent’anni ci sono inoltre due dipendenti, specializzate in tutti gli articoli messi in vendita.

La tabaccheria di Saul Pallotta e Adonella Briscia è 111esima su 53 mila tabaccherie in tutta Italia nelle classifiche nazionali riguardanti il settore con una vendita di oltre 35 mila sigari Toscani. Una delle ultime a mantenere la propria vocazione e specializzazione. Sigari e pipe. Non solo sigarette, a distanza dai gratta e vinci e no alle slot.


Viterbo - La tabaccheria di San Pallotta e Adonella Briscia

Viterbo – La tabaccheria di Saul Pallotta e Adonella Briscia


“Una scelta precisa – dice poi Pallotta -. Abbiamo voluto mantenere la specializzazione che rappresenta per noi il tessuto fondante di tutta quanta la nostra attività e che ci contraddistingue a livello nazionale. Sigari. Cubani, Toscani, Dominicani. Pipe. Qui da noi si può imparare anche a fumarla, senza bisogno di ricorrere a un tutorial on line…”. 

Adesso però i sigari Cubani non arrivano più. “Colpa dell’embargo alla Russia e alla Cina – spiega Pallotta – I sigari cubani non arrivano più, per l’embargo alla Russia e alla Cina dovuto alla guerra in Ucraina. Questi paesi sono tra i principali consumatori di sigari cubani. Non solo, ma l’embargo ha provocato anche un aumento impressionante dei prezzi. Ad esempio, i Cohiba che prima costavano 33 euro, adesso li trovi solo a 70 l’uno. E neanche non arrivano”.


Viterbo - La tabaccheria di San Pallotta e Adonella Briscia

Viterbo – La tabaccheria di Saul Pallotta e Adonella Briscia


Da Casa del fumatore alla tabaccheria di Saul e Adonella. La figlia Serena ha anche lei un negozio in via della Sapienza, specializzato anch’esso in vendita di oggetti di qualità. Dalle MontBlanc all’oggettistica per case e uffici. “Abbiamo voluto diversificare – spiega Saul Pallotta -. Prima anche noi vendevamo le MontBlanc, ad esempio. Prodotti di questo livello. Poi in famiglia abbiamo deciso di aprire il negozio di mia figlia, che ha portato con sé questo pezzo di attività”. Una strategia economica familiare, dettata dall’esperienza e che continua ad investire su se stessa diversificando non l’offerta ma i luoghi dove essa avviene. Luoghi che a loro volta si specializzano su una determinata tipologia di prodotti. Al di qua e al di là di via Marconi, il vecchio Urcionio. Le MontBlanc a ridosso del Corso, sulla riva destra. Gli articoli per fumatori a valle di San Faustino, sulla sinistra. Di fronte, in fondo al boulevard dedicato all’inventore del secolo scorso, il teatro dell’Unione. 

L’ingresso della tabaccheria è su via Cairoli, angolo via Emilio Bianchi. “Una volta lo spazio era più piccolo – continua Pallotta -. Al posto del bancone delle sigarette c’era il primo negozio del fotografo Grazini. Il muro sta qui – indica – dove adesso si trova la linea gialla per il distanziamento Covid. Poi per il resto era tutto diverso. Si vendevano qui, in un angolo, anche le patate. Gli interventi di ristrutturazione li abbiamo fatti negli anni ’70. Il primo proprio nel 1970. Il secondo nel ’75”. Gli anni della contestazione e del lungo ’68, delle stragi e della lotta armata. Gli anni dei fumatori, quelli da 2, 3 pacchetti al giorno. Malboro rosse, Ms e Nazionali con e senza filtro. Di ritorno dalla fabbrica, diretti in ufficio o in una caserma per l’anno da militare. “Fumatori che – come ha detto bene Pallotta – se la sera ti mancavano le sigarette era meglio che ti sparavi”.


