Viterbo – “Ho accelerato la gara per l’affidamento quote a privati perché temo che Talete fallisca”. Se la sindaca di Viterbo Chiara Frontini vuole percorrere altre strade per dare liquidità alla società idrica, Alessandro Romoli, presidente della provincia, è di tutt’altro avviso. Altre possibilità non ne vede.
Se entro dicembre ne dovessero arrivare, si farebbe ancora in tempo a cambiare.
Al termine del consiglio straordinario su Talete, nella sua replica Romoli ha provato a ricompattare i due “partiti”. Quello del capoluogo sostenuto da altri cinque comuni, che sulla cessione quote ha fatto ricorso al Tar e gli altri, che non vedono alternative e temono che così, per dirla con le parole dell’amministratore unico Salvatore Genova, si vada a sbattere.
Viterbo – Consiglio comunale Talete – Genova e Romoli
“Me ne assumo la responsabilità – ha spiegato Romoli – ho velocizzato la gara per l’affidamento quote a privati da quando sono stato eletto, perché ho paura che Talete fallisca. Non mi nascondo dietro a un dito e continuerò”.
La ragione è semplice: “Non ho sentito soluzioni alternative, non c’è chi mi ha detto, non fare la gara perché domani mattina, o tra un mese arrivano i soldi per Talete”. Che ha bisogno di liquidità, a maggior ragione da quando le bollette per l’energia sono schizzate alle stelle.
“Non si può dire – frena Romoli – intanto andiamo avanti, qualcuno la corrente la pagherà. Il dissesto finanziario è una cosa seria.
La società rischia il fallimento, occorre individuare una strada e risolvere il problema. L’atto 116, impugnato, lascia la strada aperta a soluzioni diverse dalla cessione del 40%. Se si prospettano possibilità concrete, se ne prende atto.
Lavoriamo tutti in un’unica direzione, mettiamo da parte i ricorsi”.
Un discorso interrotto a più riprese in una seduta straordinaria anche per il numero di persone che la presidente Letizia Chiatti ha fatto uscire dall’aula. Lombardi e Celletti del comitato Non ce la beviamo, per le interruzioni, ma non sono stati i soli. Il tema scotta, l’acqua è bollente, sperando che non sia l’anticamera di una doccia fredda.
Giuseppe Ferlicca
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