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Arrestati per droga si dicono incensurati, assolti fratelli accusati di falso

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Carabinieri

Carabinieri – foto di repertorio


Viterbo – Fermati dai carabinieri il 29 dicembre 2018 a Viterbo, due fratelli romani che avevano in macchina un carico di cocaina dissero, pensando di farla franca, che si stavano recando al centro commerciale di Ferento chiedendo la strada ai militari i quali, insospettiti, perquisirono il veicolo a bordo del quale c’era oltre un chilo di cocaina.  

Non contenti di essere finiti in manette per detenzione in concorso ai fini di spaccio di sostanza stupefacente, i due arrestati, interrogati dal gip l’ultimo dell’anno, dopo due giorni e due notti in cella d’isolamento a Mammagialla, avrebbero mentito sui propri precedenti. 

Sono così finiti nuovamente sotto processo, davanti al giudice Elisabetta Massini, con l’accusa di avere dichiarato il falso. 

Imputati un 69enne d’origine calabrese condannato in via definitiva a un anno di reclusione per la cocaina e il fratello 57enne, originari della provincia di Catanzaro ma residenti nella capitale, arrestati con l’accusa di essere due corrieri della droga, secondo l’accusa vicini a circuiti criminali di notevole spessore, pronti a immettere sul mercato cocaina sufficiente a confezionare cinquemila dosi, in tempo per la notte di Capodanno. 

Sono finiti nuovamente nei guai perché il giorno dell’interrogatorio, il 31 dicembre 2018 , uno si è detto incensurato e l’altro ha dichiarato un solo precedente. Interrogati davanti al giudice, ieri hanno dato la colpa alla confusione dovuta al ritrovarsi in carcere dopo tanto tempo, insistendo sulla propria buona fede.

Il sedicente “incensurato” ha omesso di riferire di un vecchissimo precedente del 1974 e di due reati depenalizzati risalenti al 1994 e al 1995. Niente però che sia finito sul casellario giudiziale, in quanto condannato con la non menzione, tanto che una decina di anni fa è stato assunto senza problemi come corriere da una grossa società. Il giudice, accogliendo la richiesta sia dell’accusa che della difesa, lo ha assolto “perché il fatto non costituisce reato”.

Assolto con la stessa formula anche il fratello per cui l’accusa aveva chiesto una condanna a 8 mesi di reclusione. Lui aveva riferito al gip solo dell’ultima carcerazione, un precedente specifico risalente al 1999, ritenendo che i successivi arresti, l’ultimo secondo lui nel 2004, fossero coperti dall’indulto del 2006. L’accusa ha chiesto la condanna, facendo notare come abbia “dimenticato” di segnalare un ulteriore precedente specifico nel 2008. Ma per l’appunto è stato assolto, in quanto secondo il giudce se avesse voluto passare da incensurato non avrebbe riferito nemmeno dell’arresto del 1999.

Silvana Cortignani


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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