Viterbo - Saul Pallotta

Viterbo – Saul Pallotta


C’è pure un ricordo. Risale anch’esso agli anni settanta. “Uno sciopero dei magazzinieri dei monopoli durato più di un mese”. Lo raccontano Saul e Adonella, coinvolgendo anche un paio di clienti. E lo raccontano con terrore, “perché qui fuori c’erano le file di persone che chiedevano un pacchetto di sigarette, e le sigarette non c’erano. Mai modi diventavano sempre più violenti. A un certo punto sono venuti anche i carabinieri per far entrare le persone una alla volta. E alcune di queste, che sapevano dove abitavo, mi sono venute sotto casa a chiedere un pacchetto di sigarette. Dammi un pacchetto di sigarette!… dammi un pacchetto di sigarette!!… e damme un pacchetto de sigarette!!!… Era diventato veramente pericoloso”.

La casa del fumatore di via Cairoli è un via vai che intercetta tutti i flussi che attraversano il Sacrario per poi dirigersi verso San Faustino e i quartieri a ridosso di Corso Italia e via Mazzini. Braccianti, lavoratori dei cantieri, avvocati, notai, pensionati, commercianti. I quartieri popolari del centro storico con i tratti e la confusione di una città fluviale che in qualche modo, in questa parte di Viterbo, Viterbo è stata. E Saul Pallotta, con il suo volto e sguardo, segnati, come quello di un marinaio di lungo corso, ne è stato parte. 


Viterbo - Il negozio di Saul Pallotta

Viterbo – Il negozio di Saul Pallotta


“Il quartiere – dice Pallotta – in questi anni è cambiato molto, tanto. Non ci sono più le famiglie viterbesi di una volta. Anzi, le famiglie viterbesi non ci sono più. Adesso le persone che abitano a San Faustino sono quasi tutte di origini straniere. Questa è la trasformazione più profonda avvenuta in questi anni”. Una mutazione antropologica che lascia tuttavia intatte le solite vecchie contraddizioni, tra sfruttamento e vite a ore.

“Non ci sono più gli impiegati – continua Pallotta – oppure i militari. Il grosso della clientela di una volta. I militari fumavano 10 cartoni di Malboro a settimana. Quando c’era il vecchio ospedale, qui fuori c’era la fila tra medici, infermieri e parenti dei pazienti. La stessa cosa valeva per i dipendenti delle altre amministrazioni. Una clientela scomparsa da quando sono stati portati via gli uffici pubblici dal centro storico”.


Viterbo - Saul Pallotta e Adonella Briscia

Viterbo – Saul Pallotta e Adonella Briscia


La Viterbo di una volta, fondata sul pubblico impiego, con banche, servizi e cursus honorum, e le caserme a nord, rivolte verso le regioni rosse e al confine di quella che era stata la linea del fronte durante la guerra mondiale con il regno del sud nel meridione e la guerra di liberazione contro tedeschi e fascisti nel nord occupato dai nazisti. Una Viterbo scomparsa, ma che di tanto in tanto riaffiora come il relitto di una nave travolta dalle tempeste degli ultimi 30 anni durante i quali il baricentro del potere politico ed economico del territorio si è spostato altrove, sicuramente fuori dal centro storico.


Viterbo - Adonella Briscia

Viterbo – Adonella Briscia


“Incidevamo anche coppe e targhe per feste e competizioni sportive”. Lo dice quasi sospirando Saul Pallotta, mentre sfoglia una rivista di articoli per fumatori del 1980 che gli ha dedicato un’intera pagina del numero di gennaio-febbraio presentandola come una delle attività più importanti e rappresentative in Italia. Già 40 anni fa. “Da noi – aggiunge – venivano tutte le sezioni Avis della provincia. Servivamo anche la Rai, la trasmissione Linea blu”.

Cosa resta delle tabaccherie di una volta? “Sono diventate più sale giochi che tabaccherie – risponde Pallotta – con una clientela che si ferma solo per giocare. E’ scomparsa la specializzazione, casi rari in tutta Italia. Con il cambio dei prodotti in vendita è cambiata anche la clientela. Prima c’era una clientela che aveva voglia di cercare cose di qualità oppure fare un bel regalo. Poi con l’arrivo di internet è cambiato tutto. Manca però il rapporto faccia a faccia, la scelta accompagnata dall’esperienza di un professionista. E capita spesso che persone che hanno fatto acquisti on line poi vengano da noi per chiedere un parere…”.

Daniele Camilli


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12 settembre, 2022

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